È in scena Eracle, l’eroe umano di Emma Dante

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Siracusa – La scena è allestita, gli ospiti prendono posto e inizia lo spettacolo. 

Siamo al 54° ciclo di rappresentazioni classiche, e di fronte ad un pubblico di 4000 persone, annunciati dai tamburi, fanno il loro ingresso gli attori in una passerella ordinata durante la quale svelano le proprie identità, non i volti. 

I personaggi dai lunghi capelli, infatti, non perdono tempo a restare “scoperti” ma subito procedono ad imporsi sulla scena come personaggi e non come persone/ individui. L’impostazione registica di Emma Dante è chiara sin dal principio: siamo di fronte ad una tragedia universale, che non fa differenze di genere, <<Ti comporti da donna>> ammonisce Teseo ad Eracle sul finale della tragedia per ricondurlo alla vita, nel momento in cui l’eroe è affranto dal dolore per aver procurato la morte dei suoi stessi cari e anela al suicidio; né di età, la sorte non fa sconti ai giovani, per quanta forza possano avere i loro sogni o i piani su di loro proiettati, perché saranno inermi come gli anziani tebani di fronte alle scelte che poteri più grandi avranno in serbo per loro. Dunque l’uomo/la donna si spogliano delle peculiarità individuali e si fanno immagine dell’essere umano nella sua globalità/essenzialità. Il dolore, lo sconforto, l’eccitazione, la gioia, il coraggio, lo smarrimento sono gli stati d’animo raccontati da ogni essere umano presente sulla scena, dallo schiavo all’eroe. Gli unici cambiamenti che è possibile riscontrare sono i registri assegnati ai singoli personaggi: Megara (una bravissima Naike Anna Silipo) si avvale di toni epici nei suoi canti di dolore e disperazione; Anfitrione (altrettanto lodevole Serena Barone) indossa i panni di un vecchio dalla cadenza sicula, reggendo su di sé con battute tragicomiche il ritmo di tutta l’azione; le perplessità sulla giustizia del volere di Era che manda Iris (Francesca Laviosa) ad instillare la follia in Eracle, facendogli uccidere i suoi figli e la moglie, dopo averli protetti dal suo ultimo nemico Lico (Patricia Zanco), che li voleva uccisi per usurpargli il trono di Tebe, si esplicano in un dialogo speculare originale e coinvolgente a suon di percussioni e ritmo dance tra la stessa Iris e Lyssa (Arianna Pozzoli); in ultimo Eracle (Mariagiulia Colace), l’eroe delle 12 fatiche che diventa estremamente fragile di fronte al dolore più profondo per la perdita dei propri familiari, si muove macchinoso per tutto il tempo esasperando a tratti la consapevolezza della sua forza senza limiti, del suo essere l’immagine perfetta dell’eroe precostituito per accasciarsi da semplice uomo e decidere di affrontare il suo dolore continuando a conviverci. 

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Il corpo come medium comunicativo è la costante di questo spettacolo riuscito, non scontato che fa riflettere senza commuovere, di fronte ad una scenografia (Carmine Maringola) ben studiata che trasforma l’altare di Zeus in una sorta di tenebroso muro del pianto, con quel tocco di colore ed emozione portato in scena dalle corone di fiori che si ergeranno sul finale a lutto accanto ai corpi dei morti. 

 

Daniela Tralongo

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