La Cannoloterapia da Siracusa arriva fino in Giappone

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SIRACUSA - «Una sera di febbraio mi arriva un messaggio da parte di una mia amica che vive a Singapore e che non sentivo da molto tempo, nel quale c’era scritto “e poi capita di accendere la televisione e trovare Franco Neri, incredibile!”». A scovare un talento ed una passione per i prodotti che realizza che «non sono solo semplici scontrini ma ricerca ed attenzione, cura ed amore per il risultato finale» e che di certo si possono definire “incredibili” è stata la troupe di un programma televisivo nazionale giapponese NHK, che conta milioni di telespettatori in tutta la nazione e che nello scorso mese di novembre ha dedicato delle sequenze al «Mokambo diffuso», per poi proseguire il proprio tour in Svizzera e concluderlo a Parigi. 

Una vera e propria ricerca dell’attività di famiglia, di via Pausania a Siracusa, che da anni porta avanti la tradizione, fedele a se stessa, ma con la capacità, allo stesso tempo, di abbracciare la modernità dando vita, così, alla “Cannoloterapia”, che se inizialmente era considerata un’istituzione per il territorio ha ormai saputo superare anche i confini d’oltre oceano. «Abbiamo avuto come la sensazione che ci abbiano tenuto d’occhio per settimane se non mesi - racconta Franco Neri -. Non a caso le fasi che hanno preceduto la messa in onda sono state numerose: un primo contatto telefonico, un secondo contatto via email per poi arrivare ad un sopralluogo iniziale durante il quale abbiamo avuto l’occasione di conoscere il regista, un giapponese doc, sobrio e tutto d’un pezzo, e solo dopo siamo arrivati, nel mese di novembre, a realizzare le vere e proprie registrazioni che avrebbero utilizzato in ultima battuta per la messa in onda del programma». 

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Poco meno di 10 minuti, mandati in onda il 2 ed il 26 febbraio sulla rete NHK, durante i quali viene inquadrata piazza Duomo, Ortigia ed il suo mare increspato di fine novembre ma vengono anche raccontati tutti i momenti che danno vita al cannolo: dall’impasto, alla lavorazione della ricotta, che è mista e mai pura, fino ad arrivare alla fase finale ed alla reazione per i clienti. «Durante la registrazione siamo stati a disposizione della troupe per quattro giorni che si sono rivelati molto intensi - prosegue Neri -. Con mio fratello Massimo, che da nostro padre ha ereditato il dono di saper maneggiare ed esaltare la materia prima, abbiamo mostrato la realizzazione della cialda, la cottura, la farcitura del cannolo che infine spolveriamo con un tocco di cannella, una vera e propria “droga” che stimola l’olfatto e prepara il gusto all’istante dell’assaggio». 

E se la famiglia Neri si dovesse spiegare come sia stato possibile che lo staff di un programma televisivo giapponese sia stato in grado di intercettare e raccontare la loro tradizione dolciaria la risposta, in realtà, è semplice. «Non ci siamo soffermati a lungo sul perché fossimo stati scelti noi - racconta Franco -. Non siamo nuovi né al panorama nazionale né a quello internazionale. Inoltre aver vinto, nel 2012, il primo premio al concorso “Sapore innovation award” della fiera di Rimini con la nostra “Perla di mandorla al Moscato”, ha permesso che da quel momento in poi iniziassero nuove opportunità: dalla presenza al Master in comunicazione e marketing di Tor Vergata ad un dialogo sempre più fitto con Roma».

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La tradizione ed innovazione dolciaria dei Neri continua a percorrere il proprio personale ed ormai “autonomo” giro del mondo con il «Mokambo diffuso» e la «Cannoloterapia» che in numerosi scatti, più di migliaia, immortala le perle di mandorla o il primo morso al cannolo. «Non abbiamo inventato niente che già non facessimo da anni - conclude il pasticcere ed esperto in comunicazione - ci siamo limitati ad immortalare le nostre creazioni e la soddisfazione dei clienti, che poi è anche la nostra, nel momento in cui addentato i nostri dolci dopo avergli spiegato come li abbiamo realizzati e gli ingredienti, rigorosamente autoctoni, che abbiamo scelto per produrli. È questa la vera terapia e si tratta di un “gioco” che ha ormai vita propria e si alimenta da sé grazie anche all’intraprendenza dei nostri clienti». 


Emilia Rossitto

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