Alla Vuccirìa di Palermo il degrado si combatte a suon di poesie

PALERMO - Girando per le strade del quartiere si notano subito, queste frasi affisse sui muri, che si mischiano con i murales e le scritte dei writers notturni.

Renato Guttuso - “La Vucciria”

Renato Guttuso - “La Vucciria”

Le parole sono quelle di Jacques Prévert, Alessandro Manzoni, Khalil Gibran, scritte a mano su dei fogli di carta, spesso recuperati da imballaggi. Poesie, attaccate ai muri delle strade della Vucciria, uno degli storici mercati all’aperto della città di Palermo, luogo simbolo e cuore pulsante del capoluogo regionale siciliano, ritratto anche in una celebre opera del maestro Renato Guttuso.

L'idea di un artigiano locale è quella di rilanciare, attraverso la bellezza della letteratura e del messaggio che questa trasmette, un quartiere che vuole cambiare veste, lasciandosi alle spalle il degrado, la criminalità, i rifiuti e le facciate cadenti dei palazzi in stato di abbandono. Non semplici scritte sui muri, ma fogli mobili, quasi fossero una sorta di “manifesto”. A lanciare l'iniziativa l'artista e fotografo Paolo Caravello, tra gli artigiani della bottega Alab "Bucciria", inaugurata da poco in via Argenteria, luogo che rappresenta l'ultima scommessa del quartiere e che ha portato all'arrivo di nuovi artigiani, che a giugno inaugureranno altre attività commerciali.

L’artista Caravallo ha affermato che lo scopo di questa iniziativa era quello di portare bellezza in Vucciria, posto in cui ha deciso di avviare la sua attività nonostante le tante difficoltà. Ha iniziato attaccando sui muri circa venti poesie, un paio proprio di fronte la sua bottega: è stata una scommessa. Alcune sono state strappate, ma non ci si ferma. L'artista rivolge, infatti, a tutta la città l'appello a scrivere e ad attaccare versi sui muri della Vucciria, dicendo che solo l'unione tra cittadini e il senso civile portano cambiamento. Una piccola rivoluzione che parte dalla cultura, un gesto di ribellione gentile ma forte, così come lo sono le parole prese in prestito dai grandi poeti del passato, così come lo è la volontà di Palermo di rinascere e rinnovarsi.

Francesca Brancato

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