A LEZIONE DA BARICCO!

                       Alessandro Baricco

                      Alessandro Baricco

"Erano anni che sognavo di essere qui”. Davanti alla più celebre delle Latomie siciliane, l’antro misterioso dell’Orecchio di Dionisio nell’area del Parco archeologico di Siracusa, lo scrittore Alessandro Baricco esordisce con queste parole prima di offrire al pubblico dei suoi fan - accorsi in gran numero con libro e penna alla mano per il rituale autografo - la lettura/interpretazione di uno straordinario e illuminante testo di Tucidide nella traduzione di Luciano Canfora, “La Giustizia e la Forza: il dialogo degli Ateniesi e dei Melii”, ultimo degli appuntamenti a margine delle rappresentazioni classiche della stagione 2018 dell’INDA dedicata al tema del Potere. In un caldo pomeriggio di metà luglio, a poche ore dal debutto del suo Palamede che con Valeria Solarino nel ruolo eponimo chiuderà le rappresentazioni della 54a edizione del Festival del Teatro antico - una delle stagioni più ricche ed esaltanti degli ultimi dieci anni -, Baricco, eterno ragazzo della letteratura italiana, modi pacati e solito understatement, in poco meno di un’ora fa rivivere la scena immaginata dalla fervida quanto lucida fantasia dello storico Tucidide di un dialogo avvenuto tra i fieri guerrieri ateniesi e i notabili dell’isola di Melo che, nell’immane conflitto tra Sparta e Atene durante la guerra del Peloponneso (‘mondiale’ per coinvolgimento di forze e di popoli), rivendicavano il loro diritto alla neutralità. Un reading che lo scrittore torinese, abilissimo divulgatore e carismatico comunicatore, ha già replicato in lungo e in largo per la Penisola, ma che a Siracusa, nelle latomie, assume uno speciale valore evocativo e simbolico perché proprio lì nel V secolo avanti Cristo si concluse miseramente per gli ateniesi la più feroce delle guerre della grecità. “Con questo dialogo”, dice Baricco, “Tucidide abbandona la scrittura da storico e compone quasi un testo teatrale. C’è uno scambio di battute folgoranti, un esercizio di retorica tra le due parti protagoniste che fa pensare a dialoghi celebri di certi film hollywoodiani”.

Tra alti papiri, vegetazione lussureggiante, rocce candide e maestose su cui le rondini in volo disegnano eleganti volute mentre la brezza profumata di fiori mitiga l’umidità estiva, la latomia ribattezzata da Caravaggio “Orecchio di Dionisio” è uno scenario di impareggiabile bellezza in cui riecheggiano parole antiche, quelle di Tucidide, reinterpretate dalla sensibilità moderna dell’intellettuale Baricco, allievo del filosofo Gianni Vattimo, da sempre impegnato a cercare nella tradizione ora il nesso, ora lo scarto semantico con la contemporaneità. A stargli accanto per fare gli onori di casa, con aria compiaciuta e sorniona, è il regista Roberto Andò, direttore artistico del Festival dell’INDA che a fine mandato si congeda dal ruolo non senza esprimere legittima soddisfazione per i grandi numeri registrati negli anni della sua illuminata direzione.

Il tema affrontato nel dialogo scritto da Tucidide, con immagini di efficace icasticità, è il rapporto tra Giustizia e Forza. “Atene esportava con violenza la democrazia”, spiega Baricco, “Nella fitta tela delle sue alleanze con piccole città e isole, Atene non poteva sopportare che l’isola di Melo, in una posizione molto strategica, le si sottraesse opponendo una sospetta neutralità. Dopo aver schierato in gran forze le navi davanti all’isola, gli ateniesi accettano di parlare al popolo dei Melii, ma gli oligarchi, conoscendone l’abilità retorica, evitano il confronto con la massa e si dispongono al dialogo”. 

                               Valeria Solarino e Alessandro Baricco narrano  Palamede    

                              Valeria Solarino e Alessandro Baricco narrano Palamede

 

Due mondi si contrastano: da un lato gli Ateniesi, consapevoli e fieri della loro superiorità, parlano di una giustizia praticabile solo a parità di forze e suggeriscono al nemico la resa, perché più conveniente di una sicura disfatta. I Melii, dal canto loro, con dignità e orgoglio, resistono e ribadiscono la scelta di neutralità. Le conseguenze saranno fatali per i guerrieri e i giovani dell’isola di Melo, ma di lì a poco anche gli ateniesi per mano degli spartani subiranno una cocente sconfitta. “È utile garantire i diritti dello sconfitto” dicono i Melii, ma gli Ateniesi ribattono con affilata perizia “La vostra ostilità non ci danneggia quanto la vostra amicizia” e, subito dopo, ironici di fronte all’ennesima resistenza degli oligarchi di Melo: “Mentre ci rallegriamo per l’ingenuità, non vi invidiamo la follia”. Che tradotto da Baricco diventa: “Inutile insistere su queste posizioni di pericoloso eroismo, noi siamo più forti e abbiamo diritto a dominarvi”.

