Giobbe Covatta: vi racconto la mia Africa

Non è semplice parlare con ironia, facendo ridere il pubblico e allo stesso tempo portandolo anche a riflettere su argomenti seri e delicati, come i diritti dei minori riconosciuti dalla Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e il modo in cui questi non vengano sempre rispettati in Africa. Ci si deve muovere in punta di piedi, con estrema sensibilità e delicatezza. Giobbe Covatta, pseudonimo di Gianni Maria Covatta, ci riesce magnificamente nella sua “Divina commediola”, una versione dell'Inferno dantesco spassosa e divertente, toccante e piena di contenuti, andata in scena il 4 e il 5 novembre al teatro Donnafugata di Ragusa Ibla. La ricca stagione teatrale, diretta dalle sorelle Vicky e Costanza Di Quattro con la consulenza artistica dell’attore Carlo Ferreri, è iniziata con due sold out e con grande entusiasmo dei presenti.

In questo viaggio esilarante, Giobbe Covatta/Ciro Alighieri (parente partenopeo alla lontana di Dante) è guidato da un Virgilio che è un ragazzino africano, il quale ci fa conoscere il suo Paese con le sue problematiche, i suoi bambini, i suoi luoghi magici, il cielo pieno di stelle, le sue tradizioni e contraddizioni, la mancanza d’acqua e di igiene, i piccoli ospedali, così come il gran cuore di questa gente, la loro semplicità e la capacità di stupirsi con poco. Due ore in cui il mattatore di Taranto si è scatenato, tra temi di attualità, battute sulla nostra società, aneddoti e la speranza di un futuro migliore. Covatta racconta al pubblico ibleo la sua Africa, conosciuta bene attraverso innumerevoli viaggi, del suo amore per un Paese in realtà poco conosciuto con i suoi bambini e le sue bambine, le quali subiscono violenze già ad 11 anni dai 100.000 italiani che ogni anno vanno alla ricerca di sesso facile.

Testimonial di Save the Children, l’attore e scrittore va molto orgoglioso della scuola creata nel 2001 a lui intitolata, per garantire un’istruzione ai più piccoli. Come racconta a noi di Notabilis, “è un privilegio per me poter parlare nei teatri e in televisione di argomenti a cui tengo particolarmente. Sono stato in Africa anche in situazioni rischiose, come quando in Ruanda c’era la guerra civile o in Sudan per il conflitto d’indipendenza nord-sud. Lo faccio sempre con curiosità, stimoli, amore e soprattutto rispetto per culture diverse dalla nostra. Noi occidentali non dobbiamo e non possiamo sempre partire dal presupposto che siamo sempre e comunque nel giusto!”. Dalle sue parole traspare ciò che sente. Tutto questo amore arriva al pubblico. Dritto al cuore.

Alessandra Leone