Sebastiano Altomare: successo e creatività del pittore avolese

Gli apprezzamenti dei quali può fregiarsi l’estro di Sebastiano Altomare, pittore avolese classe 1946, non li scopriamo di certo noi. La sua lunga carriera artistica lo ha condotto ad esporre oltre lo Stretto, e al di là dei confini nazionali, con una regolare continuità. In Toscana a Pescia, a Bologna in occasione dell’Internazionale d’Arte felsinea, in Lombardia a Casalpusterlengo, ed ancora a Forlì e a Udine fino ad approdare nella Capitale e da lì balzare verso l’Austria, la Germania, la Romania, gli Emirati Arabi Uniti. In diverse delle gallerie del nord Italia nelle quali è stato protagonista, alcune sue opere sono rimaste in mostra permanentemente. La marcia in più di Altomare, però, consiste nel fatto di essere anche un profeta in patria (aspetto tutt’altro che scontato), come dimostrano anche la partecipazione alla prima Internazionale “Unesco” a Noto e la personale “Lively Art” ancora adesso fruibile, fino a domenica prossima, presso la Galleria d’Arte contemporanea “Montevergini” di Siracusa, dove Notabilis è stato presente. Stimolante misurarsi con le sue tecniche di ricerca, che puntano sulle geometrie e su un costruttivismo dal moto, oseremmo dire, perpetuo. La sensazione, infatti, è che i dipinti non trasmettano messaggi, sensazioni ed emozioni definitivi, ma al contrario fluidi, o come si direbbe in gergo militare, “rivedibili”, aperti cioè, in seconda analisi, a nuove interpretazioni, magari anche ascendenti in direzione distinta e distante rispetto a quella che era stata imboccata precedentemente. E questa mutazione di pensiero potrebbe anche preparare l’opera stessa ad accogliere materialmente modifiche, ritocchi, elementi nuovi. Libertà regina dell’arte, insomma, com’è sacrosanto che sia, ma è altrettanto giusto che ogni creativo abbia un suo punto fermo, una sua “firma”, attorno ai quali il cerchio delle interpretazioni non può che restringersi. In Altomare questo avviene al momento della scelta dei colori: sono l’oro e l’azzurro a prevalere. L’oro fu uno dei doni del Magi a Cristo, a indicare la ricchezza interiore che il Cristianesimo era chiamato a distribuire fra gli uomini; l’azzurro è la tinta mariana e verginale per eccellenza. Tirando le somme, caro visitatore, esercita assolutamente il diritto di rielaborare dentro te l’opera a modo tuo e di non stancarti nel confrontarti con essa, ma non dimenticare l’impulso spirituale che guida la mano del maestro.

Santi Pricone