Gatto Nero non addomesticabile e la sua wall art tra sacro ed attualità

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L’immagine di Santa Lucia con un piatto vuoto in una mano e che lascia intendere ti stia osservando con un gesto pronunciato dalla mano sinistra, la figura di Sant’Agata stretta nella morsa di una piovra ma anche la riproduzione parziale del dipinto Ulisse e le sirene, datato 1837, e realizzato dal pittore inglese William Etty, che nella versione “da strada” faceva indossare ad una delle sirene una maglietta con la scritta «Stop invasione» ed alle spalle delle tre donne un fotogramma della nave Sea Watch 3 a sostituire l’imbarcazione del valoroso Ulisse. Sono solo alcuni dei poster murali, che campeggiavano tra i vicoli di Catania e Siracusa e si raccontano da sé, ideati dall’artista siracusano “Gatto nero non addomesticabile” e che sia a Siracusa, che a Catania, hanno lasciato traccia per poco tempo sui muri e a lungo nei ricordi dei cittadini che si sono trovati ad attraversare quelle vie. Che siano piaciute o no, le opere irriverenti e provocatorie dell’artista, di certo non sono passate inosservate e sarà possibile ammirarle, ancora una volta, il 24 ed il 25 aprile nei locali dell’Antico mercato di Ortigia, nel cuore di Siracusa. 

Gatto nero non addomesticabile”, nonostante tuteli fermamente la propria identità, ci ha concesso un’intervista raccontandoci il suo personale modo di vivere l’arte, vera e propria esigenza comunicativa, mai lasciata al caso ed alimentata da approfondimenti artistici, culturali e politici. Lo street artist ha tutta l’intenzione di continuare a coltivare le proprie capacità e, perché no, destare gli animi alla maniera dei filosofi ma attraverso le immagini.



Parlaci di te, abbiamo letto che sei siracusano, ce lo confermi?  

«Esatto, ma non è del tutto rilevante. Potrei benissimo essere palestinese e non farebbe alcuna differenza, spero». 



Quanti anni avevi quando hai realizzato il tuo primo poster murale e in quale contesto è nata la tua passione per l'arte? 

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«Circa 10 anni, disegnai con i gessetti colorati degli enormi peni accompagnati dai nomi dei miei compagni, ricordo ancora l'ira dei miei genitori. Da allora non ho più abbandonato la strada».




Sei noto per i tuoi poster murali alcune volte provocatori, con quale tecnica li crei, e qual è il processo che precede la realizzazione delle opere? 

«Sostanzialmente si tratta di elaborazioni digitali stampate su carta ed affissi, la tecnica si chiama paste-up. Il mio approccio con il processo creativo è abbastanza spontaneo, talvolta è l’opera stessa ad ispirarmi ma il più delle volte è la vita quotidiana e tutto ciò che mi circonda a suggerirmi la tematica da affrontare». 




Credi che tramite l'arte si possano veicolare messaggi che facciano riflettere, che stimolino le coscienze, o che creino dibattito? A Siracusa ed a Catania le opinioni si sono divise, era uno dei tuoi intenti? 

«Credo di sì, per l’arte in generale, ma credo che per la street art sia quasi un obbligo veicolare un messaggio. Al di là dell’ego, la decisione di “attaccare” su di un muro ed imporre al pubblico una propria produzione deve necessariamente scaturire dal bisogno di comunicare qualcosa. Dividere le opinioni e creare un dibattito, che si rivedano le proprie posizioni o se ne affermino i principi, è il mio obiettivo principale».




Protagoniste delle tue opere sono spesso immagini a carattere religioso, perché questa scelta? 

«La società italiana è inevitabilmente legata alla religione cattolica, presente in ogni dove, antropologicamente parlando fa parte di noi, di ogni cittadino, anche di chi non crede. Quindi lanciare un messaggio attraverso lo strumento di propaganda religiosa che ha forgiato la società nei secoli ha una doppia valenza: una riflessione su ciò che eravamo e su ciò che siamo diventati ma sopratutto quanto tutto questo ha avuto un peso nell’evoluzione della società e se siamo ancora in tempo per modificarla».




Nessuna pietà-Gatto Nero non addomesticabile-Siracusa

Catania e Siracusa sono le uniche città in cui sono state affisse le tue opere? 

«No, a dire il vero ci sono state delle occasioni in cui ho affisso alcune mie opere in altre città come Roma e Torino, ma non avevo ben chiaro cosa stessi facendo, non c’era un progetto o un nome». 




Cosa puoi aggiungere sulle immagini che hai realizzato, ce n'è una alla quale sei più legato?

«Preferisco non aggiungere altro alle opere già apparse. Da un punto di vista puramente emotivo direi che è Santa Lucia il poster a cui sono più legato. È un soggetto ricorrente nel mio passato e non escludo continui ad esserlo nel futuro».




I tuoi poster sono stati protagonisti per una notte, proprio nei giorni scorsi, al Ma di Catania… ci anticipi qualche novità sui prossimi progetti? altre mostre in cantiere? 

«C’è molto in cantiere tra strada e mostre, il 24 ed il 25 aprile alcune mie opere saranno presenti al Moro Festival che si terrà all'Antico Mercato di Ortigia, ma la strada è il mio chiodo fisso. Sto pianificando una serie di "azioni" sparse al di là dello stretto».




Ultima curiosità: si tende spesso a censurare la street art, per lo meno quando non è "su commissione", e si sente dire che la motivazione è spesso quella di "voler tutelare il patrimonio pubblico da atti vandalici", pensi sia davvero così? O non siamo in grado di riconoscere un potenziale valore aggiunto? 

«Potremmo dire che la verità è un altra, la street art, quando illegale, è impossibile da controllare. Io ad esempio opterei per l' illegale se il legale limitasse la mia libertà, in qualsiasi modo e su qualsiasi livello. Da qui il “non addomesticabile”».




Emilia Rossitto

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