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In occasione della Mostra del Cinema di Venezia, che oggi si avvia alla chiusura di questa 74^ edizione, il Cinit Cineforum Italiano, Associazione Nazionale di Cultura cinematografica con sede a Mestre, ha indetto anche quest’anno il Concorso “Vincenzo Gagliardi”, giunto alla 17^ edizione e il Concorso “Francesco Dorigo” (12^ edizione). Il primo, in nome di Gagliardi, figura di primo piano dell’associazionismo per la promozione della cultura cinematografica nel secolo scorso, era rivolto agli studenti degli atenei del Triveneto. Le recensioni inviate in merito ai film della scorsa stagione cinematografica, sono state esaminate da una giuria di esperti e critici, composta da Pierandrea Gagliardi (regista), Giovanni Stigliano (vincitore del premio Agis Scuola Cinema), Andrea Curcione (critico cinematografico), Giacomo Sebastiano Pistolato (NonSoloCinema.com), Neda Furlan (Direttivo Cinit) e, in qualità di segretario, Alessandro Cuk, vicepresidente Cinit. A vincere il “Gagliardi” è stata la siciliana Eugenia Avveduto. Notabilis ha voluto raggiungerla per conoscere un’altra giovane che fa onore alla Sicilia. 

Carissima Eugenia, complimenti per il “Premio Gagliardi” che hai appena vinto. Raccontaci un po’ la tua storia. Come è iniziato il tuo percorso fuori dalla Sicilia?
Ti ringrazio innanzitutto per i complimenti. Il mio percorso inizia nel 2009 quando sono andata a Torino. Lì ho studiato Architettura al Politecnico. Ma, nonostante diventare architetto fosse il mio sogno fin da bambina, studiando mi sono accorta che le aspettative non venivano soddisfatte dalla realtà. Dopo essermi laureata, con una tesi in cui il macro argomento era il cinema e l'architettura, sono tornata a vivere in Sicilia per quasi due anni, lavorando il più possibile per occupare il mio tempo e sempre alla ricerca di ambienti stimolanti, in vari ambiti, che potessero aprirmi delle strade, congrue ai miei interessi, anche in Sicilia. Ma dopo la prima esperienza fuori, a Modica sentivo di essere limitata, ci stavo stretta, avevo bisogno di fare ancora esperienze sempre nuove che potessero aprirmi più strade. Avevo voglia di studiare ancora, di fare qualcosa che potessi dire fosse veramente mio. Così ho deciso di partire ancora. Sono venuta a Venezia dove ho trovato un corso di studi che mi è parso subito molto interessante su tanti aspetti: Scienze e Tecniche del Teatro allo IUAV. Appena dico che studio Teatro tutti pensano che studio per fare l'attrice, in realtà è l'ultima cosa che mi interessa e di cui questa specialistica si occupa solo in maniera marginale. Studio tutto ciò che sta fuori dal palcoscenico, tutto ciò che c'è dietro e serve alla riuscita dello spettacolo. Molti mi chiedono anche perché io abbia scelto un corso legato al teatro e non al cinema, visto che è la cosa che più mi interessa. Ho una mia visione, ci sono dei collegamenti evidenti e necessari tra le due arti, e sentivo di dover conoscere l'una prima di affrontare l'altra. 

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Quali sono stati i primi passi che hai mosso nell’ambiente artistico – cinematografico?
Non so se posso dire di aver ancora mosso dei passi in questo ambito, diciamo che li sto muovendo. Ho svolto dei lavori nel campo cinematografico, ho girato qualche piccolo cortometraggio, nel 2016 sono stata a Vienna e ho lavorato alla realizzazione della scenografia e dei costumi per il film Jonah di Michael Maschina. Il premio che ho vinto adesso, per me è un passo importante. Mi è sempre piaciuto il cinema, il teatro, la fotografia, la musica, l'arte in genere, e pian piano metto insieme tasselli che incastrano queste passioni e spero ne possa aggiungere di sempre più consistenti. Ho studiato musica da bambina, ho frequentato corsi di teatro da adolescente, le arti sono sempre state la costante di tutta la mia vita. Per parlare di cinema posso dirvi che fin da piccola, la sera rimanevo incollata alla televisione a guardare film, "dimenticando" anche di mangiare. Poi questa passione la porto avanti costantemente, faccio ricerche, mi piace scoprire nuovi registi e mi piace molto anche andare a riprendere il cinema del passato, fare confronti, cercare le similitudini, le differenze e le innovazioni. Annoto tutto ciò che vedo: segno il titolo, il nome del regista e la data in cui ho visto quel determinato film, bello o brutto che mi è parso. Lo faccio per non dimenticare, per ricordare, per averli sempre tutti a portata di mano e in qualsiasi momento poter fare un'analisi. 

