Sicilia: la terra delle contraddizioni di Charlotte Theodora Vital

SIZILIEN: LAND DER GEGENSÄTZE

Sizilien: ich habe „das Land, wo die Zitronen blühen“ in den letzten Jahren immer näher kennenlernen dürfen. Schon W. von Goethe hat von diesem Land berichtet und mit Begeisterung nicht nur die
Fauna und Flora und Gesteine beschrieben, sondern auch die Menschen und Eigenheiten der Bevölkerung.
Wenn man mit dem Flugzeug über Palermo eine Schleife zieht, wird einem sofort klar, dass Sizilien etwas Besonderes ist, und man sich auf Neues gefasst machen darf, mit dem man vorher nicht gerechnet hat. Die schroffen, von der späten Nachmittagssonne geröteten Felsen, die nicht unbedingt einladend wirken, fordern einen zum genauen Hinschauen auf.
Die Begrüßung der Kolleginnen und Austauschfamilien am Flughafen ist so herzlich, dass die Angst vor dem Unbekannten sofort verfliegt. Alles Gepäck wird in den Autos verstaut und wir begeben uns auf der Autobahn Richtung Stadt. Nun ja: da kommt man an einer Stelle vorbei, die, wenn man gut unterrichtet ist, auf einmal ganz kalt ums Herz werden lässt. Die dunkle Seite der Insel wirft sich einem an den Hals. Doch geht es weiter und das Ankommen, die neuen Gerüche und die Begrüßungen drängen sich wieder in den Vordergrund.
Sizilien ist nicht nur das Land, wo Zitronen wachsen, sondern eine Insel, wo viele andere Früchte und Gottesgaben die Sinne erfreuen, die wir aus dem „Norden“ nur vom Supermarkt her kennen: Orangen, Mandarinen, Artischocken, Mandeln, Pinienkerne und Vieles mehr. Seeigel, die von Fischern frisch ins Restaurant gebracht werden, dort auseinandergehackt und an die wartenden Leute auf der Straße gereicht werden. Diese Szene wirkte auf mich sehr archaisch und hinterließ einen bleibenden, etwas ambiguen Eindruck.
Immer wieder habe ich versucht zu erfühlen, was Sizilien für mich ausmacht. Da ist erst einmal die Andersartigkeit der Menschen, der Natur, der Kunst, der Geschichte usw. Wahrscheinlich ist es überhaupt das Andere, Fremde, was mich neugierig macht und ungemein anzieht.
Woanders in Italien habe ich noch keine solchen Gegensätze bemerkt wie in Sizilien. Auf der einen Seite gibt es wunderschön renovierte Gebäude, die äußerst geschmackvoll, modern und gepflegt wirken. Auf der anderen Seite sind mitten in der Stadt riesige Ruinen zu sehen, welche von Palazzi stammen, die im 2. Weltkrieg zerstört wurden und die Jahrzehnte schon so dahin vegetieren. Da stellen sich viele Fragen für den Betrachter, und man bekommt meist keine klare oder schlüssige Antwort.
Die „Riserva naturale dello Zingaro“ in der Nähe von Palermo ist für mich der Inbegriff des Paradieses, so wie ich mir einen wunderschönen, magischen Ort vorstelle. Er strahlt eine Zuversicht und Ruhe aus, die vom warmen Sonnenlicht noch eine verschwommene, traumhafte Patina erhält.
Dennoch wurde früher von dieser zauberhaften Küste aus auf Thunfische Jagt gemacht und in blutrünstigem Kampf zur Strecke gebracht. Wieder erschaudere ich bei dem Gedanken, dass so Schönes neben so Schrecklichem bestehen kann.
Auch die unterschiedlichen Landschaftsformen zeugen von großen Gegensätzen. Dort sind lieblichste, sanfte Hügel zu erkennen und dann ragen wieder schroffe, bizarre Felsformationen aus der Landschaft. Es gibt Sandstrände und abfallende, ins Meer ragende Kluften, die prädestiniert dafür sind, schaurige Geschichten zu erfinden.
Wenn ich an die Herzlichkeit, die Wärme und an das leichte Lebensgefühl der Sizilianer denke, tue ich mir mit der Vorstellung schwer, dass die Bevölkerung so viele Schwierigkeiten auf sich nehmen musste.
Wenn ich in Sizilien bin, habe ich das Gefühl, als würden all meine Poren ständig mit angenehmen Dingen gefüllt werden. Die Wärme, das Essen, der Umgang mit den Menschen: all das bringt mich auf ein höheres energetisches Niveau, das mich irgendwie glücklich macht.
Wenn Sie den Film von Wim Wenders „Palermo Shooting“ kennen, dann ist es genau dieses Gefühl des „Entschleunigens“, hin zur Muße und zu seinem eigenen Kern, das da beschrieben wird. Die Nähe zu sich selbst hängt auch mit dem Tod zusammen.
Das Gemälde „il trionfo della morte“, welches in der „Galleria regionale di Palazzo Abatellis“ in Palermo zu sehen ist, trägt zu dieser Stimmung des Ausgeliefertseins an das Unausweichliche bei.
Dieses Auf und Ab, diese gefühlsmäßigen Höhen und Tiefen machen aus der Insel Sizilien ein prägendes und anziehendes Erlebnis, das einen nicht mehr loslässt. Sizilien hat in den letzten Jahren nichts von seiner Faszination und Anziehungskraft eingebüßt und bleibt auch weiterhin eine Attraktion, von der man nicht mehr gleichgültig nach Hause zurückfährt.


