L'AMORE IN SICILIA

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Roma, Milano, Londra, New York, Parigi sembrano essere i luoghi ideali per innamorarsi. Anzi, stando alla grande messe di romance che riempiono gli scaffali delle librerie, pare proprio che, se si cerca l’amore, sia impossibile o quasi trovarlo al di fuori delle grandi capitali del mondo.

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Basta scorrere rapidamente i titoli esposti nelle vetrine delle librerie per averne una conferma e, d’altra parte, anche le commedie d’amore che riempiono i palinsesti televisivi durante la vacatio estiva, non propongono quasi mai itinerari troppo diversi. Certo, sarebbe sciocco negare che una passeggiata mano nella mano sul Lungotevere, un bacio in galleria a Milano, uno scambio di sguardi a Trafalgar Square, un picnic a Central Park o una cena a lume di candela a Montmartre abbiano un indubbio fascino, ma davvero è conveniente continuare a sognare sulle pagine dei romanzi rosa e fantasticare di bei tenebrosi trasformati insorprendenti seduttori in virtù di precise coordinate geografiche? Saremo tutti costretti a innamorarci seguendo Google maps e basandoci sulle recensioni di Tripadvisor? E se la Sicilia invece diventasse lo scenario ideale per la più romantica delle proposte?

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Che l’Isola abbia una particolare magia e lo straordinario potere di cambiare le persone è la premessa dalla quale è partita Antonella Frontani. La giornalista, dalle brume torinesi, è infatti tornata alla narrativa a tre anni di distanza da Tutto l’amore smarrito (Garzanti, 2015), con L’equilibrio delle illusioni, recentemente uscito sempre da Garzanti. Dopo un breve antefatto piemontese, la scrittrice porta il lettore in uno dei luoghi simbolo della bellezza siciliana, Erice. Lì, lo immerge in una complessa vicenda di sentimenti e conti aperti con la vita e con il passato, in cui l’ambiente, più che palcoscenico, è vero protagonista della storia.

Agnese, affascinante e griffata manager tetragona nelle sue convinzioni, viene spedita in provincia di Trapani da un anziano capo troppo paterno. Apparentemente dovrà occuparsi di quella che considera un’inutile perdita di tempo: la ristrutturazione di un convento destinato a diventare una casa rifugio per madri sole e bambini in attesa di adozione, spesso scampati alle acque durante le molte tristi traversate del Mediterraneo. Che l’incarico possa non essere che un mezzo messoin atto dall’allegro vecchietto per scal re il carapace della donna, lo si sospetta quasi subito. Male cose non sono così semplici.

Infatti a complicare il tutto c’è l’ingegnere a cui sono affidati i lavori: Adriano è una sorta di hippy vagamente scombinato, seduttore infaticabile e sognatore senza scampo, cioè l’esatto opposto di Agnese. Sono talmente diversi che inevitabilmente tra i due scoccherà la scintilla. Ciò però non è chiaro nemmeno ai protagonisti: è la parte che la saggia suor Letizia – anziana e pacifica superiora del convento – avrà in tutto questo, costringendo entrambi a rimettersi in gioco, affrontare le rispettive fragilità, rompere i loro equilibri e chiudere i conti con il passato, finendo per altro con l’allontanare il romanzo dal modello propriamente “rosa”.

Tra Torino e Erice, l’irresistibile coppia di vecchietti, sta tessendo una trama alle spalle dei due giovani problematici. Non si fermerà davanti a nulla, né ai colpi di scena, né alla mano ferma. La Sicilia, si diceva, resta però la grande protagonista: potente come l’anziana badessa, riesce a far mutare il punto di vista, ammalia, convince, innamora e apre le menti dei personaggi a inedite visioni del mondo. Per Agnese che considera «l’isola del Gattopardo» un luogo in cui al massimosi può andare in vacanza, tutto nisce col rivelarsi seduttivo e selvatico come un dongiovannibrancatiano. Odori e sorrisi invadono l’essere e lo inebriano tra strade tortuose e panorami mozzafiato, vestigia elleniche e architetture barocche. Lì dove «il vento non smette mai di cantare», nelle terre dell’oro bianco, il sale, sembra impossibile essere infelici. Certamente, non potrà permettersi lei di restarlo troppo a lungo.

Tra tante bellezze, dunque, risulta impresa dif cile anche opporsi al richiamo del cuore. Sono il cielo stesso, il mare, le delizie culinarie che la Frontani non manca di magni care a venire inaiuto a Cupido. Come si può non essere ben disposti verso l’amore dopo aver fatto colazione conuna granita e dopo aver mangiato la parmigiana o addentato la buccia croccante di un cannolo?Sarebbe quindi il momento di far scoprire la Sicilia alle molte scrittrici al femminile, italiane enon. Sostituire le grandi capitali del mondo con i piccoli magni ci paesini isolani, gli happy hour cittadini con le abbuffate nelle trattorie sul mare, gli shopping newyorkesi con gli acquisti sullebancarelle dei mercatini o nelle botteghe artigiane.

Certo, la Sicilia non è soltanto questo e Catania o Palermo, per esempio, offrirebbero altrettanti spunti “urbani”, ma che enorme spot pubblicitario sarebbe per questa terra una pletora di innamoramenti tra i templi di Agrigento, nelle campagne del ragusano, con la vista delle saline di Mozia, sullo sfondo dell’Etna in eruzione o solleticato dalle volute barocche modicane.

Forse non è troppo tardi per pensarci e, un giorno, Memo Remigi potrebbe cantare “sapessi com’è strano, sentirsi innamorati a Resuttano”.



Emanuela E. Abadessa

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