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Catania: presentazione de "La trilogia dell'Altrove"

  • 32 Via Gradisca Catania, Sicilia, 95127 Italy (map)
trilogia dell'altrove.jpg

INTRODUZIONE
di Marika Usenza

RELAZIONE SULLA
TRILOGIA DELL'ALTROVE

ALTROVE È IL LUOGO DOVE OGNUNO DI NOI RISCOPRE LE PROPRIE RADICI

Il lettore che tentasse di collocare in un genere letterario specifico i tre racconti della Trilogia dell'Altrove di Marco Ricca, non troverebbe soluzione.
Il lettore che tentasse di cercare una linea di conduzione della trama nel percorso frastagliato dei tre racconti, resterebbe intrappolato nel labirinto dell'ordito stesso, resterebbe catturato dal dedalo di pensieri, paesaggi, ricerche e scoperte che si intersecano nel tessuto narrativo. Il lettore che tentasse di fare una lettura rapida e svagata dell'opera, resterebbe incantato
dal tempo della narrazione. Il lettore che cercasse facili soluzioni o colpi di scena come nei 'romanzetti ordinari', resterebbe avvinghiato nello stupore nella meraviglia dell'insolubile. I tre racconti della Trilogia si collocano in un genere letterario misto. Pagine di prosa lirica si accostano a lunghi momenti descrittivi e si incrociano con una narrazione ora lenta ora incalzante. Una narrazione disarmonica nel ritmo, così come la vita, che in certi momenti tende a prendere le sue pause dal mondo, in altri va spedita come la moto di Mattia. La trama dei tre racconti non solo è un labirinto, ma talora diventa una selva in cui la dimensione simbolica, quella onirica, quella della denuncia e dell'indagine si intrecciano così come in un rovo di more. La lettura interpretativa non è per nulla ovvia, nè spedita. Il lettore deve aguzzare l'ingegno, deve mettere insieme pezzi di un mosaico senza indugiare nell'ammirazione della singola tessera. Così in Verso altrove ,quando Mattia entra nella cattedrale di Monreale, resta stupito dall'energia del Cristo Pantocratore che illumina la sua strada. Quando si legge
l'opera di Marco Ricca,bisogna arrendersi all'evidenza dell'impossibilità di identificare il narratore
. Nel primo racconto, è chiara e palese la presenza di un narratore autodiegetico che conduce anche rimandi metaletterari, ma in alcuni momenti il narratore tende a eclissarsi e a rendere pensieri e riflessioni come scaturiti da un pensiero antropologico collettivo. Il coprotagonista del primo racconto Mattia, che diventa protagonista del secondo, affianca la voce narrante nel primo e diventa lui stesso voce narrante nel secondo. Infine, nel Pianto del gabbiano ,la voce narrante è il narratore esterno che ricompone quel mosaico, a cui mancava qualche tessera, dei due racconti precedenti. Funzione significativa hanno le descrizioni, di paesaggi, di personaggi, di oggetti, che rapiscono il lettore e lo conducono in una dimensione altra, allucinata, surreale. Oggetti, animali, luoghi incantano e diventano cronotopi di una condizione esistenziale. Il lessico che caratterizza le parti descrittive ha un ruolo fondamentale. Le parole ricercate, talora desuete e non logorate, rendono le descrizioni come luoghi di un rapimento estatico. La parola, così, a tratti emerge dalla pagina e assume una forza preminente sull'ordito stesso. Filo conduttore accompagnato dalle varie descrizioni è il viaggio. Il viaggio di Mattia, il viaggio dell'io narrante, il viaggio di Nicola e Delia sono dei nostoi . Viaggi di ritorno, verso l'archetipo paterno e materno, verso la scoperta, la rivelazione. Ovviamente luogo privilegiato del ritorno è la Sicilia, un tempio bifronte, contemporaneamente madre che accoglie e donna enigmatica. Tema portante, collaterale al viaggio è il lavoro, che porta su due linee, quella della denuncia sociale e quella di un percorso iniziatico verso una dimensione altra, verso l'altrove , che assume in ultima analisi una funzione catartica attraverso la figura del viaggiatore mitopoietico .Nei nostoi che attraversano i tre racconti, ci sono delle guide che assolvono al compito anagogico, così è per i personaggi di Manuela, Teodoro Claude e infine l'araldico. 
Una guida che spesso è silente o che fornisce poche ma preziose informazioni utili alla scoperta. E proprio la scoperta è il fine della tensione esplorativa dei tre racconti. Il viaggio verso la scoperta di sè, verso la ri scoperta delle proprie radici, verso la scoperta degli intrighi mafiosi, degli errori di una società perbene. Chi può compiere tale scoperta? Chi soffre, chi è ai margini della società, chi, in ultima analisi, come quel Marco Ricca che dissemina elementi autobiografici dietro le maschere dei personaggi, non è omologato al sistema.

Marika Usenza


Marco Ricca nasce a Palermo il 22 marzo del 1973.
Abilitatosi come avvocato nella città d'origine, affianca alla
strada intrapresa nel corso degli studi quella segnata
dall'eredità paterna e da una vitale passione per la scrittura
. La "Trilogia dell' Altrove" integra nella connessione di tre atti, il suo primo progetto letterario
. Questa opera, nell'insieme di un quadro sinottico dallo stile poliedrico, raccoglie e pone in risalto l'amore dell'autore
per la sua Terra d'origine l'interesse a cruciali
tematiche sociali e l'intervento di ascese e vie di fuga oniriche in cui le coordinate spazio temporali sembrano dissolversi
per poi rivelarsi funzionali alle trame degli intrecci
narrativi .

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