Una "Norma" fuori dalla Norma

Sembrava che il sipario si fosse chiuso definitivamente in quel 1958 dopo la rappresentazione de “I pagliacci” di Leoncavallo ed insieme ad esso la speranza di dare ad una piazza culturale come Siracusa ciò che più le spettava. Finalmente 58 anni dopo, la città ha tirato un sospiro di sollievo, accogliendo a braccia aperte il proprio teatro con l’affetto di una madre che rivede dopo tanto tempo il proprio figlio. In occasione della serie di eventi dedicati alla riapertura dell’incantevole edificio di fine Ottocento, lo scorso sabato 21 gennaio ha avuto luogo l’esibizione musicale eseguita dall’Orchestra Jazz del Mediterraneo. Il tema centrale della performance è stato un fil rouge che ha unito una delle più famose opere del celebre compositore siciliano Vincenzo Bellini, la “Norma”, con le sopraffini armonie del jazz. Lo spettacolo è stato preceduto da una breve ma esaustiva introduzione del vicesindaco del comune di Siracusa, Francesco Italia, che insieme al direttore di produzione, Nello Toscano, hanno aperto la scena. L’arrangiamento creato dal direttore d’orchestra Paolo Silvestri si è rivelato da subito coinvolgente, stabilendo una salda empatia con gli spettatori. Un volo solo andata dalle Gallie a New Orleans: è stata questa l’impressione percepita, come se fosse stato sempre così, come se nulla avesse modificato il corso naturale dell’opera, ma semmai aggiunto un’esaltazione di note e pause, arricchite dalla densa storia del jazz, frutto della dura vita sui campi svolta da uomini che ingiustamente venivano appellati come schiavi. L’azzardata rivisitazione in chiave jazzistica è risultata dunque un chiaro successo, grazie anche all’esecuzione di Paolo Fresu, che con i suoi assoli di tromba e flicorno ha dato voce all’opera, guadagnandosi il ruolo di protagonista. Un’esibizione degna del nome del grande musicista sardo, che ha riportato in mente capisaldi come John Coltrane, Miles Davis o Louis Armstrong. Le grandi abilità tecniche dei componenti d’orchestra, unite alle straordinarie doti artistiche del direttore, hanno permesso di creare una commistione di suoni sorretta da una perfetta armonia, tale da trasformarsi in azioni visibili e tangibili da chi si trovava ad ascoltare, facendo rivivere agli spettatori la trama dell’opera. Un arrangiamento denso di virtuosismi che ha dato il meritato spazio ad ogni elemento, dal pianoforte al contrabbasso fino ad arrivare alla batteria, legandoli all’elemento principe, l’orchestra di fiati. Il riscontro positivo del pubblico non si è fatto aspettare, numerosi e scroscianti sono stati gli applausi che hanno piacevolmente interrotto l’esibizione nei vari momenti di picco, dando anche il via ad un meritato bis. Non si è trattato solo di musica, ma di uno spettacolo a tutto tondo, i gesti naturali, le movenze, l’approccio mimico di chi sente e matura dentro di sé le melodie, seppur in maniera contenuta, hanno fatto da invito convincendo anche gli spettatori più scettici. Dunque non si può fare altro che scrivere bene di questa esperienza, grazie anche ad un’ottima organizzazione da parte degli addetti ai lavori, ma soprattutto grazie ad una location splendida come quella del Teatro Massimo di Siracusa, una vera bomboniera nel cuore di Ortigia. Antichi ricordi nostalgici di una città agli splendori hanno inondato l’animo dei cittadini siracusani e non, che si sono dimostrati pronti a vivere questa esperienza, con la speranza che andare a teatro non sia più un evento occasionale, ma che rientri nella “norma”.

Antonino Lombardo