Nella stagione che l’INDA ha dedicato al tema del Potere, non sfuggono le attuali implicazioni politiche dello scontro tra Ateniesi e Melii. Baricco seduce e semplifica, scivola agilissimo tra le parole di Tucidide e le offre chiarificate al pubblico gettando qua e là spunti per rileggere il presente. Sembrano chiare le allusioni a un mondo Occidentale che dalla civiltà greca ha ereditato il concetto di una presunta superiorità e la volontà di esportare la democrazia anche con la forza. Così come inquietante è il percorso, descritto lucidamente, dalla democrazia diretta della Pòlis fino all’attuale deriva di un ‘individualismo di massa’ che indebolisce il senso autentico della partecipazione civile e dispone al totalitarismo. L’autore di bestseller come “Castelli di rabbia”, “Oceano mare”, “Seta”, “City”, “Novecento” (quest’ultimo divenuto celeberrimo per la trasposizione cinematografica di Giuseppe Tornatore con il titolo La leggenda del pianista sull’oceano), romanzi che hanno segnato una svolta nella letteratura più moderna e vicina ai giovani dei Novanta, e il brillante saggista che si appresta a pubblicare per Einaudi il sequel de “I barbari” - una sorta di viaggio esplorativo nella realtà ipertecnologica della Silicon Valley -, a Siracusa, dove più imponenti sono le vestigia del glorioso passato della Sicilia, non ha ricette magiche da offrire per le inquietudini del nostro tempo. Solleva dubbi, lancia provocazioni, evoca la memoria, si affida al potere affabulatorio del racconto, fa risuonare negli ascoltatori la bellezza di una pagina tra le più ‘eccentriche’ dello storico Tucidide. Allo spettatore che gli chiede se mai potremo liberarci dell’eredità dei Greci, alludendo alla possibilità di andare oltre quello che sembra già stato espresso una volta per tutte da quella straordinaria civiltà, Baricco risponde, parafrasando il platonico parricidio di Parmenide, che andrebbe praticata l’uccisione simbolica dei padri, per spingerci senza zavorre e sensi di colpa verso un futuro di trasformazione e di mutazione. 

Protagonista discusso e indiscusso della scena da un quarto di secolo, Baricco è un intellettuale e un artista poliedrico: lontano anni luce dallo scrittore austero chiuso nel segreto della sua stanzetta, dosa con misura studiatissima visibilità e ritrosia, esposizione mediatica e riservatezza scontrosa. Fondatore a Torino della Scuola Holden, palestra di scrittura intitolata alla più anarchica delle creature letterarie del Novecento, raffinato critico d’arte, esperto divulgatore televisivo di musica colta (lo ricordiamo su Rai3 nella trasmissione d’esordio “L’amore è un dardo”), infaticabile uomo di teatro alla ‘scuola’ di Luca Ronconi, ultimo tra i grandi Maestri della scena contemporanea (nel 1996 siglò l’allestimento del suo testo “Davila Roa”), Alessandro Baricco incarna l’intellettuale moderno nella fase di passaggio ad un ‘nuovo’ forse non ancora post, desideroso di andare oltre le categorie e le forme rigidamente prefissate. In tale direzione va la sua riscrittura dei classici, e dell’Iliade di Omero in particolare per Feltrinelli, fino alla recente riuscitissima messa in scena di “Palamede. L’eroe cancellato” per conto del Festival dell’INDA, in cui lui stesso figura nei panni di un novello aedo a fianco della vibrante Valeria Solarino nel ruolo dell’eroe greco. Nella visione di Baricco, Palamede è l’eroe che incarna un ideale laico di lucida demistificazione della realtà e che si oppone alla prevalente mentalità oscurantista, venendo ingiustamente condannato a morte e poi ancora una seconda volta ucciso dall’oblio e dalla dimenticanza. Il suo nome infatti non appare nei poemi omerici. 

Baricco si congeda da Siracusa con l’ossessione più ricorrente nella sua produzione: solo la scrittura, la narrazione e la memoria rendono vivo il passato, ne illuminano i lati ambigui, rivelando insospettabili risorse e direzioni di senso che il presente deve saper cogliere e interpretare in forme nuove.

Giovanna Caggegi

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