Negli ultimi anni ho avuto l'opportunità di conoscere sempre meglio e sempre più da vicino «la terra in cui fioriscono i limoni». J. W. von Goethe ha già raccontato di quest'isola, parlando con entusiasmo non solo della flora, della fauna e del territorio siciliano, ma anche dei suoi abitanti e delle loro peculiarità.
Arrivando in aereo e osservando Palermo dall'alto, ci si rende immediatamente conto che la Sicilia rappresenta qualcosa di veramente particolare e, già da subito, si realizza che bisognerà fare i conti con qualcosa di assolutamente nuovo, qualcosa mai considerata prima. Le aride colline, tinte di rosso dai raggi del sole al tramonto, non sembrano particolarmente attraenti, finché non vi si rivolge uno sguardo più attento e preciso.
In aeroporto, l'accoglienza delle colleghe e delle famiglie ospitanti è talmente tanto calorosa da spazzare immediatamente via la paura dell'ignoto. Carichiamo i bagagli in auto e ci avviamo verso l'autostrada, direzione Palermo centro. Ed ecco che ci si trova a passare da un luogo che provoca una fitta dritta al cuore. E proprio qui, il lato più buio dell'isola suscita un grosso nodo in gola. Proseguiamo e i nuovi odori, accompagnati dal calore della gente, tornano immediatamente in primo piano.
La Sicilia non è solo il paese in cui fioriscono i limoni, ma è un'isola in cui tanti altri frutti e doni divini allietano i sensi. Arance, mandarini, carciofi, mandorle, pinoli: cose che noi "del nord" vediamo solo nei supermercati. I ricci, portati al ristorante direttamente dai pescatori, vengono tagliati a metà e offerti alla gente che aspetta in piedi il proprio turno. Questa scena, apparsa ai miei occhi come qualcosa di arcaico, ha suscitato in me una sensazione a dir poco ambigua, confusa.
Ho sempre cercato di capire cosa rappresentasse la Sicilia per me. La prima cosa che mi viene in mente è la diversità della gente, della natura, dell'arte, della storia. Probabilmente è soprattutto "il nuovo", "lo sconosciuto", a incuriosirmi e attrarmi fortemente.
Da nessun'altra parte in Italia ho mai notato tante contraddizioni come in Sicilia. Da una parte costruzioni stupende, edifici ristrutturati con buon gusto e dall'aspetto curato. Dall'altra, proprio in mezzo alla città, enormi rovine che stanno lì da decenni in uno stato quasi vegetativo. Tutto ciò scatena delle ovvie domande nella mente dell'osservatore, domande che però non presentano risposte chiare o esaustive.
La Riserva naturale dello Zingaro, nei pressi di Palermo, rappresenta per me l'essenza del Paradiso. Un luogo meraviglioso, magico, che emana pace e speranza, con i suoi caldi raggi del sole che spargono una sfocata patina surreale. Tuttavia, un tempo in questi luoghi incantevoli venivano cacciati i tonni, portati allo stremo e catturati in seguito a scontri spietati. E ancora una volta rabbrividisco all'idea che tali bellezze siano sempre affiancate a simili orrori.
Anche i diversi paesaggi mostrano delle grosse contraddizioni. Si ergono colline dolci e rigogliose ma anche rupi aride e insolite. Enormi distese di sabbia da un lato e rocce a picco sul mare dall'altro.
Se penso alla cordialità, al calore e alla gioia di vivere dei siciliani, faccio fatica a immaginare le difficoltà con cui questa gente ha avuto che fare.
Quando sono in Sicilia, ho come la sensazione che tutti i pori del mio corpo si riempiano continuamente delle bellezze che mi circondano. Il calore, il cibo, il rapporto con le persone: queste cose mi conducono a un livello più alto e pieno di energia, un livello che mi rende felice in qualche modo.
Si tratta dello stesso sentimento descritto nel film di Wim Wenders "Palermo Shooting", che consiste nella necessità di riconsiderare la propria essenza e di scoprire un nuovo sguardo, più lento e rilassato, con il quale affrontare la vita. Avvicinarsi a se stessi vuol dire confrontarsi anche con la morte.
Il dipinto Il trionfo della morte, conservato a Palermo nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis, emana questo stato d'animo dell'abbandono del sé all'inaffidabile.
Questi alti e bassi, così sentimentali, scaturiscono in me delle esperienze seducenti e indimenticabili da lasciare il segno. La Sicilia rappresenta un luogo affascinante e incantevole e continua a sedurre coloro i quali la visitano e tornano a casa non certo uguali a prima, non più indifferenti.

