Coro lirico Siciliano: da Catania alla conquista del mondo

Ha ricevuto applausi e standing ovation in tutta Italia; ha incantato con le sue voci anche gli spettatori orientali; ha ricevuto un importante riconoscimento assegnatole a settembre dall’ International Opera Awards “Opera Star” (Gli Oscar della Lirica). Un vanto per la Sicilia e la sua tradizione musicale. Stiamo parlando del Coro Lirico Siciliano, la cui avventura è iniziata nel 2010, grazie alla collaborazione con il soprano Giovanna Collica, vocal coach del coro. Abbiamo intervistato il Maestro Francesco Costa, maestro di coro, che ha parlato del proprio percorso, delle propie speranze, progetti e sacrifici. Ma soprattutto dalle sue parole scaturisce passione e amore infinito per la musica e per il proprio lavoro. Perché la musica “è ciò che dà colore, vivacità, che accompagna e sottolinea i sentimenti umani, la gioia, la tristezza, il torpore, la stasi e l'ira”.

Gentile Maestro Costa, come è iniziata la sua passione per la musica e in particolare per l’opera? A chi deve dire grazie?

La passione per la musica è nata con me, praticamente; sin da piccolo ho sempre suonato e cantato per casa, per strada, dappertutto. Poi, come la maggior parte dei musicisti, mi avvicinai alla Chiesa, che è sempre uno dei primi luoghi dove si può esprimere il proprio talento. Lì iniziai come piccolo cantore nelle voci bianche, dove spesso facevo anche il solista da mezzosopranista. Cominciai, davvero ragazzino, a suonare anche l'organo e mi ritrovai a essere, giovanissimo, direttore di una schola cantorum femminile a Mineo, in provincia di Catania, il mio paese d'origine. Da lì, dopo una serie di concerti di musica sacra, polifonica e di altri vari generi, ebbi l'occasione di far parte di un coro, il Coro Regionale, che andava a fare un'opera lirica al Teatro Antico di Taormina, la Medea di Cherubini. In quella produzione conobbi alcuni colleghi e cantanti, tra cui un gruppo che studiava col soprano e ortofonista Giovanna Collica, una grande artista lirica di origini siciliane che ha lavorato molto in giro per il mondo, e anche, spesso, al nostro Teatro Bellini di Catania, la quale ha fondato una accademia, la “Vox Humana”, che sforna talenti e artisti affermati nel campo della lirica, del jazz, pop e di tutti i generi musicali. In particolare conobbi Alberto Munafò Siragusa, attuale Presidente del Coro Lirico Siciliano, che fece da tramite con la signora Collica nell'esperimento di far nascere, in Sicilia, per la prima volta, un coro lirico privato e professionale, che potesse far fronte alle esigenze di teatri, associazioni, produzioni, fondazioni e festival che non avevano masse artistiche stabili, cioè stipendiate regolarmente e fisse. Così, nel 2008, il primo esperimento a Mineo, con un concerto che fu un successo e, da lì la consapevolezza che potevamo fare davvero qualcosa di straordinario e importante per la nostra terra e per molti artisti lirici che non avevano modo di esprimere il loro talento e mettere a frutto anni e anni di duro lavoro, studio e sacrificio. Molti non sanno che proprio dalla Sicilia vengono fuori alcuni dei più importanti cantanti lirici del mondo, che hanno fatto la storia dell'opera: basti pensare ad artisti del calibro di Giuseppe Di Stefano (compagno artistico per anni di Maria Callas), Lucia Aliberti, Salvatore Licitra, Roberto Alagna, solo per citarne alcuni. Difatti non è stato affatto difficile reclutare oltre 100 artisti del coro, con età davvero variabile, tra i 16 e gli 80 anni. Certamente, prima di tutto devo dire grazie a Dio che mi ha donato il talento e la voglia per affrontare gli enormi sacrifici che si devono necessariamente fare per intraprendere questa strada, inseguire questo sogno, poi alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto, nonostante una laurea in Giurisprudenza con 110 e lode che certamente avrebbe desiderato essere sfruttata maggiormente... e poi a tutti coloro che ho incontrato sul mio cammino e che mi hanno aiutato a inseguire e acchiappare questo sogno meraviglioso, certamente i miei artisti del coro, che sono i migliori del mondo, e, dulcis in fundo, non posso non ringraziare Giovanna Collica e Alberto Munafò Siragusa, senza i quali tutto questo non sarebbe mai potuto avvenire.

