Il Prometeo di Alessandro Preziosi a Siracusa

Giovedi scorso, in una tipica sera d’estate, sotto un cielo stellato, con una leggera e piacevole brezza marina e sullo sfondo l’incantevole castello Maniace,  è andato in scena lo spettacolo “Prometeo”, un monologo interpretato dall’attore Alessandro Preziosi che, dopo più di 15 anni, ha fatto il suo ritorno nella città aretusea, rivestendo i panni della tragicità greca, tanto cara alla nostra tradizione. 

Lo spettacolo era incentrato sulla figura di Prometeo, il titano che tanto amò gli uomini, al punto da subire l’agonia eterna: Esiodo ci racconta che Prometeo, contemplando la condizione misera dell’uomo, volle sottrarre dal fuoco divino una piccola scintilla e donarla agli uomini; Zeus, infuriato, lo punì incatenandolo tra le rupi del Caucaso, e il titano fu costretto inoltre a vedere un’aquila divorare il suo fegato che perennemente si rigenerava, offrendo eterno pasto a quel rapace ingordo.

Nel monologo si intrecciavano brevi passi tratti dalle varie interpretazioni della figura titanica ( Eschilo, Byron, Goethe ) e passi biblici (Adamo ed Eva, San Paolo), il tutto impreziosito da una musica magistralmente composta ed eseguita da Paky Di Maio. È stato interessante il connubio tra le tradizioni greca e cristiana, facendo notare le notevoli assonanze e la simile sorte che subisce chi osa andare contro la volontà di dio. Il Prometeo greco, come gli Adamo ed Eva cristiani, voleva rendere partecipi gli uomini di ciò che più li avvicina a dio: la conoscenza. Essa però, messa in mano a tutti, rischia di diventare un pericolo se utilizzata in modo negativo. È questa la colpa di Prometeo: l’aver visto nell’umanità solo il buono, perchè esistono il Bene e il Male, il giusto e l’ingiusto, e Prometeo ha peccato di ingenuità.

Quello che è stato messo in scena è stato un Prometeo “umanizzato”, che si interroga e si racconta come farebbe ognuno di noi davanti a se stesso: cosa è Bene e cosa è Male, perché si sbaglia e da che punto di vista ciò che si fa è sbagliato, fino al culmine della rabbia e alla voglia di vendetta per una punizione considerata ingiusta. La sensazione era quella di assistere ad una rappresentazione musicale: Preziosi si è esibito alla stregua di un cantante, con voce intonata, intonata, sempre ben dosata, accompagnata da un sottofondo musicale quanto mai appropriato, quasi come se indossasse un vestito diverso per ogni versione del personaggio. 

Sebbene non la presenza di pubblico non sia stata quella delle grandi occasioni, su circa mille sedute totali più della metà dei posti disponibili erano vuoti,  gli spettatori ascoltavano in religioso silenzio, come rapiti dalle parole e dai suoni. Un’atmosfera magica, quella del castello Maniace, ha favorito l’empatia del pubblico con la rappresentazione. 

Martina Mangiafico

/
Print Friendly and PDF