IL CASO TORTORA: UN ESEMPIO DA NON DIMENTICARE

«Quando l'opinione pubblica appare divisa su un qualche clamoroso caso giudiziario - divisa in "innocentisti" e "colpevolisti" - in effetti la divisione non avviene sulla conoscenza degli elementi processuali a carico dell'imputato o a suo favore, ma per impressioni di simpatia o antipatia. Come uno scommettere su una partita di calcio o su una corsa di cavalli. Il caso Tortora è in questo senso esemplare: coloro che detestavano i programmi televisivi condotti da lui, desideravano fosse condannato; coloro che invece a quei programmi erano affezionati, lo volevano assolto».(Leonardo Sciascia, articolo tratto da El Pais, 5 maggio 1987)

Telematch, Campanile sera, La domenica sportiva, Portobello: sono stati grandi successi della televisione italiana, programmi storici che hanno avuto come conduttore il grande Enzo Tortora, il cui nome è ricordato purtroppo anche per un caso di malagiustizia di cui fu vittima, denominato poi "caso Tortora". Infatti il conduttore e giornalista, al culmine del successo, fu accusato di gravi reati, cui in realtà era totalmente estraneo. Il 17 giugno 1983, Enzo Tortora veniva svegliato alle 4 del mattino dai carabinieri di Roma e arrestato per traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico. Attaccato anche nell'ambiente giornalistico, furono addirittura pubblicate storie false per falsi scoop, ponendo sotto attacco l’uomo e il professionista. Una situazione che segnò inevitabilmente la vita del conduttore, che in poco tempo toccò il cielo con un dito per il successo clamoroso dei suoi programmi (Portobello,, inizialmente previsto in seconda serata e successivamente spostato in prima dato il gradimento del pubblico, batté ogni record di share mai realizzato fino a quel momento, sino alla soglia dei 26 milioni di spettatori, pari a circa il 47% dell'intera popolazione italiana), fino a scendere fino all’inferno, umiliato e preso di mira dentro il carcere. Riferisce lo storico della televisione Grasso che "le reti RAI mandarono in onda ininterrottamente e senza pietà le immagini del conduttore ammanettato".

Di come visse questi mesi in carcere sono testimonianza le lettere mandate all’amata Francesca Scopelliti nel libro “Lettere a Francesca”, che è stato presentato giovedì 18 al liceo O.M.Corbino a Siracusa. Un testo forte e intenso, che fa pensare, emozionare, riflettere e obbliga il lettore a porsi domande, stimolando un’ampia riflessione sui valori della libertà, della giustizia e della legalità. Un libro pieno d’amore per la sua compagna, per la vita, con continua sete di giustizia, mista a indignazione e incredulità. Dopo i durissimi mesi in cella e i domiciliari, Tortora fu assolto e fu eletto eurodeputato per il Partito Radicale, di cui divenne anche presidente, facendosi portavoce di chi non ha voce e non può far valere i propri diritti. 

Grazie alla sensibilitàdi Tortora e allo scalpore che ne conseguì, questa vicenda ha aperto una riflessione importante sulle condizioni della detenzione nel sistema carcerario italiano. L’incontro nella città aretusea è stato organizzato, grazie al patrocinio di Taobuk (Festival Internazionale del libro di Taormina), dall’Associazione politico-culturale CittàinComune insieme all’Associazione Radicale Elio Vittorini Primo Presidente e all’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa. Sono queste le presentazioni e le manifestazioni che danno una “scossa”ai cittadini, che fanno riflettere su alti valori quali la libertà e il senso di giustizia e di dignità. Sono questi gli esempi da prendere in considerazione, quelli di chi lotta per ciò in cui crede, in cui sensibilità e voglia di portare alla luce la verità non muoiono, andando anche contro tutto e tutti. Sempre con una forte, immensa voglia di vita. 

Alessandra Leone

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