Sant’Agata sempre attuale. La sfilata contro le Spose Bambine. Intervista al giurato Marinella Fiume

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La Festa di Catania, quella con la “F” maiuscola che si riferisce alle celebrazioni della patrona Sant’Agata, è alle porte. Dal 3 al 5 Febbraio oltre un milione di fedeli annualmente si riversano in strada per onorare la Santa e con loro tornano tutti i simboli di questa Festa, le cannelore, la vara, lo scrigno, le luminarie, l’abbigliamento bianco dei suoi devoti.

In onore a Sant’Agata un altro appuntamento torna quest’anno. Si tratta della sfilata di 100 costumi che l’1 Febbraio si svolgerà in giro per la città, celebrando la Santa patrona grazie al lavoro degli allievi dell’Accademia delle Belle Arti di Catania, che hanno disegnato i loro abiti ispirandosi al tema "spose bambine", per denunciarne il fenomeno.

Abbiamo intervistato Marinella Fiume, scelta come membro di giuria, insieme ad altri autorevoli nomi, che avranno il compito di decretare tre vincitori tra gli allievi-stilisti.

 

1) Carissima Marinella, si avvicinano i festeggiamenti per la Santa patrona catanese. Quest’anno lei avrà un ruolo di primo piano. Che effetto le ha fatto essere nominata come membro della giuria per i 100 costumi che sfileranno per onorare Sant’Agata?

Mi sono occupata di Moda e Costume anni fa avendo insegnato alcuni anni in un Professionale per Disegnatrice e Stilista di moda, ma non è stata questa la ragione per cui ho goduto di questo privilegio su designazione della Prof.ssa Liliana Nigro, docente presso la cattedra di Storia del Costume dell’Accademia delle Belle Arti di Catania, bensì per essere studiosa di Sant’Agata, a cui ho dedicato un lungo capitolo dal titolo “Il culto di sant’Agata-Iside” nel mio fortunato libro “Sicilia esoterica”. Avendo visto oggi, in occasione della conferenza stampa di presentazione dell’evento a Palazzo Platamone un saggio della sfilata dei costumi realizzati dagli allievi dell’Accademia catanese, penso che sarà un compito arduo decidere i tre premiati a cui andrà una somma in denaro e la opportunità di fare uno stage presso l’esclusivo atelier di Amelia Casablanca.

2) Sappiamo che il tema della sfilata riguarda le spose bambine, in che modo questo evento è stato pensato per sensibilizzare l’opinione pubblica a contrastare questo fenomeno?

 Secondo alcune stime delle Nazioni Unite nel mondo ci sono circa 60 milioni di “spose bambine”, cioè ragazze che si fanno sposare prima di aver compiuto quindici anni. Al primo posto della classifica c’è il Niger, dove la carestia e la povertà stanno facendo crescere questo fenomeno. Non si tratta di amore, ma di affari speculativi, laddove le famiglie povere “sistemano” le minori con adulti ricchi o importanti. In tutti i Paesi islamici imperversa questa “cultura”; in Turchia le autorità religiose hanno dichiarato lecita la pratica delle spose bambine. E il fenomeno ci riguarda anche in quanto alcuni extracomunitari arrivano da noi conservando questo costume. Associare il tema drammaticamente attuale delle spose bambine alla festività di Sant’Agata  è una scelta di grande impatto simbolico. Nessuna forzatura. Bensì il collegamento a quelle tradizioni agiografiche e leggendarie che ne fanno, per l’età, la santuzza. Del resto, la vita e la morte di Sant’Agata, le leggende, l’origine del culto e i caratteri della festa, le manifestazioni di fede dei suoi devoti, rivelano, al di là delle fonti storiche, degli Atti Greci e Latini e delle Agiografie, il duraturo significato di strutture simboliche che si rifanno ad archetipi costanti. Un sistema di simboli che, incarnandosi in luoghi, periodi e tradizioni diverse, permea il profondo. Agata è simbolo di complessa valenza semantica, una porta che consente di oltrepassare l’orizzonte del visibile. Ieri come oggi, Agata resiste alla storia, si riattualizza nel rito, si collega all’attualità e si fa immagine del Femminino sacro. Modello collettivo ancestrale, rinvia ai culti antichissimi del femminino, Iside e le Veneri locali: Venere-Astarte Ericina, Demetra- Cerere e la figlia Persefone-Kore. I più arcaici di questi riti sono riservati alle donne e il rito catanese delle ntuppateddi, in voga fino al secolo scorso, ne mantiene il ricordo. Polisemia di simboli i cui significati evolvono in un’epoca di transizione come quella alessandrina ricca di fermenti religiosi. Mentre anche la natura marinara delle due feste, il Navigium Isidis e la corsa verso il mare del “giro”, ci riportano al simbolismo dell’acqua, allusivo del materno, pregnante è il motivo della mammella che assume le valenze di fecondità nel primo, corpo sacro femminile nel secondo. Perciò temi roventi come la violenza sulle donne, il femminicidio e le spose bambine, pur nella loro tragica attualità, possono ben essere rappresentati da Agata, insieme all’aspirazione femminile alla liberazione e alla Luce che la santa incarna. .

 

 Marinella Fiume

Marinella Fiume

3) Come sarà strutturata la sfilata? 

La sfilata prevede 100 costumi dedicati a Sant’Agata che, a partire dalle ore 20,30 del 1 febbraio, dal Palazzo del Municipio della città di Catania, di cui Agata è Patrona, attraverso Piazza Duomo, giungerà fino al Palazzo dei Chierici. Inoltre ci saranno delle mostre di questi ambiti in varie Chiese della Città.  L’organizzazione è dell’Accademia delle Belle Arti in collaborazione col Comune.

 

4) Quale crede sia il motivo per cui la città di Catania ancora oggi riesce ad avere questo rapporto così forte con la propria patrona?

Agata è un archetipo fondativo della città che dopo il terremoto è stata edificata proprio seguendo il percorso del “giro”, ossia della processione. Dal XII secolo, la storia del culto della vergine e martire si intreccia con la storia della città di Catania e ne riflette le vicende storiche e politiche, i valori e i comportamenti degli abitanti che si sono avvicendati nei secoli, fino ai nostri giorni. E questa figura si intreccia anche con le vicende di questi territori a partire da un’epoca anteriore alla diffusione del cristianesimo. In Italia sant’Agata è patrona di 44 comuni, dei quali 14 portano il nome della santa, ma il titolo più antico di patrona lo detiene Catania. Qui la devozione è profondamente radicata e il nome di Agata riecheggia nella storia stessa della città. Il suo sacro velo ha salvato molte volte la città dalle eruzioni dell’Etna e dai terremoti. Anzi, le origini del culto cristiano risalgono all'anno successivo al martirio di lei, al 252. La conversione collettiva del popolo alla fede si ebbe col primo miracolo compiuto dal Velo agatino che immediatamente arrestò il fiume di lava che si dirigeva verso la città. Alla santa si appellano le donne per molte malattie: essendo stata martirizzata con l’amputazione della mammella, scongiura i tumori al seno, inoltre protegge le puerpere e le gestanti che a lei si rivolgono per ottenere un parto felice e la grazia di allattare personalmente i propri figli. Insomma la Santa è un archetipo necessario che si riattualizza ogni volta nella sua splendida festa.

 

Daniela Tralongo 

 

 

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