Un vulcano di idee: Liliana Nigro

Una donna che è un vulcano d’idee, catanese d’adozione e per scelta, creativa, amante della cultura, del suo lavoro, dei suoi ragazzi che difende a spada tratta. Di certo una persona di carattere: questo e molto altro viene in mente quando s’incontra Liliana Nigro, docente di Storia del Costume all’accademia di Belle Arti di Catania, la quale mette amore e passione in tutto ciò che fa. L’abbiamo incontrata alla sedicesima edizione dell’evento “Nessun Dorma”, che come ci ha svelato la prof. Nigro “è una mostra dedita a Sant’ Agata, il mio anelato amore, che mette in luce, tramite gli abiti dei miei ragazzi, la storicità sacra e profana agatina. Il connubio con la nota Maison Casablanca”, continua piena di entusiasmo, “è facilmente spiegabile: Amelia Casablanca e i suoi meravigliosi figli Giovanni, Nino e Fabio hanno subito accolto la mia richiesta di fare da testimonial alla mostra, sostenendo con tre borse di studio in denaro e, cosa ancor più interessante, con tre stage presso il loro atelier, tre dei più meritori artisti, così da unire sartoria e stile ormai riconosciuto nel mondo. Sempre alla ricerca dei ragazzi, tra passato e futuro in nome dalla moda e della cultura”. Secondo voi, cari amici, potevamo farci sfuggire un’intervista alla prof. ssa Nigro? Assolutamente no! Ascoltandola solo per pochi minuti ci ha conquistato e ci ha trasmesso tante emozioni positive.

Gentile Prof.ssa Nigro, titolare della cattedra di Storia del costume presso l’Ente Etneo e vulcanica curatrice di eventi, come e quando nasce la sua passione per rendere più bella la sua Catania?

Non sono catanese. Sono nata a Ragusa, vissuta a Buccheri, ma catanese per scelta. Dai tempi universitari mi innamorai follemente di questa città meravigliosa, della sua e mia Etna, della sua e mia Santuzza e di tutto ciò che gli apparteneva. Sento una similitudine forte, dirompente, a volte fisica senza eguali. Ma a dire il vero non so attribuire una data specifica, anche se lego il tutto quando per la prima volta, circa 20 anni fa, mi trovai in mezzo ai festeggiamenti agatini e, se fino ad allora io e Catania ci piacevamo, lì ci fu il colpo di fulmine, l' amore oltre ogni limite, l' empatia di chi sa di appartenersi e amarsi per sempre. Proprio a Catania decisi di partorire la mia unica figlia, Lorenza, scegliendo così di avere un legame ancora più intenso ed indissolubile. Comprai quindi casa e mi auto nominai “chiu' catanisa dei catanisi”.

Ci racconta qual è stato il suo percorso per arrivare a ricoprire la cattedra di Storia del costume? Deve essere una materia molto affascianante…

Il mio percorso è stato arduo ma deciso. Ci ho sempre creduto ed ho lottato, non cedendo nè a lusinghe nè a compromessi. L’Accademia di Catania dove oggi, con onore ed un po’ di merito, sono titolare di quattro prestigiose cattedre inerenti tutte alla storia del costume e all’ organizzazione di eventi, era la mia accademia da alunna; i miei colleghi di oggi sono stati i miei professori, ma io lo volevo così fortemente, come quando vuoi che dopo la notte arrivi il giorno, e così fu. Mi laureai con 110 lode e diritto di pubblicazione, conseguii l’abilitazione e nel momento che mi chiesero di scegliere la città dove volevo insegnare io non risposi, ma gridai “Catania!”. Sono una docente amata rispettata e che a sua volta adora gli alunni, considerandoli parte della mia famiglia

Come riesce a coinvolgere i suoi ragazzi dell’Accademia nelle sue iniziative? In quale modo riesce a creare questi fantastici e importanti “sposalizi” ? È complicato?

Coinvolgere i miei ragazzi è facile, naturale, istintivo. Propongo loro quello che ogni insegnante dovrebbe fare: li scaravento fuori dalle mura didattiche con mille eventi, li porto nelle passerelle, diamo vita a mostre e kermesse di moda e costume. Gli creo stimoli veri esuli dai libri o dalle convenzioni, gli parlo con il cuore e li guardò con l’anima, li provoco, li accudisco e INSIEME vinciamo.

Che risposta ha da parte dei giovani? Come li vede? Desiderosi di lottare e di rimanere in Sicilia per cercare di migliorarla o preferiscono allontanarsi per cercare fortuna fuori?

La risposta dei miei allievi è magica, forte, decisa. Io amo la mia terra e chiedo loro di lottare per trovare nella nostra Sicilia il loro futuro. Chiedo loro di innamorarsene, di non lasciare alla sonnolenta noia dell’ ignoranza la nostra amata terra. Si parla tanto di crisi,ma la crisi è determinata da uomini privi di interesse; l’inerzia e l’abbandono ci costringono a fuggire. Io da buon guerriero non mollo: sono abituata a lottare per chi amo e per le cose che amo, credo nei miei " figli", che hanno le mie parole nel cuore. I più forti resistono, combattono e vincono come ho vinto io rimanendo per scelta in Sicilia, culla di popoli e culture che l’ hanno resa una delle aeree culturali e sociali più belle

Li vede così “bamboccioni” i suoi alunni oppure pieni di voglia di fare?

Di " bambocci" ne ho conosciuti pochi. Con me c’è una selezione naturale che implica coraggio, grinta e voglia di fare. I miei alunni si affidano a me, mi danno il privilegio di insegnare loro ciò che detengo nella mia testa e nel mio cuore; in ogni attimo passato insieme sviluppano e fortificano i loro sogni e io li spingo a credere, a provarci e a non arrendersi

Quali le prossime iniziative in cantiere?

Iniziative tante e varie: oltre alla moda e all’ arte io ho il piacere di avere la direzione artistica della Big band L HJO Jazz Orchestra. Amo la musica e mi piace cantare, ma oltre il canto fa capolino qualche interessante proposta teatrale… Magari sarà il caso di non scindere nulla: il canto non preclude la moda e il teatro non nega l’ insegnamento. Amo vivere sfrenatamente, trasversalmente, mi agito tra genio e follia e ringraziandovi per la pazienza avuta nell’ascoltarmi mi reintegro nel mio convulso universo meraviglioso.

Alessandra Leone