Orto Capovolto - La cooperativa che vuole portare il verde a Palermo

PALERMO - Melanzane, pomodori, tenerumi ma anche erbe aromatiche. Sono solo alcune delle proposte e degli innesti urbani della cooperativa sociale Orto Capovolto di Palermo, la comunità che ha dato vita ad un progetto che non vuole solo essere un proposito ma un vero e proprio stile di vita. Un modo per dire ai bambini che “i pomodori non crescono nei supermercati”, e spiegare agli adulti che “anche e soprattutto in città, vivere circondati da spazi verdi, possibilmente coltivabili, è possibile”. A raccontare la storia di Orto Capovolto è stata Angelica, l’ideatrice.


Orto Capovolto, quando è nata l’idea e perché avete scelto di definirlo così?

«Un’idea che è nata con la collaborazione del mio compagno, Giorgio, che si è sempre occupato di educazione ambientale rivolta ai giovani. Sono un architetto e lavoro per lo studio di famiglia, un giorno, di circa cinque anni fa, è nata l’esigenza di realizzare un orto su di un tetto di un cliente e questo ci ha permesso di studiare ed approfondire la realizzazione degli orti urbani. Da quel momento abbiamo iniziato ad approcciarci anche con la parte didattica, puntando molto sull’educazione; una caratteristica che definisce e connota il nostro operato. Successivamente abbiamo sviluppato e proposto un progetto che si chiama Orto Incolto ed abbiamo iniziato a sottoporlo alle scuole. Il laboratorio prevede un momento dedicato alla progettazione del giardino con annesso l’orto, una fase rigorosamente condivisa con i bambini e in un secondo step si procede con la vera e propria realizzazione di ciò che avevamo preventivato, fino ad arrivare alla raccolta dei prodotti, articolando gli incontri con lezioni teoriche e momenti pratici. È così che si è aperto un intero mondo dedicato agli orti urbani che si compongono, oltre che da gli orti didattici, anche da orti  terapeutici, da orti condivisi e quelli con integrazione sociale, o semplicemente gli orti per l’autoproduzione domestica. “Capovolto” perché c’è la volontà di sperimentare l’orto in diverse direzioni e sfruttandone tutte le potenzialità e i diversi punti di vista». 

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Quanti e quali sono gli attori protagonisti del progetto?

«Ad oggi sei persone compongono la cooperativa sociale, tra i quali, oltre me e Giorgio, anche Lisa, Claudia, Riccardo e Salvatore, ma vige il principio della porta aperta in ottica di condivisione del lavoro. In base ai progetti che portiamo avanti vengono coinvolte diverse figure professionali e varie competenze: collaborano con noi gli educatori ambientali, che assumono un ruolo fondamentale avendo il nostro progetto come interlocutori principali i bambini, ma anche un biologo nutrizionista, ed un garden designer».



Un progetto nato e cresciuto a Palermo, che nel corso degli anni ha avuto modo di realizzare dei lavori anche dei fuori porta, con l’intenzione, però di continuare a scommettere sul territorio…

«Ci hanno chiamati spesso da tutta la Sicilia e insieme alla Farm Cultural Park di Favara siamo andati a Roma, ciononostante è nostro interesse rendere la città di Palermo più verde e più commestibile, la vera motivazione per la quale è nata anche la nostra cooperativa. Dal punto di vista della riqualificazione urbana stiamo affrontando un periodo che potremmo definire “difficile”, poiché molti dei progetti che abbiamo portato avanti fino ad oggi stano subendo un momentaneo rallentamento per questioni burocratiche. La maggiore soddisfazione consiste nella relazione che riusciamo ad instaurare con i bambini delle scuole. Proprio nei mesi di maggio e giugno, quando i progetti sono in fase di completamento raccogliamo i frutti del nostro impegno anche sul piano umano. Riusciamo realmente a vedere negli occhi dei bambini la passione che hanno investito ed allo stesso tempo l’opportunità di aver imparato che un pomodoro non cresce in un supermercato. Riescono, inoltre, ad attribuire un nuovo valore al tempo: una cosa fondamentale al giorno d'oggi e che si può scoprire molto facilmente collaborando alla realizzazione di un orto».



Cosa ti ha colpito di più nel rapporto instaurato con i bambini, vostri interlocutori prediletti…

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«Mi colpiscono in modo particolare i disegni. Una delle prime consegne consiste appunto nel rappresentare attraverso i colori il loro orto ideale. La fantasia dei bambini è lasciata libera da condizionamenti le spiegazioni che facciamo, non a caso, sono solo successive al disegno. I disegni si compongono di orti meravigliosi ed abbiamo imparato che sta proprio lì la differenza; l’orto, nell’immaginario collettivo, è visto come un entità a se stante e ben al di fuori del contesto urbano, realtà che invece noi cerchiamo di “capovolgere”. Il nostro obiettivo è mostrare loro come sia possibile realizzare un orto anche in città. Il disegno poi cambia e si trasforma e nascono orti sui tetti o finestre coltivate e l’orto, nei loro disegni, si riesce a collocare in luoghi a volte impensabili».



Un percorso intento a riqualificare solo gli spazi pubblici o che si occupa anche dei privati?

«Entrambi. Ci dedichiamo sia alla progettazione e realizzazione di orti privati che alla rigenerazione urbana del verde di spazi pubblici. L’anno scorso insieme al Rotaract Palermo est abbiamo realizzato un giardino condiviso a Ballarò e quest’anno lo stesso progetto è partito, la settimana scorsa, nel quartiere della Kalsa. Alla base ci sono diversi incontri di progettazione partecipata: si procede con una mappatura dei desideri della comunità coinvolgendo residenti, attività commerciali e tutti quei soggetti che vivono il quartiere. Insieme a loro progettiamo il giardino e poi lo realizziamo fisicamente con il supporto di tutti coloro che vogliono prendere parte all’iniziativa. Coinvolgere la cittadinanza, per dare vita al “giardino dei loro sogni”, è l’obiettivo finale. Non ci concentriamo in un unico quartiere ma mettiamo il nostro tempo e le nostre competenze a servizio di tutta la città. Riusciamo ad essere presenti anche grazie alla rete che siamo riusciti a cucire con le associazione che vivono il territorio in prima persona». 



Un riscontro molto positivo da parte di tutti gli interlocutori..

«Molto positivo. L’anno scorso oltre al giardino di Ballarò abbiamo trasformato, in collaborazione con l’Università di Palermo ed il professore Monteleone, su iniziativa del comitato “Ballarò significa Palermo” una strada, la salita Raffadali, in un giardino a cielo aperto che in quell’occasione è stato anche manifesto di “Palermo Capitale della cultura”, ora lavoriamo affinché quel progetto diventi definitivo».



È possibile trovare una mappa di tutti i punti verdi che sono stati realizzati negli anni?

«Ci ripromettiamo sempre di farlo ma non siamo ancora riusciti a realizzarla. Attualmente siamo intenti nel dare vita a “Porta verde” che prevede la riqualificazione partecipata di un grande giardino, che potremmo difinire quasi un giardino segreto vicino piazza della Kalsa, nel centro storico di Palermo, ed allo stesso tempo ci prepariamo alla chiusura dei progetti che abbiamo portato avanti negli istituti comprensivi nel corso dell’anno scolastico. Poi siamo in attesa dell’approvazione, da parte del consiglio comunale, del regolamento sugli orti urbani condivisi che significherebbe una bella conquista».



Emilia Rossitto

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