Traduzione Martina Messina

La carta in più dei siciliani di Patricia Camerota

"It is breathtaking", my sister whispered as we neared our final destination in Catania, Sicily. Our jaws dropped as the great and beautiful Mt. Etna entered our sights, greeting us as we began our descent into this beautiful country. It was a warm summer day in July, my first time outside of the United States, and it was the most exciting day of my life.

My sister and I eating Granita for the first time | Photo by Sarah Greenberg

My sister and I eating Granita for the first time | Photo by Sarah Greenberg

After being in a pressurized cabin for the past eight hours, I was very much looking forward to my first breath of Sicilian air. Immediately, we were bombarded with hugs and kisses on both cheeks (right cheek first, lef cheek second!) by family we hadn't seen in years. Stepping out into the hot Sicilian sun together, I could feel my entire body absorbing something special.
As we began our small road trip to the beachtown of Aranella, jet lag took over. I watched as Mt. Etna shrunk further into the distance, and this was the last image I saw before shutting my eyes to rest. I couldn't tell if what I had seen was a dream.
There is no accurate way to describe the feelings of wonder I experienced when walking trough the streets of Siracusa, Sicily, particularly Ortigia. Ortigia has an incredibly rich history, conquered by so many diverse goups of people throughout the past thousands of years. Now a days, the city is bustling with people from all over the world, yet still wearing it's ancient ruins as a badge of honor. In America, our history's oldest buildings and artifacts can be found in Boston, which is very close to where I live. These originis of America, however, only date back to around 400 years ago. However in Ortigia, like Rome, I was able to walk through the same streets that people had been walking on since the dawn of civilization. I have never felt history as a tangible presence when walking through historic areas of Boston, however when walking through the streets of Ortigia, it is impossible to ignore.
Siracusa has been noted as one of the major powers of the Mediterranean world at one point in history. To know that this land had endured so many monumental events throughout its existence was very intriguing to me, and for this, I fell in love with the city. As we explored, I encountered many memorable ruins, architecture, people and of course, food. To be honest, I appreciated every aspect of the culture which involved food. The cuisine is essential to the Sicilian people, for it initiates traditions, and promotes quality time with the ones you love. I could spend a great portion of this article solely praising the delicacies of Sicily, however I will isolate a few stand-out meals for the sake of the readers...

The life-changing Nutella Pizza | Photo by Sarah Greenberg

The life-changing Nutella Pizza | Photo by Sarah Greenberg

We proudly ate our way through Sicily, wheter it was around the table, on the streets, or in a bar.

Although the Nutella Pizza was life-changing, my story comes back to the fantastic mandorla. I had only heard my Nonna tell us stories of how they would spread the almonds outside on a tarp to bake in the hot summer sun, so that they could dry out. To me, the traditional process was, infact, a compelling sight. This practice has clearly been passed down for generations, in which the people are "hands on" about the foods they consume. I felt the same joy in seeing these almonds scattered about as I did when seeing how many people grew their own vegetables and fruit. These agricultural skills were still highly valued in Sicily, where as the same cannot be said for America. It was an inspiring sight, maybe not to most, but to me. I came across countless numbers of almonds (which are double in size of a typical American almond), scattered about, absorbing the sun's warm rays on that beautiful July day.
In America, almonds are very popular, and are said to have a lot of health benefits. However, they are very expensive to buy already roasted, and most people do not like to buy raw almonds to roast themselves. Knowing how expensive they can be back at home, I was amazed to see so many of them in the street in one batch. I grew very fond of the various ways in which the almond could be consumed in Sicily. Whether they are natural, in a paste, in a pastry, or served on ice as a granita, almonds were a staple food item in the Sicilian culture that held importance. Since coming home, I began drinking Almond milk, wich has only become very popular in the United States within the last 5 years.
Although I could write a novel about my life-changig trip to Sicily, I recount these particular stories in the hope that more Americans travel to Sicily with an open mind, heart, and mouth !
No book or movie could ever fully encapsulate the wonderes of Sicily, and I was lucky enough to experirience only a portion of those wonders.


