"I Malavoglia" di Enrico Guarneri al Teatro di Noto

Nel 1881 viene pubblicato a Milano presso l’editore Treves uno dei romanzi più conosciuti dello scrittore siciliano Giovanni Verga: “I Malavoglia”. Una storia che affonda le proprie radici nella Sicilia ottocentesca, nella povertà, nella discriminazione sociale e nel valore della famiglia intesa sia in positivo che in negativo. E’ proprio all’interno di questa fitta trama che si svolge l’opera portata in scena da Enrico Guarneri insieme con Ileana Rigano, Rosario Minardi e diretta dalla regia di Guglielmo Ferro. 

L’apertura del sipario lascia la vista alla scenografia ideata da Salvo Manciagli, un allestimento curato nei dettagli che si adatta a rappresentare più luoghi, come la “Casa del nespolo” o la “Provvidenza”, sfruttando l’ escamotage della vela, e che vede come elemento principe il legno, simbolo inequivocabile di una quotidianità vissuta a pieno contatto con l’ambiente. La scena si apre con i componenti della famiglia Toscano di Acitrezza, la cui ’njuria (soprannome) per antifrasi è appunto i “Malavoglia”, raccolti intorno a Padre N’toni, personaggio cardine del romanzo interpretato magistralmente da Enrico Guarneri che ha saputo sviscerare la reale sofferenza di un uomo che vive inerme il proprio dramma familiare, cercando in tutti i modi di porvi rimedio senza purtroppo riuscirci. 

Gli attori con grande sforzo e bravura hanno lasciato trasparire il vero dolore vissuto da una famiglia in quelle condizioni, la disperazione di una moglie come Maruzza, interpretata con grande realismo da Ileana Rigano, che perde il marito in mare ed un figlio in guerra, o l’esigenza di N’toni, di andare via per cambiare la propria vita e quella dei suoi familiari, portato in scena in modo travolgente da Rosario Minardi.

Una così sofferta e realistica esecuzione del romanzo accompagnata dalle musiche di Massimiliano Pace ha senza dubbio creato un’empatia con il pubblico che ha apprezzato la messa in scena degli attori, senza distrarre mai gli occhi dal palco e premiandoli a fine spettacolo con un lungo applauso.

Non possiamo non notare una similitudine di costumi che ancora caratterizzano la nostra società con quella del nostro Verga: uomini, donne e bambini che con dignità lottano contro la povertà, contro i dissapori di una società che discrimina il più debole solo perché incapace di far fronte alle spese della vita, contro l’insana tradizione di chi giudica senza conoscere, contro chi insomma non sa e crede di sapere.

Enrico Guarneri ha sottolineato con la sua interpretazione l’onestà di chi ha voglia di riscattare la propria vita, non abbassando mai la testa anche di fronte le disgrazie, andando contro se stessi se vi è bisogno, e cercando di combattere per un obbiettivo comune, il bene della propria famiglia.

Una rappresentazione che fa riflettere e che lascia molti punti interrogativi su cosa sia veramente importante e cosa no, su cosa sia necessario ad un uomo e di cosa egli abbia realmente bisogno per sopravvivere, i soldi o la felicità di chi gli è più vicino.

Ottime le interpretazioni anche degli altri personaggi (Mena - Francesca Ferro, Donna Grazia - Vitalba Andrea, Bastianazzo / Avvocato Scipioni / Rocco Spatu - Rosario Marco Amato, Agostino Piedipapera - Vincenzo Volo, Mastro Turi / Don Michele - Mario Opinato, Zio Crocifisso - Pietro Barbaro, Lia - Nadia de Luca, Nunziata - Verdiana Barbagallo, Alfio Mosca - Giovanni Arezzo, Don Gianmaria - Francesco Abela, Alessi bambino - Gianmaria Aprile, Luca - Gianni Sinatra) che nell’insieme hanno dato l’impressione di essere un gruppo artisticamente affiatato e professionale.

Un ringraziamento particolare ad Enrico Guarneri che a fine serata, nonostante fosse provato dopo la faticosa interpretazione ci ha generosamente permesso di dialogare con lui, consentendoci di ascoltare da vicino le parole di chi fa e vive il teatro con professionalità ed emozione.

Antonino Lombardo