Cosa è per lei la musica?

Per me la musica è tutto. La musica è la colonna sonora della vita: è ciò che dà colore, vivacità, che accompagna e sottolinea i sentimenti umani, la gioia, la tristezza, il torpore, la stasi e l'ira. Pensate a un film senza la musica... pensate a un ristorante senza la musica... a uno spettacolo teatrale... la musica è dappertutto e ci accompagna in ogni fase della vita. La musica viene direttamente da Dio, quale che sia la sua natura o ispirazione. Quando penso ad alcuni capolavori, come, ad esempio, la Messa di Requiem di Verdi, non posso non pensare che Dio abbia utilizzato Giuseppe Verdi e, per sua mano, per suo tramite, scritto quelle note sublimi, potenti, struggenti. La musica, in una frase, è ciò di cui non possiamo fare a meno; è una cosa talmente insita in ciascuno di noi che la maggior parte non si rende nemmeno conto, ma basta per un attimo silenziare il televisore (tanto per fare un esempio popolare) per rendersi conto di come senza musica tutto perde di magia e di senso.

Avete ottenuto un grande successo a livello nazionale e anche internazionale, dopo un grande successo in Cina. Come siete stati accolti?

Grazie al cielo, dopo anni di duro lavoro e sacrifici davvero enormi, il successo è arrivato. Siamo stati contattati e invitati già diverse volte in estremo oriente e, in particolare, presso il blasonato Macao International Music Festival (diretto dal famosissimo Direttore d'Orchestra Lu Jia), a Macao, e, proprio lo scorso anno, presso due tra i più importanti teatri della Cina, il TianJin Opera House e l'Harbin Opera House con produzioni di altissimo livello provenienti da teatri come il Chicago Opera (diretto da Placido Domingo), il Teatro Regio di Torino, il Carlo Felice di Genova e lo stesso Bellini di Catania, di cui siamo stati noi stessi i promotori, perché ci sembrava una bella cosa portare all'estero le nostre eccellenze, tra cui, senza ombra di dubbio, figura il Massimo teatro della nostra città. In oriente gli italiani sono accolti come se fossero tutti Luciano Pavarotti: è sempre un piacere e un onore poter rappresentare il nostro Paese e l'opera lirica nel mondo, il nostro “Cigno” Vincenzo Bellini, di cui siamo più volte stati ambasciatori, tanto da aver ricevuto anche diversi premi per questo. Siamo accolti come star, ricevuti in hotel di lusso a cinque stelle e trattati come gli artisti meritano di essere trattati, soprattutto quando con abnegazione e spirito di sacrificio donano al pubblico tutti se stessi in una sorta di amore e corrispondenza di sensi.

Avete percepito in Cina una cultura musicale diversa rispetto all’Italia, in cui il genere lirico è ancora abbastanza di nicchia?

