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Siracusa: Immortal Zugzwang - Agatino Raciti


  • Palazzo Nicolaci Noto (map)
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"Quando negli scacchi si è obbligati a muovere ma qualunque scelta si faccia porterà alla sconfitta: questa è la situazione che viene definita Zugzwang.
Agatino Raciti, architetto per formazione ed artista per “provocazione” collega la metafora scacchistica alla perenne possibilità di movimento che la vita ci offre come privilegio ma che ci fa pagare mettendoci inevitabilmente in “scacco”. Eppure il libero arbitrio ci consente, nei limiti delle opzioni di scelta a noi concesse, incredibili emozioni e passioni che Raciti trasferisce con potenza visionari sulle sue tele, caselle di una scacchiera immaginaria.

La forza primordiale della natura e l’intensità delle passioni umane creano un ciclo immortale di energia che raggiunge il culmine nel “LSD Last Supper Drama”, attraverso una prospettiva al contrario quasi a voler indagare su quello che si nasconde dietro l’ovvio dei secoli. La nuova produzione di Raciti interroga il senso della ricerca umana, attraverso un viaggio che trasfigura il dolore, l’eros, in dimensioni di nuova profondità ricorrendo ad un repertorio iconografico e cromatico potente e contemporaneo."

Testo a cura di Antonio Pulvis

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Quadri di grandi dimensioni, caratterizzano l’ultima produzione, la cui matrice risale alla celeberrima ultima cena di Leonardo da Vinci, attualizzata in una chiave personale, che porta le tracce della formazione dell’artista e della sua ricerca sulla figura umana, scandagliata in tutto il corso della sua carriera.

La scelta di far girare le due grandi tele (LSD red e LSD blackward) sopra le teste dei visitatori come un perenne movimento che mette in risalto la maestosità delle stesse con la drammaticità di quei momenti vissuti da Cristo rappresentato da un corvo inteso come perno iconografico, storicamente collegato al mito del traghettamento delle anime verso “altri mondi”.
Alle opere rappresentanti le cinque “ultime cene” si affianca la nuova serie di opere dedicata alla leggenda di Caino e Abele intesa come disorientamento emozionale di una serie di fotogrammi sovrapposti che non fanno altro che rendere plasticamente la sensualità del gesto.