A tu per tu con Italia per l’estate in musica di Siracusa

Si avvicina la calda estate e con essa numerosi appuntamenti e spettacoli. Al teatro greco di Siracusa, oltre  naturalmente alle rappresentazioni classiche che quest’anno, in occasione dei 2750 anni dalla fondazione della città archimedea, dureranno più a lungo, si svolgeranno la Carmen, la Cavalleria Rusticana, i Carmina Burana, i Galà lirici e non solo. 
Ne abbiamo parlato con Francesco Italia, vicesindaco della città archimedea, per farci dire qualche altro dettaglio.


Gentilissimo, cosa significa per lei essere vicesindaco di Siracusa, una città così ricca di storia che quest’anno ha spento la sua 2750 candelina dalla sua fondazione?

È un grandissimo onore e al tempo stesso un ruolo di responsabilità, che richiede umiltà e spirito di servizio. La storia millenaria di Siracusa rende il compito di chi l'amministra ancora più delicato e in qualche modo esige una dedizione speciale.

Qual è la sua posizione riguardo agli spettacoli al teatro greco della città archimedea? Favorevole o contrario?

Poche volte riflettiamo su quanto sia straordinario poter godere, ancora ai giorni nostri, di questo luogo prezioso, testimonianza e simbolo della storia e della cultura della nostra città. Proprio per questo gli spettacoli al teatro greco dovrebbero, a mio giudizio, rispettarne la sacralità. Non certo, come ritiene qualcuno, sulla base del genere rappresentato, ma dopo una valutazione sull'assenza di pregiudizio nella tutela del teatro e della qualità intrinseca della rappresentazione. 
Un'opera lirica mediocre non è certo più "adatta al teatro" di un concerto pop di grande livello. L'idea stessa che esista un pregiudizio su alcuni generi artistici indipendentemente dalla qualità dell'evento mi sembra assurda e incomprensibile. 

Si dice che, oltre al Mythos opera festival di cui si ha la certezza, quest’estate forse terrà un concerto il gruppo musicale “Il volo”, gruppo di fama mondiale, primi artisti italiani ad aver firmato un contratto diretto con una major statunitense, la Geffen. Cosa dice a riguardo? 

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Non ho nulla da eccepire, anzi sono felice che quest'anno, a differenza dell'anno scorso, la stagione al teatro greco sarà ricca e articolata. Mi piacerebbe solo conoscere le modalità di concessione del teatro ed i criteri di selezione degli spettacoli. Chi decide questo sì, questo no? Chi prenota lo spazio per primo, se lo aggiudica? Chi può fare richiesta? Quando?
 
Tra i numerosi eventi organizzati per i 2750 anni, cosa consiglierebbe a un turista di non perdere?

Certamente la mostra "La Porta dei Sacerdoti", che il Comune ospita a Montevergini fino al mese di novembre: un evento di respiro internazionale con alcuni reperti inediti e per la prima volta in Sicilia, grazie ad un protocollo d'intesa tra la direzione del Museo Reale di Arte e di Storia di Bruxelles, l'Istituto europeo del restauro e il Comune di Siracusa.
Oltre al valore dei reperti - tra cui sarcofagi, maschere e una mummia - ciò che rende straordinaria la mostra è un tunnel di restauro lungo 15 metri, all'interno del quale un team internazionale di giovani restauratori lavora dal vivo sui sarcofagi attraverso l'uso di tecnologie e strumenti all'avanguardia. Ciò a dimostrare come si possa fare contemporaneamente cultura e tutela, ma allo stesso tempo innovare, estendendo le possibilità di fruizione al grande pubblico.

Quali sono, a suo parere, le priorità e i cambiamenti necessari per Siracusa?

Al di là delle problematiche quotidiane che proviamo ad affrontare in condizioni difficilissime - marginalità e indigenza, servizi e qualità della vita, trasporti ecc - io ritengo che Siracusa debba recuperare consapevolezza, amor proprio e capacità di fare squadra. Troppe volte ho notato in alcuni cittadini una sorta di compiacimento nel disprezzare la nostra città, nel trasformare ogni problema in una tara atavica. Abbiamo diversi problemi, sarebbe assurdo negarlo, ma abbiamo anche un patrimonio di persone, di intelligenze e di capacità che se riuscissimo a mettere a sistema e trasformare in azione, potrebbe davvero determinare una svolta. Se cresciamo come individui, non delegando ma sentendo in prima persona la nostra responsabilità all'interno della comunità, la fiducia, la consapevolezza, la voglia di scommettere sul nostro futuro arriveranno di conseguenza.
Celebrare i 2750 anni dalla fondazione non serve di certo a realizzare qualche evento in più, ma a trasformare questo nostro prezioso bagaglio di storia e cultura in un'opportunità per ricordarci chi siamo e capire davvero, insieme, la direzione che vogliamo intraprendere.
 
 

“In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di fare. Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori già complete e perfezionate, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui abbiamo dato il la; noi siamo dei bianchi quanto lo è lei, Chevalley, e quanto la regina d’Inghilterra; eppure da duemilacinquecento anni siamo colonia. Non lo dico per lagnarmi: è in gran parte colpa nostra; ma siamo stanchi e svuotati lo stesso”. E poi… “I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti; la loro vanità è più forte della loro miseria”. Così scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne “Il gattopardo”, romanzo pubblicato postumo nel 1958, un anno dopo la morte dell’autore. Stanno ancora così le cose?

Per molti versi è ancora così. Ma sbagliamo se pensiamo che si tratti di difetti congeniti o di un destino ineluttabile. Faremmo torto a tutti quei siciliani che, più o meno silenziosamente oggi come in passato, con gesti grandi e piccoli, rendono onore alla nostra terra e combattono ogni giorno per trasformarla.

Alessandra Leone