Giordana Faggiano: io e la mia Antigone

Per lei recitare è qualcosa di salvifico, di necessario, quasi vitale; in tal modo può mettere al servizio del personaggio interpretato ciò che è suo e che la caratterizza. Così è (se vi pare) per Giordana Faggiano, giovanissima attrice di soli 21 anni, che sta ricoprendo con grande successo al teatro greco di Siracusa il ruolo di Antigone ne “Le Fenicie”. Un personaggio di certo non semplice, ma questa è anche una sfida, una botta di adrenalina, un’esperienza forte che si porterà sempre dentro di sè, svolgendosi tra l’altro in un teatro risalente al V secolo a.C. ricchissimo di storia e arte.

L’amore per il proprio mestiere l’ha scoperto quando era molto piccola ed è stata sostenuta dalla famiglia fin da subito, come ha tenuto a sottolineare. Nell’intervista rilasciata a Notabilis, Giordana è un fiume in piena e parla di molteplici argomenti: delle sue esperienze lavorative passate e future, del bisogno quasi fisico di interpretare ruoli che la affascinano, della difficoltà di essere attore, ma anche della Giodana donna, con i suoi sogni, la sua grinta, le sue paure e insicurezze. Si capisce subito che è una ragazza che mette l’anima in ciò che fa, lottando in ogni maniera per ciò in cui crede; è istintiva e passionale, un po’ ribelle come i suoi riccioli, ma anche fragile e sensibile. D’altronde scagli la prima pietra chi di voi non è caratterialmente un minimo contraddittorio, miei cari lettori (e non barate!).

Cara Giordana, tu sei giovanissima, ma hai già un curriculum importante: ti sei diplomata al Teatro Stabile di Genova e hai avuto diverse esperienze significative nel teatro, in film e in televisione. Quest’anno al Teatro greco di Siracusa sarai Antigone nelle “Fenicie” di Euripide, con la regia di Valerio Binasco. Cosa significa per te avere questo ruolo in uno scenario così particolare e unico?  

Quando mi è stato proposto questo ruolo da Valerio Binasco ho avuto una forte crisi: avrei dovuto lasciare due lavori grossi a Roma, di cui uno con tournéenel 2018 , e per due giorni prima di dare la conferma ho riflettuto parecchio se accettare o meno la proposta fattami da Valerio. Devo essere sincera… non conoscevo benissimo la realtà del Festival di Siracusa se non di fama e quindi prima di dire sì o no mi sono un po’ documentata, chiedendo pareri a persone di cui mi fido. Poi mi sono accorta che avevo già inconsciamente deciso di farlo. Non capita spesso di interpretare Antigone all'interno al teatro greco, e soprattutto non a 21 anni! Quando ho deciso di accettare sono subentrate tutte le paure e le incertezze che una ragazza della mia età può avere, ma ero curiosa di quella grande avventura che avrei fatto e che non vedevo l'ora di iniziare. Sono sempre più convinta della mia scelta: sono da tre mesi a Siracusa, lontana da tutta quella frenesia che si respira nella città in cui vivo, Roma; tre mesi in cui la propria energia viene incanalata per fare realmente il mestiere dell'attore, senza distrazioni o quasi. Tre mesi, per quanto mi riguarda, di isolamento dalla realtà quotidiana. Per non parlare poi dell'emozione del primo giorno di prova in teatro, quando ancora la scenografia non c'è e quando l'unica cosa da fare è abbandonarsi alla "completezza di uno spazio così vuoto"… È davvero una sensazione unica e indescrivibile quella che sto provando. Credo che chi non l'abbia vissuta, a stento possa comprendere quello che davvero può regalare un'esperienza del genere. Per questo mi ritengo davvero tanto fortunata.

 

Cosa significa per te essere attrice? Cosa ti piace di questo lavoro? Quale l’aspetto che ti è sempre piaciuto?

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Bella domanda! Partirei da quello che disse James Dean: "Capire il completo significato della vita è compito dell’attore; interpretarla il suo problema; esprimerla la sua missione. Essere un attore è la cosa più solitaria del mondo. Sei completamente da solo con la tua concentrazione e con la tua immaginazione, e quello è tutto ciò che hai". Per me recitare è questo: portare concentrazione e immaginazione al servizio di qualcosa lontana da noi stessi, ma al tempo stesso farlo partendo da noi stessi. È difficile per me esprimere questo concetto per iscritto, ma ci sto provando. Ognuno di noi, credo , ha le proprie paure, insicurezze, pregi e difetti… L’unica arte in cui si può attingere concretamente da tutte queste "sfaccettature di anima" senza essere giudicati è proprio la recitazione. È davvero una cosa salvifica per me; recitando posso portare tutto quello che mi appartiene (che sia un qualcosa di negativo o positivo) e metterlo al servizio del personaggio. Recitare per me è un bisogno, quando non lo faccio sto male, mi manca l'aria. 

