Costanza DiQuattro con il suo libro “La mia casa di Montalbano” ha fatto tappa a Siracusa: con lei i luoghi dell’anima e il gioco della rimembranza

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Siracusa - La presentazione de “La mia casa di Montalbano” di Costanza Di Quattro, edizioni Baldini+Castoldi, la cui forma narrativa assimilabile alla  diaristica occhieggia  al romanzo, è divenuta operazione di recupero del passato che, filtrato dalla memoria, si adorna di un’aureola di mistero. Uno scrigno dunque anche di suggestioni offerto  al lettore  con un linguaggio semplice e intimo che a tratti attinge dai registri  formale e aulico.  La trama prende l’abbrivio nella  Sicilia degli anni ’90, quando Costanza ancora bambina trascorreva l’estate nella villa dei nonni affacciata sui castelli di sabbia e lambita dal mare.

A relazionare su “La mia casa di Montalbano”  è stata Emma Di Rao la quale, nella libreria “La casa del libro Mascali” di Marilia Di Giovanni, ha sottolineato, innanzitutto, la valenza atipica del titolo. «Non rappresenta  una scelta orientativa, ma originale, contenente una deviazione rispetto al codice linguistico, poiché l’aggettivo possessivo “mio” viene ribaltato dall’espressione seguente “di Montalbano.»  Uno scarto dovuto alla successiva trasformazione del “nido”, la casa di Punta Secca  rappresentativa dello stato di delizia dell’ infanzia di Costanza in set televisivo per la produzione dei film di Andrea Camilleri e che “destabilizza l’io dell’autrice, corrodendone il senso di appartenenza.” Emma Di Rao, poi, ha evidenziato come l’io narrante coincida non soltanto con l’io biografico, cioè con il personaggio principale della vicenda che è la stessa Costanza, ma anche con l’io letterario cioè con l’autrice. «Una triplice declinazione dell’io – ha detto – che assolve varie funzioni nell’impianto narrativo e che risulta essenziale alla resa letteraria, in quanto l’io narrante, recuperando con la memoria il passato dell’io biografico, cioè il passato di Costanza, permette all’io letterario di attuare quella trasfigurazione del reale che è un tutt’uno con l’esito poetico.» Dal canto suo, Costanza Di Quattro, ha evidenziato il ruolo centrale della madre che, di fronte alla reiterata reticenza del padre nel concedere la casa al location manager della Palomar, incaricato di trovare una location per le riprese televisive, si assunse l’onere della decisione, dettando, però,  talune prescrizioni.

Costanza Di Quattro ha descritto, poi, il  suo incontro  nella villa – crocevia di intellettuali  – con il “mefistofelico” Bufalino, durante uno dei tanti rinfreschi allestiti  nella terrazza dove la tavola era un mosaico di  brocche di caffè freddo e aranciate. Infine, ha raccontato della visita fatta al “maestro”,  per illustrargli la progettata stesura del libro a cui Camilleri diede immediatamente il suo placet. Un libro che per la  veneranda età del compianto Andrea Camilleri suonò, forse, come l’apologia di un’antica felicità e del nostro  vago senso di appartenenza. 

Lucia Corsale

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