In Cina la cultura musicale e del teatro d'opera è ancora un po' agli inizi, ma in fortissima espansione. Alla espanzione sociale ed economica del Paese si sta accompagnando una straordinaria espansione anche culturale, con la nascita di diversi teatri ogni anno. Si figuri che ogni volta che ci torniamo, hanno terminato almeno due nuovi teatri dove poter fare produzione e dove cercano assolutamente le produzioni e gli artisti italiani, convinti del fatto che la tradizione italiana possa essere certamente studiata e imitata ma mai raggiunta, perché è nel nostro DNA. La contraddico, sulla questione relativa al fatto che il genere lirico sia “di nicchia” in Italia. In realtà ci sono dati che nessuno o pochi conoscono: l'opera è, ancora oggi, la forma di spettacolo più rappresentata nell'intero globo. Ogni anno vengono rappresentate un numero spaventoso di opere in tutto il mondo e non c'è città che non abbia almeno un teatro (spesso più di uno) che rappresenta, ogni anno, decine e decine di recite delle opere liriche più famose o rare. In Italia, in questo momento, sicuramente si assiste a un imbarbarimento della cultura in generale, che porta la maggioranza del popolo a seguire falsi miti che vengono alimentati dalla televisione e da interessi privati e dunque certamente vi sono alcuni generi o artisti che vengono maggiormente amati da un pubblico che, in realtà, se solo avesse la possibilità di essere educato all'ascolto di grandi capolavori di musica sinfonica o operistica, certamente finirebbe per amare quella. Il problema, vede, non è nel pubblico generalista, non è che la gente scelga di seguire uno piuttosto che un altro. La verità è che la gente non ha la possibilità di scegliere perché viene indottrinata verso un genere e verso alcuni nomi attraverso una pubblicità talmente martellante che, alla fine, cede. Il nostro cervello è molto bravo nel memorizzare ciò che viene continuamente riproposto e questo certamente non è sfuggito e non sfugge alle major e agli agenti senza scrupoli che cercano il facile profitto a discapito della qualità e della Musica con la M maiuscola. Sia bene inteso, non ce l'ho con la musica leggera, nè sono un integralista, infatti ascolto con piacere artisti come De André oppure Tenco. Stimo interpreti come Patty Pravo o Mina, per citare solo pochissimi nomi italiani. Non apprezzo particolarmente ciò che viene propinato con forza finché il cittadino è costretto letteralmente a farselo piacere. Scusi la digressione, ma la fiamma dell'arte è accesa e abbastanza infuocata e quindi, involontariamente, mi scaldo senza volerlo...

Cosa sarebbe necessario, a suo parere, per aumentare gli amanti di questo genere? La televisione e i media possono aiutare?

La risposta è insita in ciò che le ho appena detto. Certamente i media possono aiutare e indubbiamente i nostri politici, se solo loro, per primi, fossero istruiti secondo taluni canoni, potrebbero educare il grande pubblico al bello, a ciò che è veramente bello, secondo il gusto classico. Purtroppo per questioni economiche, di facile profitto, o di velocità e facilità nel vendere un prodotto, si preferisce investire poco in termini di tempo e denaro e propinare la prima cosa che passa, sostanzialmente. Secondo lei, a un angolo della strada è più semplice vendere, ad esempio, dell'aragosta o dell'Amarone, oppure vendere patatine fritte e Coca Cola? Ecco, questo, a mio parere, è un perfetto paragone.

Cosa ha significato per lei il riconoscimento speciale assegnatole a settembre dall’ International Opera Awards “Opera Star” (gli Oscar della Lirica)? A chi l’ha dedicato?

L'Oscar della Lirica ha certamente significato un momento straordinario della mia vita, una soddisfazione immensa e un riconoscimento da dividere con chi mi ha sostenuto e appoggiato, coi miei collaboratori e con i miei Artisti del Coro. Mi è stato consegnato da uno dei più grandi tenori della storia, Nicola Martinucci, il famosissimo Calaf dell'Arena di Verona e questo ha aggiunto non poca soddisfazione al premio stesso. Ha rappresentato, e rappresenta, uno stimolo ancor più forte a fare di più, a migliorarmi e migliorarci, a donarci con sempre maggiore slancio al pubblico e all'arte che ci hanno sempre ripagato di tutti i nostri sforzi e del nostro lavoro. Vede, io dico sempre una cosa ai miei colleghi: noi siamo estremamente fortunati, perché abbiamo la possibilità di fare un mestiere che è il più bello del mondo, essere pagati e per giunta ricevere forti applausi al termine del nostro lavoro. Questo non accade per nessun altro mestiere al mondo e, anche per questo, dobbiamo essere felici e fieri di farlo.