A parte il lavoro sul personaggio e dell'attore, quello che amo di più è l'aria che si respira, il clima che si crea quando si recita con attori che non sono nè istrioni nè gigioni, ma esseri umani, i quali portano in scena la propria umanità, così come mi sta capitando in questo spettacolo. Quando si inizia un bel progetto è sempre bellissimo, quando il primo giorno si fa la lettura a tavolino, poi si inizia a togliere il copione e andare "in piedi", pianopiano, quasi senza accorgersene, lo spettacolo prende forma... è un attimo e ti ritrovi a dire "sembra ieri che facevamo la lettura atavolino e oggi siamo qui, che domani debuttiamo!”. Quando poi si arriva alla fine di tutto, ad esempio per l'ultima replica, c'è sempre una malinconia che mi porto poi dietro per una settimana e anche più, in cui soffro come se mi avesse abbandonato una persona cara... meglio non pensarci però… manca ancora tempo!

 

Ci parli della tua Antigone? Cosa ti affascina di questo personaggio? Quanto ti ci rispecchi?

Questa Antigone in particolare non è un’Antigone come tutte le altre: dall'inizio alla fine della tragedia ha un cambiamento netto; inizialmente è una ragazzina innocente, entusiasta del mondo, la quale sente la paura del destino che toccherà lei e alle persone a lei care, ma che non si è ancora concretizzata in una consapevolezza reale. Questo avverrà solo alla fine, nello scontro con suo zio Creonte per la sepoltura del fratello Polinice e per difendere suo padre Edipo, scacciato dal Paese. Proprio qui nasce la vera eroina: qui la ragazzina, ormai rimasta sola, decide di non abbandonarsi più ai lamenti e si ribella, anche se invano, al destino impostogli dagli dei, dalla città, da Creonte e da Eteocle. Non sfuggirà al destino, ma lo combatterà fino alla fine; non sarà più l’innocente come era all'inizio della tragedia, ma una donna con una grande consapevolezza di ciò che le sta accadendo intorno. Mi ci rispecchio molto in questa Antigone, perché alterno momenti in cui sono sperduta e innocente e in cui vedo il mondo come una bambina, in cui ho voglia di dormire con la mia mamma, a momenti di maggiore indipendenza, in quanto da quando ho dieci anni viaggio e vivo da sola per via del teatro, attingendo quindi molto da quella che è la mia esperienza di vita. Questo non vuol dire che sia un personaggio facile per me, anzi… Paradossalmente è un po’ il contrario: è facile tirare fuori alcune caratteristiche di Antigone proprio perché mi sono vicine , ma il problema è poi saperle gestire affinché non prendano il sopravvento sulla mia sanità "psichica" (diciamo così) al di fuori dello spettacolo. In fondo, però, è proprio questo il bello.

 

Sensazioni, insegnamenti ed esempi che ti sta dando tale esperienza e che terrai sempre nel cuore…

La pazienza, il saper aspettare (cosa che non sono ancora riuscita ad ottenere, ma ci sto lavorando), l'ascolto, l'essere sempre pronta a venire incontro cambiando le cose in modo differente rispetto a come me le ero immaginate, l'essere uniti e mai soli (inteso come "solisti"). Tutto questo non potrebbe essere possibile se al mio fianco non avessi delle persone che, oltre che ad essere attori straordinari, sono dei veri e propri compagni. Ancora è presto per poter realmente dire cosa mi porterò nel cuore di questa esperienza. Potró dirlo con esattezza il 25 giugno.

 

In occasione della conferenza stampa all’Inda, hai raccontato che è stato quasi un caso e un insieme di strane coincidenze a farti ricoprire il ruolo della figlia di Edipo, sorella di Eteocle e Polinice. Come mai? Ti va di parlarcene?

