Francesco costa e la sua trilogia sui neanderthal

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Caro Francesco, ci conosciamo da molto tempo. Ci siamo incontrati per la prima volta a Palermo, durante uno stage organizzato da Luigi La Rosa. Sono stati giorni bellissimi scanditi dall’impegno letterario, dalle belle chiacchierate e dalle immancabili risate. Da allora ci siamo rivisti a Roma, ad Augusta, a Catania e a Siracusa, in occasione delle presentazione dei tuoi libri. I tuoi romanzi sono tanti. Da “L’imbroglio nel lenzuolo” è stato tratto un film molto suggestivo con Maria Grazia Cucinotta, che ho visto al Teatro Greco di Taormina. Da allora sono passati diversi anni e tu hai scritto altri romanzi. L’ultimo è il primo di una trilogia sul Neanderthal.

Dicci come è nato il tuo interesse sui Neanderthal?

Ho sempre avuto una grande passione per la storia e per il Settecento in particolare, mentre non avevo mai nutrito un interesse particolare per la preistoria. Durante un viaggio a Lecce, ho visitato il locale museo preistorico e sono rimasto impressionato dal mistero dell'uomo di Neanderthal e della sua scomparsa. Mi sono documentato, ho letto decine di libri sull'argomento e l'ipotesi tremenda di un genocidio, il nostro primo genocidio, il primo fra tanti, mi ha ispirato un romanzo appartenente al genere fantastico.

Questo tuo è un romanzo decisamente a tinte forti, ma anche molto poetico. Come sei riuscito in questa perfetta commistione?

Ammesso che ci sia riuscito, e ti ringrazio per la tua generosa opinione, l'importante per uno scrittore è non perdere mai di vista la temperatura emotiva del personaggio centrale, i suoi sentimenti, la sua solitudine, le sue paure, altrimenti si rischia di fabbricare una macchinetta narrativa magari anche abile, ma sostanzialmente priva di risonanza e quindi non del tutto coinvolgente, come uno di quei romanzi che leggiamo in treno per passare il tempo e di cui perdiamo poi memoria. Rimanere in ogni pagina dentro la testa del protagonista è il solo modo di far partecipare il lettore al suo dramma.

Il protagonista, Leonardo Corona, è autore e illustratore di tre romanzi per ragazzi su un cavernicolo chiamato dottor Neanderthal. Ci appare da subito come un personaggio tormentato e irrisolto. Cosa ci puoi dire su Leonardo e sul suo rapporto con la moglie e soprattutto con la madre?

Leonardo Corona, come tante altre persone, non capisce perché non è stato mai amato in vita sua. La madre lo ha rifiutato, la moglie lo ha abbandonato. Lo tormenta il timore di non essere amabile, di essere portatore di una qualche forma di diversità, un oscuro disagio che gli impedisce di stringere relazioni proficue con il suo prossimo. L'arrivo a Lecce, il susseguirsi di eventi inspiegabili, l'assassinio di una libraia, l'apparizione di uno scimmione gli sveleranno gradualmente una verità che avvalora le sue antiche paure.

di Maria Rita Pennisi

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