I Cavalieri di Aristofane per la prima volta in scena al Teatro Greco di Siracusa

SIRACUSA - Si è tenuta lo scorso 22 giugno la conferenza stampa di presentazione de "I Cavalieri" di Aristofane, per la regia di Giampiero Solari. Una commedia graffiante e quanto mai attuale, inserita per la prima volta in assoluto nel cartellone delle rappresentazioni classiche, per il 54° Festival del Teatro Greco di Siracusa, confermando anche per quest'anno la scommessa proposta dall'INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico) lo scorso anno, ovvero rinnovare il linguaggio ed il codice della commedia classica, avvicinando il pubblico odierno al teatro classico.

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A guidare la macchina che sta dietro alla rappresentazione della commedia Giampiero Solari, maestro nel dirigere i più noti comici italiani, che ha espresso il desiderio di rimarcare la contemporaneità dell'opera del grande Aristofane. "Sono passati 2500 anni da quando Aristofane, armato di ironia e maestria teatrale, si permetteva di prendere in giro i politici del suo tempo - ha spiegato Solari -, che al posto di esprimere l'essere umano nel suo massimo splendore intellettuale, erano dei gretti, beceri esseri grotteschi che si affannavano in una sgangherata corsa al potere, vanitosi della propria ignoranza. E proprio oggi, contrariamente ad ogni 'razionale previsione e mistica preveggenza', le parole di Aristofane sono più che mai necssarie; la natura dell'essere umano non è cambiata e l'attuale situazione politica è tornata ad essere la stessa: comicamente volgare e intrisa di demagogia e populismo, così come è raccontata in questa commedia".


La commedia andrà in scena al Teatro Greco di Siracusa dal 29 giugno all'8 luglio e vedrà sul palco un cast stellare composto da alcuni dei migliori comici del panorama italiano: Francesco Pannofino, Antonio Catania, Gigio Alberti, Giovanni Esposito, Sergio Mancinelli e Roy Paci, eclettico musicista e compositore siciliano che oltre a curare le musiche di accompagnamento all'opera sarà sulla scena nei panni del corifeo. Il coro sarà invece composto dagli allievi dell'Accademia d'arte del Dramma Antico di Siracusa che, come gli altri personaggi, vestirà i panni dei pupi siciliani, con costumi e maschere molto suggestive. 
A curare la traduzione del testo troviamo Olimpia Imperio, mentre l'adattamento drammaturgico è di Riccardo Favaro e Pablo Solari, aiuto alla regia Paola Galassi, scene e disegno luci sono di Angelo Linzalata, i costumi di Daniela Cernigliaro, coreografie di Lara Guidetti, mentre il coordinamento del coro è di Simonetta Cartia.

"Nel finale, a sorpresa - dice Olimpia Imperio - , l’anziano Demo torna in scena ringiovanito e rigenerato da un singolare trattamento: il Salsicciaio lo ha ‘ricucinato’. Con questo maquillage il Popolo torna ad essere quello del buon tempo antico, quello della luminosa Atene di Aristide e Milziade, pronto a festeggiare la fine della guerra annunciata dall’ingresso in scena di un’avvenente fanciulla-tregua, con la quale andrà a 'spassarsela' in campagna, celebrando così la propria rinascita fisica e morale. È un happy end? Difficile crederlo, specie se si pensa alle amare considerazioni con cui l’anonimo pamphlettista della Costituzione degli Ateniesi spiega come il regime democratico ateniese riesca, grazie ai metodi dei pessimi governanti che il demos si sceglie a propria immagine e somiglianza, a preservarsi saldo, fiorente e intatto nel tempo e dimostra dunque che quel sistema politico non è riformabile. È difficile non riconoscere una consonanza con la pessimistica considerazione formulata da Demo una volta consumatosi il ripudio del Paflagone e, a seguire, sottoscritta dal coro dei Cavalieri, per cui il Popolo non è realmente stupido e credulone, ma elegge a bella posta ministri disonesti sulla base di un cinico calcolo: lasciarli arricchire e ‘ingrassare’ per poi fagocitarli, come capri espiatori sui quali far ricadere la responsabilità di tutti gli errori commessi. Insomma, come far in modo che tutto cambi perché nulla cambi". 
Non resta che attendere giorno 29 e scoprire come questo messaggio politico, che ci viene da così lontano a ritroso nel tempo, possa essere, ancora oggi, pregno di significato ed attuale. 


Francesca Brancato
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