"The amazing world of Camelia": un bell'esempio per la città di Siracusa

Ecco cosa mi aspetterei dalla città di Siracusa per il festeggiamento dei suoi 2750 anni: un clima in cui si respiri arte, cultura, in cui si valorizzino al massimo le stupende bellezze che ci circondano, maggiore organizzazione e iniziative dei grandi, ma anche dei piccoli, perché ognuno si renda partecipe e orgoglioso di vivere in una città dalla storia così ricca. Ecco cosa, ahimè, vedo: disinteresse, indifferenza, poca serietà, poche iniziative, una formazione culturale non sempre adeguata, un teatro comunale che è stato riaperto dopo tanti anni a gennaio ma che a febbraio e nei mesi successivi non ha un suo cartellone, la prevalenza dei poteri forti e l’amicizia col politico, mentre altre piccole e medie associazioni sono lasciate sole. Non è giusto. Qualcosa si deve cambiare! Ammiro molto la forza, il coraggio e l’amore per ciò che fa di Salvatore Zito, che in quel luogo magico della Fototeca Siracusana, in Piazza San Giuseppe, organizza mostre di alto livello, in un ambiente che riscalda il cuore e fa venire la voglia di chiacchierare a parlare di arte, di cultura e di ciò che ci circonda. L’ultima mostra alla Fototeca Siracusana è “The amazing world of Camelia” dell’artista Camelia Mihai, free-lance rumena, che vive da anni nella città aretusea. L’artista, autodidatta, fa parte della folta schiera di “web artists”: raccoglie e ricompone le icone della società contemporanea utilizzando gli strumenti propri di quest’era altamente tecnologica, principalmente lo smartphone e il web. Moderne favole in cui bambini con indosso magliette “Sisley”, sotto un cielo di pianeti vaganti, prendono il posto di oramai obsoleti principini e boschi delle fate; scenari di miti e visioni di una contemporaneità ingombrante; le ansie di una madre per i propri figli; una complessità generale a cui Camelia vuole dare un ordine e soprattutto un senso da cogliere nel fantastico universo delle sue storie; un mondo contemporaneo in cui non possiamo ignorare l'invasione di selfie, di immagini private che mostrano ma non dimostrano a sufficienza l’umana e vera dimensione dei fatti; vite e storie private, spesso lette con superficialità che trasformano i social network in un archivio di vissuti individuali. Una mostra di fotografie sia a colori che in bianco e nero, nata da una selezione di ben 2000 immagini. Una tecnica raffinata e competente quella di Camelia Mihai, che cerca di non ripetere stereotipi ma di decostruire quelli vecchi per darcene di nuovi. Tanto di cappello a queste iniziative, che dovrebbero essere dieci, cento, mille! Intanto la prossima mostra alla Fototeca Siracusana sarà “Al di là del muro”, dal 3 marzo al 4 aprile, sul mondo dei rom. Spero che la città di Siracusa si svegli! Forza!!!

Alessandra Leone