Lisistrata da Siracusa sarà a Cipro: l’intervista a Elisabetta Pozzi 

 

Elisabetta Pozzi

Vince contro la guerra, la più dannosa delle follie umane. Lisistrata, la fiera ateniese che ‘scioglie gli eserciti’, la geniale stratega delle pareti domestiche, piega gli uomini e ne sconfigge la natura bellicosa, incitando tutte le donne a un esemplare e ricattatorio sciopero del sesso. Si concludono oggi le repliche siracusane della “Lisistrata” di Aristofane nella sapida, colorata e ammiccante messa in scena diretta da Tullio Solenghi per la 55aedizione del Festival organizzato dall’INDA. Tra pochi giorni il debutto al Teatro greco-romano di Cipro dal 10 al 14 luglio. Nel ruolo della bella e fiera ateniese una grande protagonista e signora della scena italiana, l’attrice genovese Elisabetta Pozzi. Autorevole e carismatica, con eleganza e leggerezza, pur con la forza dialettica di un’arguta intelligenza, la sua Lisistrata muove i fili della commedia umana sul più piccante dei temi: il sesso.

“I questi giorni lo spettacolo ha preso il volo anche nella capacità degli spettatori di lasciarsi andare”, racconta la Pozzi, “È stato un bagno di energia e di entusiasmo. Abbiamo sentito il pubblico partecipare con grande divertimento ai risvolti amaramente ironici di un tema che, ahimè, riguarderà sempre l’essere umano. Diciamolo pure, Lisistrata nelle intenzioni dello stesso Aristofane è uno spettacolo popolare che muove anche corde basse. Alla prima c’è stato un pubblico di addetti ai lavori un po’ con la puzza sotto il naso e piuttosto ingessato. Lo dico bonariamente e trovo legittimo che ciascuno esprima un giudizio. Ma è stato bellissimo, e per certi versi sorprendente, assistere a un crescendo nella risposta divertita e coinvolgente”.

 

-       Dopo tante eroine tragiche, Lisistrata rappresenta per lei una novità.

“Sì, è la mia prima volta con la commedia a Siracusa. Trovo che la comicità sia più complessa da rendere rispetto al registro tragico. Fare ridere richiede un impegno quasi superiore: c’è molta tecnica e bisogna osservare rigorosamente i tempi. A questo si aggiunge che Solenghi voleva fare uno spettacolo popolare ma offrendo momenti di riflessione che, a mio avviso, hanno ancora più forza proprio perché immersi in questo circo, in questa sarabanda carnacialesca che invita alla risata crassa. Tutto in linea con lo spirito aristofanesco. Persino il cameo di Lopez, che si conclude con una telefonata all’autore, non ne tradisce lo spirito irriverente e caustico”.

 

-       Com’è stato lavorare con Tullio Solenghi e cosa avete concertato per il personaggio di Lisistrata?

Lisistrata 2019

“A Tullio mi lega una lunga amicizia. Il nostro debutto artistico al Teatro Stabile di Genova, stessa scuola. Poi abbiamo preso strade diverse. Questa è stata una splendida occasione per ritrovarsi e, per quanto mi riguarda, per fare un’incursione nella commedia sostenuta dalla sua esperienza e da una compagnia di attori formidabili. Ho apprezzato in Tullio la chiarezza del disegno registico, la volontà di sbrigliare le corde della comicità trattenendole però all’interno della volontà di far riflettere. E ci sono due momenti molto intensi, uno di Aristofane (il Coro sul tema delle navi) e l’altro nel finale (il testo di Simone Savognin), che mi hanno dato la libertà si trascorrere lungo una vasta gamma di registri. Lisistrata è una donna forte, una grande regista della Storia e del destino umano. Solenghi la immerge in una dimensione mediterranea e multietnica. Bellissima la trovata dei dialetti nazionali per rendere l’idea del panellenismo e le musiche”.

 

-       Donne contro la guerra è il tema di questo Festival.

“Ce ne vorrebbero di Lisistrate! Il potere rimane ancora nelle mani degli uomini, se si fa eccezione per le poche donne presenti ai posti di comando. La guerra è comunque un affare degli uomini, nasce da una spinta innata alla sopraffazione. Siamo quasi assuefatti allo stato di guerra, anche a livello del nostro quotidiano, anche senza l’uso di armi, nella contrapposizione sempre più violenta delle idee. Il conflitto è tra noi, sempre. E le guerre combattute in paesi apparentemente troppo lontani da noi, prima o poi ci riguarderanno. Non possiamo rimanere indifferenti, bisogna assumersi la responsabilità, per esempio, delle ondate migratorie dall’Africa legate al comportamento violento dell’Occidente benestante. La donna è portatrice di un pensiero di pace, perché la guerra ne uccide i figli. Penso sempre alla forza simbolica del corteo delle madri israeliane e palestinesi unite per fermare gli eccidi. Sono piuttosto scettica, non credo che la pace possa essere una condizione perpetua. Certo, è assolutamente importante parlarne, educare alla pace, esercitare l’intelligenza al servizio di attività costruttive. Il Teatro non deve smettere di lavorare in questa direzione, che è poi quella delle sue origini. I Greci sembrano aver detto tutto. Questo spiega il fascino, la grande potenza d’attrazione dei teatri di pietra e del repertorio classico. Davvero immortale!”.

 

-       Quali altri impegni la attendono?

“Peccato che, a parte il debutto a Cipro, questo spettacolo non preveda una tournée italiana. Sono certa che sarebbe stato un successo. A settembre inizierò le prove di “Hecuba” dell’autrice inglese contemporanea Marina Carr, con la regia di Andrea Chiodi, che debutterà al Teatro Olimpico di Vicenza e verrà ripreso a maggio del prossimo anno a Brescia. Poi mi dedicherò alla regia di “Viaggio al centro della terra” di Verne con Graziano Piazza nel ruolo di Axel. Quindi riprenderò la tournée di “Apologia” della Campbell, che farà tappa anche a Palermo”.

Giovanna Caggegi

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