"E' da perdere il fiato", sussurrò mia sorella non appena eravamo vicino alla nostra meta, Catania, Sicilia.
Sbigottite, abbiamo incrociato lo sguardo del signor Etna, che ci salutava, lungo la discesa per questo bellissimo paese. Era una calda giornata di Luglio, ed era il giorno più eccitante della mia vita.
Il pimo approccio? Abbracci e baci - uno per ogni guancia, prima la destra, poi la sinistra -. Così respiravo la Sicilia per la prima vola, e proseguendo per il breve tragitto in macchina, guardavi il signor Etna che metro dopo metro si allontanava, e quello fu l'ultimo ricordo prima di immegermi in paesaggi che mai avrei immaginato. E' difficile spiegare a parole l'emozione di camminare lungo la storia di Siracusa, di affiancare rocce e monumenti concepiti millenni addietro, di guardare la complessità ed eterogeneità della cultura del suo popolo, arricchitosi conquista dopo conquista di elementi nuovi, senza mai permettere di cancellare il proprio passato. E' difficile rendere per immagini letterarie quella sensazione, tanto più per una ragazza abituata a leggere il cartello "monumento storico" più che altro nella città di Boston, per edifici costruiti tutt'al più quattrocento anni prima.
E tra le escursioni e le scoperte architettoniche, monumentali e paesaggistiche, come fare a non citare anche il cibo. Sebbene personalmente apprezzi ogni aspetto culturale in cui sia presente, per la Sicilia il discorso diventa più articolato, perchè il gusto è parte integrante della cultura locale e attorno ad eso i siciliani hanno eretto un intero stile di vita e un approccio peculiare alla convivialità. Su questo argomento potrei sviluppare pagine intere ma sicuramente farei uno sgarbo ai lettori. E allora ne ho scelto una piccola porzione, perchè sebbene testare una pizza con la notella sia stata un'esperienza sconvolgente, ciò che maggiormente ha attratto la mia curiosità e poi il mio interesse, è stata la mandorla. Esatto! Fino a quel momento avevo solo sentito parlare delle mandorle da mia Nonna, da quei racconti in cui mi spiegava come in Sicilia si usasse mettere al sole le mandorle per farle bene asciugare durante le assolate giornate estive. E così quando le ho viste, nelle loro innumerevoli espressioni, come frutti ma anche biscotti - veri e propri esempi di arte pasticciera -, o ancora sotto le spoglie della fantastica granita, guardandole, così presenti nella quotidianità dell'isola, è stata un'esperienza incredibile. Perchè allo stesso modo, ho potuto notare quanta distanza ci sia tra la cultura dalla quale provengo e quello che ho visitato: noi analiziamo e studiamo l'efficacia delle più svariate attività, ne divulghiamo il valore in termini di benefici e di statistiche ma non applichiamo, tuttavia, quelle stesse nozioni. La tradizione storica e sociale della Sicilia è cristallizzata, invece, lì, tra quei giardini ricchi di frutti di ogni genere che difficilmente non trovi in ogni famiglia. Quel legame tra la terra, i frutti di quella terra e la tradizione privata familiare sono stati uno degli elementi che maggiormente mi hanno ispirato. E quindi la mandorla, i suoi benefici in termini di salute, e la nostra non curanza ad assumerla più spesso, sia che esse siano cotte - in questi casi responsabile è anche il prezzo elevato - oppure crude.
Ed eccomi qui, a scrivere le mie impressioni e i miei ricordi di quell'incontro con quell'isola lontana, che a piccoli sorsi oggi rivedo in quel latte di mandorla che da cinque anni inizia a diffondersi anche in America e la mia speranza p che molti dei miei connazionali partano per la Sicilia con una predispozione più aperta non solo degli occhi, ma anche del cuore e del palato, perchè la Sicilia li attenderà con un'infinità di emozioni, ed io mi sento già fortunata ad averne vissute una piccola parte.