Cosa rappresenta per te questo Premio, con le opportunità formative che ti offre?
Questo premio l'ho ricevuto inaspettatamente. Ho mandato la mia recensione "Sordi contro muti: è solo la fine del mondo?" su Juste la fin du monde di Xavier Dolan, ma non mi sarei mai aspettata di vincere. Quando ho ricevuto la telefonata in cui il vicepresidente del Cinit, Alessandro Cuk, mi informava di essere la vincitrice, stentavo a crederci. L'avevo scritta e inviata più per mettermi alla prova che per vincere, e poi ho vinto. Dovrò mettermi ulteriormente alla prova dopo questo premio, e inizierò a fare sul serio. Per cominciare scriverò delle recensioni sui film visti alla 74° Mostra del Cinema di Venezia, che verranno pubblicate in riviste di settore e spero di poter continuare. 

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Cosa puoi raccontarci dell’esperienza della Mostra di Venezia? 
L'esperienza della Mostra se dovessi riassumerla in poche parole potrei dire che è stata una delle esperienze che mi hanno messo più adrenalina nella vita. Ho passato questi dieci giorni a correre da una sala all'altra, vedendo 4/5 film al giorno dalla mattina presto, fino alla sera tardi. Ho cercato di vedere tutte quelle perle che purtroppo non vengono distribuite nei cinema, ma che grazie a questa opportunità ho avuto modo di conoscere. Non era il primo festival che seguivo, e anche stavolta l'ho preso di pancia. Sono andata in overdose, ma positivamente, con poco tempo per mangiare e dormire ma tanta carica nel corpo. I film sono cibo per la mia mente, non solo in questi giorni, ogni volta che le luci in sala si spengono sento di stare bene. 
Ho seguito anche degli incontri con dei critici, grazie al Cinit: ci scambiavamo opinioni alla fine delle proiezioni e anche questo mi ha dato stimoli nuovi. Il confronto e la discussione dovrebbero avere una posizione di rilievo nel cinema e se un film non mi dà emozioni, o non mi lascia la possibilità di riflettere in seguito, per me è come se non avesse valore. E posso dire che questo festival mi ha fatto riflettere molto. Ci sono tanti giovani registi che hanno molto da dire e da far vedere. Spero che tutto il pubblico avrà la possibilità di conoscerli e apprezzarli. Basta con i soliti nomi del cinema, che spesso hanno esaurito quello che avevano da dire. Credo che il ricambio sia essenziale anche in questo campo, soprattutto perché le cose da dire ci sono e sono tante. 

Quali obiettivi ti prefiggi per il prossimo futuro?
Al momento sento che tutto sta cambiando molto velocemente. Mi sento già in ritardo, ma sento di poter recuperare e ho la giusta carica per affrontare questi cambiamenti. Sto finendo i miei studi a Venezia, e dopo è un grosso punto interrogativo. Vorrei fare la regista nella vita, pur sapendo che la strada è tutta in salita, ma come dicevo sento di poter affrontare questo percorso. Non credo di tornare a vivere in Sicilia nel prossimo futuro, non la sento pronta alle rivoluzioni che voglio affrontare per me stessa purtroppo. Nonostante questo, continuerò a portare avanti progetti, che da un po' di anni seguo, come quello del “Condominio Fotografico”, un'Associazione Culturale di fotografia, con sede a Modica. In questa Associazione, tra le altre cose, sono la responsabile del Cine(PH)orum, una rassegna che porta al cinema film e documentari di particolare interesse legati alla fotografia, insieme a ospiti che lavorano, grazie alla fotografia, nel cinema, come direttori della fotografia o fotografi di scena. 
Nel mio futuro prossimo cercherò di muovermi in tutte le direzioni, non necessariamente in Italia, per poter lavorare nel mondo del cinema. Sarei felicissima se riuscissi a vivere la mia vita girando da un set all'altro, svolgendo una qualsiasi mansione pur di starci dentro, il tutto sempre nella speranza che un giorno, magari non troppo lontano, a dirigere un film possa esserci io.

Daniela Tralongo

 

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