Ci parla dei prossimi progetti del Coro lirico Siciliano?

Il Coro Lirico Siciliano è un vulcano in piena eruzione. Mentre siamo in produzione per diversi eventi lirici e sinfonici, tra cui la Cavalleria Rusticana e il “Verdi Requiem”, abbiamo già programmato ben due tournée estere con diverse produzioni operistiche importanti e la stagione estiva che ci vede ormai coinvolti da quasi dieci anni nei nostri tesori di pietra: il Teatro Antico di Taormina e il Teatro Greco di Siracusa, oltre che in altri importanti teatri e sedi sia in Sicilia che fuori regione, sempre per questa estate, che sarà davvero calda ed esplosiva per tutti noi. E poi... beh, lasciamo un po' di immaginazione e di sospensione... vedremo cosa ci aspetterà nel prossimo futuro...

Cosa si augura per il futuro?

Per il futuro mi auguro di poter sempre procerere con alla base gli ideali e le fondamenta che mi hanno insegnato i miei genitori, la mia famiglia e i miei maestri, oltre che i più stretti collaboratori, con onestà, il piacere di fare cose belle da consegnare al pubblico, e perché no, speriamo di poter fare anche qualcosa che potremo consegnare alla storia, magari, e ai nostri figli e nipoti. Mi auguro che vi sia un nuovo rinascimento dopo questo periodo un po' buio della nostra storia, soprattutto dal punto di vista sociale e culturale. Mi dà forza vedere che, solo nel nostro piccolo universo, il Coro Lirico Siciliano, ci dona decine e decine di giovani che lasciano il pallone, la Playstation o Facebook per venire a sudare in sala coro fino a luglio, e poi sul palcoscenico anche ad agosto inoltrato. Questo, tutto questo, mi dà la forza e la consapevolezza che un mondo migliore è possibile e dobbiamo tutti lavorare perché si possa realizzare. Mi auguro per il futuro una cosa che può risultare scontata o banale, ma è ciò che davvero ho nel cuore: mi auguro davvero che ci siano sempre più artisti e sempre meno eserciti, anzi, che ci siano eserciti di artisti, che inondino tutto il mondo di arte, in tutte le sue forme. Vorrei che musicisti, cantanti, scrittori, poeti, scultori, attori, pittori invadessero tutte le strade, perché l'arte e la cultura sono alcuni tra gli strumenti più potenti che si possano immaginare.

Ultima domanda alla Gigi Marzullo… Si faccia una domanda e si dia una risposta!

Guardi, sa cosa mi voglio chiedere? Mi chiedo se valga la pena affrontare sacrifici, rinunce, stare ore e ore a studiare sugli spartiti, lasciar perdere il mare, gli amici, trascurare in parte gli affetti e i divertimenti per questa fiamma che arde dentro di noi. La risposta è dentro ciascuno di noi, come sempre. Spesso siamo noi che non riusciamo a vedere l'ovvio e ci arrovelliamo su domande e su artifici che in realtà non servono a nulla.

Una volta, in un film, sentii che un allievo chiedeva al suo maestro da cosa potesse capire se era uno scrittore o meno, come potesse esserne sicuro. Il maestro rispose: “È facile capire se sei uno scrittore: se al mattino, appena sveglio, ti viene voglia di scrivere e la sera, prima di andare a letto anche, allora sei uno scrittore”. Io credo fermamente che la medesima cosa valga anche per la musica: se al mattino, appena alzati, e la sera, prima di andare a letto, viene voglia di cantare, suonare, si pensa alla musica, evidentemente è questa la propria strada, e, indubbiamente, sono certo che questa sia la mia.

Alessandra Leone

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