52° Ciclo di Rappresentazioni Classiche: agli attori la scena, a noi la critica

Maggio 2016. Ritornano le rappresentazioni classiche nella città archimedea, comincia la stagione di caos, turisti ed economia. Sarà forse un caso che entrambe le tragedie di quest’anno si appellino a riscoprire propositi nobili? Elettra (Sofocle) ed Alcesti (Euripide). Due donne. L’una restia ad abbassarsi al potere, desiderosa di vendicare la morte del padre e onorare il suo nome. L’altra, donna purissima, dalle nobilissime intenzioni, pronta a sacrificare la sua stessa vita in nome dell’amore per il marito, Admeto. Due tragedie dal valore etico non irrilevante. Entrambe ben fatte ed entrambe stanno riscuotendo consensi.
Tra le due, potremmo dire che la prima sarebbe da preferire se si ricerca l’effetto empatico, se ci si vuole addentrare nell’humus tragico del dolore di una figlia che dopo aver perso il padre, decide di non sottomettersi al potere e di proclamare contro tutto e tutti la sua fedeltà alla propria identità e dignità. Federica Di Martino (Elettra), tra tutti, merita la standing ovation per la grandiosa sincronia mimetica che riesce a sviluppare in accordo a quella drammatizzazione di recitato e danza. I suoi movimenti e tormenti seguono di pari passo il respiro struggente. La regia di Gabriele Lavia si distingue per l’equilibrio della resa globale, con una sapiente alternanza di ritmo e intensità della storia rappresentata, con una scenografia minimale in cui tutto è corroso e inquietante alla vista e all’udito, con una scelta dei costumi (di Andrea Viotti) frammisti tra uno stile classico e contemporaneo e le musiche (di Giordano Corapi) appena accennate, che bene si inseriscono negli spazi a loro dedicati.
La seconda, invece, la consigliamo a quanti vogliono approcciarsi con “la tragedia a lieto fine”, a quanti vogliono sperimentare prevalentemente l’eccellente plasticità corale, che con un ingresso di grande impatto, sulla scia di una processione cristiana di stampo siciliano con i veli neri delle donne anni ’50, gli uomini con la coppola e la banda, scandisce la solennità del momento iniziale della regia di Cesare Lievi. Un’eccellente Alcesti, quella interpretata da Galatea Ranzi, concede oltre alla vita anche la scena al marito (Danilo Nigrelli), vittima degli eventi e del fato che si dimena nella spettacolarizzazione di un sentimento che però non riesce ad esprimersi ai massimi livelli. Ad egli si affianca il sarcasmo dell’Ercole di Stefano Santospago, che riesce ad accelerare la scansione di tempi che appaiono un po’ dilatati nelle scene precedenti.

Daniela Tralongo