I moderni Promessi Sposi stupiscono Catania

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Avete mai pensato di potervi fare delle grasse risate leggendo i “Promessi Sposi”? Questa è una di quelle reazioni che vagamente possono coinvolgere il lettore. Ma non lo spettatore. Non chi ha assistito ieri alla prima della commedia musicale “I promessi sposi. Amore e provvidenza” in scena al Teatro Ambasciatori di Catania. La compagnia “Poetica eventi” pur essendo di recentissima costituzione ha corso il rischio confrontandosi come primo esperimento con la realizzazione di questa trasposizione teatrale. La narrazione manzoniana, si sa, non è semplice. Si costruisce su un racconto articolato, in cui oltre alla trama, al travaglio dei protagonisti e alle psicologie dei vari personaggi, un ampio spazio è occupato dall’elemento storico con tutte le sue estrinsecazioni, dalle ambientazioni, ai sentimenti popolari, ai modus operandi perfettamente in linea con la cultura del tempo.

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Ciò che è stato portato in scena invece è stato altro. Perché se la trama è rimasta inalterata, se la gioia per il lieto evento e il dramma consequenziale agli ostacoli per la sua realizzazione sono stati gli stessi, se il viaggio dei due amanti è proceduto come da manuale attraversando altre città, perdendosi per poi ricongiungersi sul finale, non si è mai avuta l’impressione di assistere ad eventi distanti né sul piano temporale né su quello emotivo. I sentimenti che coinvolgevano i personaggi, erano riconoscibilissimi e attuali per l’epoca odierna: i dubbi sulla solidità di una giustizia che spesso tarda a fare il suo corso, la voglia di agire affidandosi alla vendetta privata, lo sconforto di due innamorati costretti a separarsi perché altro si impone lungo la loro strada, le sofferenze di un popolo martoriato che cerca di ribellarsi, incapace di agire come unico fronte contro chi abusa di lui e che riversa in scontri intestini la propria rabbia e disperazione. 

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Questo è quello che è stato fatto dalla regia del giovanissimo e talentuoso Alessandro Incognito, con l’assistente di regia Daniele Virzì e la supervisione della professionista Gisella Calì. Quello che è stato reso al pubblico è infatti la modernità del racconto manzoniano. E questo ha trovato conferma non solo nella struttura sequenziale delle vicende, che potevano essere snellite forse solo in rarissimi momenti, ma anche nella composizione scenografica (di Gaetano Tropea), semplice e perfettamente funzionale a evocare immagini di sfondo che si perdevano poi dinnanzi alla profondità del testo recitato e cantato.

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Le musiche (la cui direzione è stata affidata a Lilla Costanelli) infatti sono state un altro elemento straordinariamente riuscito, capaci di emozionare con la delicatezza delle voci e delle note e travolgere con ritmo incalzante nei momenti di più forte tensione. Il fattore musicale è stato il file rouge dell’intera rappresentazione, protagonista all’unisono negli assoli (in particolar modo di Renzo, Alessandro Incognito, Lucia, Maria Cristina Litrico, Cristoforo, Giuseppe Bisicchia, Gertrude, Grace Previti) e nelle fasi corali con eguale intensità. Accompagnato dalle bellissime coreografie messe a punto da Erika Spagnolo, la resa scenica è stata una sorpresa continua che amalgamava sapientemente l’emotività della scena mai banale, arricchita a tratti anche dall’uso di video mapping, con le azioni previste, dentro e fuori il palcoscenico. 

Lo spettacolo sarà in scena anche stasera e domani, e non possiamo non consigliarne la visione ai nostri lettori. 

 

Daniela Tralongo