Il teatro underground in scena alla Borgata

“Questa è una storia, solo una storia” così comincia lo spettacolo “Murphy”, scritto e diretto da Massimo Tuccitto (Tu.Cci.), una storia bizzarra, un thriller ricco di suspense che scuote gli animi dall’inizio alla fine. Quattro protagonisti inseriti in un’ambientazione post apocalittica, nella quale gli uomini sono caduti in un lento ed inesorabile declino e le città si sono svuotate a favore delle campagne, i luoghi hanno cambiato nome e le persone diffidano l’una dell’altra, rivelando una strana e comune follia. Wili e Lara sono fratelli, vivono nelle campagne di Nuova Ella insieme allo storpio Murphy. Di lui non si sa nulla, tranne che non vede, non sente, e parla appena, pronunciando sempre e soltanto due frasi estratte da una vecchia filastrocca risalente ai tempi della guerra, che vedeva scontrarsi i Signori con i Clown. Tutto è molto strano, i ritmi lenti, le situazioni grottesche, un senso di inquietudine pervade la scena sin dal principio. I personaggi sembrano avere delle caratteristiche precise, si identificano subito: Wili e Lara fratelli, amanti, stretti da un legame forte ed ambiguo; Murphy inquietante ed allo stesso tempo indifeso. A rompere questa linearità arriva Mary Clo, una prostituta, orribilmente sfregiata, che prima della guerra faceva la ballerina di fox-trot. Da questo momento in poi si insinua il dubbio, Mary Clo rivela a Lara che insieme a lei vive un mostro, terribile, crudele, capace di azioni inconfessabili, lo stesso mostro che un tempo era suo amante, lo stesso che l’ha sfregiata per sempre e le ha rovinato la vita. Sulle note di “Guilty” di Al Bowlly avviene l’epifania di Murphy, lui sa di chi parla Mary Clo, sa perché è fuggita via terrorizzata e nelle fiamme del “battesimo” porterà con se quel segreto. Uno spettacolo interessante quello di Massimo Tuccitto, messo in scena in collaborazione con l’Associazione Culturale Godot. Un esempio di teatro contemporaneo, ispirato a Tarantino e Lynch, un genere di spettacolo che, di sicuro, non siamo abituati a vedere sul palcoscenico. La sala è piena, molti sono i giovani, che, a quanto ci rivela il regista, sono stati i più interessati e compiaciuti da “Murphy”. Un buon riscontro nel pubblico quindi, non solo per Tuccitto, ma per l’Associazione stessa, la quale si propone lo scopo di espandersi e divenire il punto di riferimento, non solo per il quartiere della Borgata, ma per tutti i giovani di Siracusa. Sita nella vecchia sede del Circolo Operaio Archimede, i locali dell’Associazione hanno precedentemente ospitato un giornale, una radio e il Circolo Arci della città, sembrava quindi destino che diventassero un “covo di idee e cultura”, come afferma lo stesso Tuccitto, che nei locali dell’Associazione tiene diversi corsi di recitazione per giovani attori e che ha in progetto di far partire una radio, che prenderà il nome dell’Associazione stessa. L’Associazione Culturale Godot è quasi un luogo segreto da scoprire, un centro vitale e pulsante, nel quale si fa arte e che vuole divulgare la cultura dell’arte stessa, rieducando i cittadini, ormai da tempo disabituati. Tutto questo però senza dimenticare le origini di quelle stanze, mantenute in vita da un gruppo di anziani, che ancora oggi si riuniscono per giocare a carte. Parlando con lui Tuccitto ci ha svelato di avere piena fiducia in Siracusa e nelle possibilità che la città offre e non ha intenzione di lasciarsi abbattere dalle istituzioni e dal disinteresse, affermando che “Il Teatro nasce con l’uomo e morirà con esso”. La nostra città si sta appena risvegliando da un torpore culturale ed ideologico che per troppo tempo ha avuto la meglio e, secondo il modesto parere di chi scrive, di proposte e di propositività, come quelle che abbiamo trovato nell’Associazione Culturale Godot, in Massimo Tuccitto e in coloro che hanno collaborato a “Murphy” (Desiree Giarratana, Valentina Lo Manto, Corrado Drago, Andrea Cannata, Alessadro Franzò), Siracusa ha bisogno, perché realtà come queste sono un esempio di come il teatro funzioni ancora, che di arte e teatro si può campare e che il folle vuoto che caratterizza Nuova Ella non ci ha ancora contagiati. Il mio consiglio è quello di andare a vedere “Murphy”, perché i brividi ve li fa venire davvero e perché vi lascerà piacevolmente sorpresi. Avete tempo fino al 24 febbraio.

Francesca Brancato

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