Quel nome è amore, da Parigi giunge il richiamo.

‘Affondo nel metrò in un flusso di viaggiatori dai volti stanchi. Hanno borse e nelle borse abiti leggeri, come l’estate che si apparecchia sotto il cielo bordato di fuliggine e la pioggia che vien giù dall’inizio dell’inverno. O come la sera del martedì, questo martedì all’apparenza uguale a qualunque altro giorno della vita eppure segretamente speciale, un martedì che marcisce nei cortile, che sgretola sugli arrondissement, che semina amplessi di luce sulle inferriate dei balconi.’

 

E in questo martedì di agosto, così assolato e così distante dal martedì parigino narrato da Luigi La Rosa nel suo libro “Quel nome è amore. Itinerari d’artista a Parigi” (ad est dell’equatore edizioni), la nostra scelta è caduta su un libro speciale. Un libro che racconta le vicende del narratore che torna nella magica città francese per restituire un libro al proprietario, bello e giovane, intravisto in metrò. Da questo pretesto però subentrano incontri inaspettati. Da Raymond Radiguet, amante di Jean Cocteau, a Renée Vivien, poetessa metafisica, a Carlos Casegamas, intimo amico di Picasso e non solo.

Il viaggio si fa occasione per mirare e raccontare ancora una volta la bellezza a tutto tondo, quella che sbigottisce e stravolge, quella che a volte bisogna recuperare con le formule delle apparizioni, dei sogni, delle fantasie perché la crudezza della realtà ne ostacola la vista.

Di questa bellezza, con i soliti toni evanescenti, dolci e travolgenti che caratterizzano la scrittura dell’autore, ci viene fornito il modo per accoglierla nelle nostre vite, senza impossessarcene perché  la bellezza non detiene padroni.

Così la scrittura diventa la musa per il lettore per ricongiungersi a questa epifania, come gli amanti, gli amici furono le muse di artisti e scrittori.

Parigi in questo si erge sovrana, con le sue mappe, le sue vie, i suoi cafè e le sue arterie pulsanti di bellezza.

Consigliamo questo libro ai sognatori, a chi è solito rivolgere lo sguardo oltre l’apparente bagliore della banalità, e lì tra una fessura e un’altra cerca l’avventura più insolita senza tempo.

 

Daniela Tralongo

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