Mostra “Connessioni Interne(t)” e l’utilizzo della pietra di Noto

Quest’anno a Siracusa, in occasione dei festeggiamenti per i 2750 anni dalla fondazione, si sono svolte e ancora oggi si svolgono diverse iniziative di alto livello culturale e per i più vari gusti ed esigenze. Ma aspettate un attimo... Non scordiamo che c’è anche chi da anni si impegna nella bella città archimedea per rendere più interessante e viva la nostra società, tentando di avvicinare le personeall’arte e trasmettendo lo splendore e gli insegnamenti che essa può dare. Si tratta di diverse realtà che combattono assiduamente, giorno dopo giorno, contro la passività e la mancanza di cambiamento, contro i pregiudizi di chi pensa che oggi sia difficile trovare giovani con carattere, con idee precise e uno stile personale e unico, lontano dalla globalizzazione. Un esempio di queste realtà è la Fototeca Siracusana, galleria d’arte capitanata da Salvatore Zito, sita in Piazza S. Giuseppe, che si occupa principalmente di fotografia contemporanea e vintage (ma non solo).

Dal 10 giugno al 9 luglio è possibile ammirare la mostra “Connessioni Interne(t)”, un’interessante rassegna artistica in cui i tre scultori Gianni Andolina, Doris Bouffard e Johanne Ricard si sono divertiti e confrontati con le loro idee, pensieri e tecniche,  scoprendo magari nuovi punti di vista.  Perché la vita, le proprie passioni, il passato e ciò che ha insegnato inevitabilmente influenzano gli artisti, i quali si esprimono proprio attraverso le proprie creazioni. Di certo sono diverse le esperienze di Andolina, artista che vive ed opera a Noto, e della Bouffard e Ricard, di origini canadesi. Cosa li accomuna? Il materiale adoperato per le loro opere, ossia la pietra di Noto, estratta da cave e che, grazie anche alla facile lavorabilità e alle buone qualità fisico- meccaniche, ebbe larghissima diffusione specialmente dopo il terribile terremoto del 1693; divenne il materiale protagonista della ricostruzione urbanistica, con la sua colorazione giallo-dorata, utilizzata sia per rivestimenti esterni sia per interniin molteplici modi: dalla costruzione di elementi portanti (come archi, colonne o volte) a elementi decorativi (capitelli, balaustre , fontane ecc.). Oggi è oggetto di nuove interpretazioni, come queste esposte alla Fototeca Siracusana, appunto, che sono davvero molto belle e valutano come si deve questo tipo di roccia. 

L’Arte è universale, parla un’unica lingua e ha il fine di colpire, affascinare e far pensare il visitatore. In questo caso, il lavoro corale dei tre scultori esprime un solo suono, ovviamente formato da timbri unici e differenti tra loro. Come afferma lo stesso Andolina, “dal microcosmo usciamo per capire il mondo. In arte non esistono distanza e tempo”. In alcune opere si distingue più facilmente l’autore, soprattutto quelle di Andolina, caratterizzate dall’aggiunta di fasce di rame, creando un effetto e un impatto visivo forte; così come si capisce che la Ricar ha interiorizzato la cultura siciliana, essendo vissuta nella nostra splendida isola per un po’ di tempo, dopo essere stata a Pietrasanta, a Carrara e a Torino. Sono dei percorsi interiori attorno al cosmo, con ispirazione ad elementi della natura, più o meno evidenti, a volte con elementi concettuali e filosofici.

I prossimi appuntamenti alla Fototeca siracusana saranno “Estate fotografia”, dal 15 luglio fino alla fine di agosto e in cui saranno esposti lavori di Elisa Imperi, Federica Belli e Ramon Vega, e a settembre la mostra “Templi greci nel tempo”, con le immagini di Giuseppe La Colla e la fotografia storica. 

Alessandra Leone

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