Sono tante le affinità tra la mia storia e quella di Antigone e tante le coincidenze… Anche io ho due fratellie il mio rapporto con loro è sempre stato molto particolare: ci siamo sempre stuzzicati molto e il più delle volte, anche se piccolini, arrivavamo ben presto a strapparci capelli e a darci graffi e morsi! Tutto nella norma, almeno per noi,che, anche se finivamo sempre alle mani, ci volevamo molto bene ed eravamo indivisibili. Crescendo sono subentrate tante dinamiche familiari di cui non parlerò, ma che hanno sicuramente cambiato qualcosa… Anche io ho il mio Polinice e il mio Eteocle, se così si può dire. Ho un fratello piu piccolo di me di tre anni che non vedo mai perché non vive più a casa, da quando si è trasferito per giocare a calcio nel Bari. Non voglio trovare le stesse caratteristiche, però è un po’ il mio Polinice: lontano da casa da tanto tempo, non torna quasi mai, ma quando torna per me è sempre una festa, anche se lui non lo sa perché mi vergogno a dirglielo (ps. spero proprio, cara Giordana, che tuo fratello legga questa intervista, così lo saprà!); ho anche il mio Eteocle, l'altro mio fratello, più piccolo di me di un anno e con il quale c'è sempre stato un rapporto più di "odio" che d'amore, di continuo scontro; parecchie volte siamo arrivati quasi a non salutarci o non parlarci, ma da quando sono partita a Roma mi sto riavvicinando. Sarebbe stupido dire che amo un fratello sì  e l'altro no, perché non sarebbe vero: amo tutti e due allo stesso modo, però è inevitabile che molte dinamiche instaurate tra di noi (per via delle diverse fasi adolescenziali attraversate) mi ricordino a tratti quelle che Antigone ha con Eteocle e Polinice. Ma grazie a Dio la mia storia non andrà a finire come quella di Antigone , spero!

 

Com’è stato lavorare accanto a un’attrice come Isa Danieli e collaborare nuovamente con Valerio Binasco, dopo l’esperienza nel 2016 ne “La cucina”?

Isa è fantastica. Quando si lavora con dei giganti del teatro italiano non si sa mai cosa aspettarsi, nel senso che sono giustamente dei veri e propri divi e possono pretendere molta attenzione da parte del regista; ciò che mi ha colpito di Isa sono la sua umiltà e la suaapertura rispetto alle proposte che le venivano suggerite da Valerio. Valerio è un regista che mette tutti gli attori a pari livello, trattandoli allo stesso modo a prescindere dal nome, ed è stato interessante ed educativo per me vedere come un'attrice del calibro di Isa Danieli abbia accettato con grande apertura ciò. 

Com'è stato rilavorare con Valerio? Cinque anni fa vidi un suo spettacolo e il mio sogno nel cassetto da quel giorno è sempre stato quello di essere diretta da lui. Ricordo che rimasi affascinata da come gli attori della sua compagnia fossero liberi e pieni di una forza che sempre più raramente si vede in teatro e di come anche i piccoli ruoli potessero diventare i veri protagonisti dello spettacolo. Quando si è presentata l'occasione de "La cucina" non ci potevo credere… finalmente il mio sogno si era avverato! Un’esperienza unica: era uno spettacolo davvero molto difficile, in cui si trattava di orchestrare venticinque attori che si muovevano senza fermarsi da una parte all’altra del palco e ogni personaggio raccontava la propria storia, anche con dieci battute a disposizione. Finita “La cucina" il mio sogno è diventato realtà, ma non sapevo ancora che avrei lavorato su un personaggio come Antigone con il mio regista preferito. Lì non era più un sogno che si avverava, ma era proprio un sogno! Il lavoro attuato da Valerio Binasco sull'attore è molto raro e prezioso, come la dedizione messa per non fare sentire mai solo l'attore. Mi ritengo molto fortunata. Ho 21 anni e sto facendo un qualcosa che vaal di là dei miei desideri, perché li supera con il mio regista preferito. Un po’come sono gli eroi quando si è piccoli, per me questo è Valerio Binasco.

 

Progetti per il futuro

Finito lo spettacolo, inizierò le prove del “Re Lear” con la regia di Giorgio Barberio Corsetti, con Ennio Fantastichini al teatro di Roma (all'interno del quale ci sarà anche Michele di Mauro, il Creonte ne "Le Fenicie", e sono contentissima perché mi sono davvero trovata bene con luie sono entusiasta di iniziare un'altra avventura insieme). Debutteremo a Gennaio e poi lo porteremo in tournée; inoltre, molto probabilmente, si riprenderà anche una piccola tournee de "La cucina".

 

A chi ti senti, oggi, di dire grazie?

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Ai miei genitori, i quali mi hanno sempre sostenuta e appoggiata nel mio lavoro da quando ho sei anni. Sono molto fortunata, perché nonostante le difficoltà economiche incontrate non si sono mai risparmiati e mi hanno sempre permesso di formarmi e di studiare; senza di loro sarebbe stato tutto troppo difficile. Sono sempre stati presenti in questa mia scelta, ma non mi hanno mai spinto nè pressato nel prendere la strada della recitazione; mi hanno sempre lasciato totale libertà senza forzature. Molte volte vengo inghiottita dal lavoro e spesso non ci sentiamo per giorni, ma loro capiscono ed è per questo che gli sono grata. Sono molto giovane, ma è davvero un sollievo potergli dire che finalmente posso quasi mantenermi da sola, almeno per i prossimi mesi ed è già qualcosa. Hanno fatto tanti sacrifici per me e per i miei fratelli e credo che vedermi felice e in qualche modo realizzata sia per loro una gran bella soddisfazione.

 

 

Alessandra Leone