Global Climate Strike: cosa dobbiamo temere?

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CLIMATE STRIKE - Ci siamo chiesti perché oggigiorno il tema dell’emergenza climatica sia diventato un vero e proprio “trend” rispetto a 30 anni fa. La risposta non è delle più felici, poiché il riscaldamento globale, l’inquinamento ambientale e marino, l’aumento delle malattie e la mortalità prematura non sono un argomento “da salotto”, ma sono realtà viventi e avvalorate non solo da degli studi scientifici ma da fatti di cronaca reali.

Si pensi ai 22 chili di plastica rinvenuti nello stomaco del capodoglio rinvenuto a Porto Cervo verso fine marzo o agli alti livelli di metalli pesanti ritrovati nelle carni dei tonni.

7 milioni di persone nel mondo soccombono a morte prematura a causa della smog, con le emissioni di gas serra attuali è previsto per la fine del XXI secolo un aumento delle temperature di oltre 3°C rispetto ai livelli pre-industriali (ANSA, 3 giugno 2019) e persino una realtà apparentemente innocua come un allevamento intensivo di bestiame può portare ad una alta concentrazione di rifiuti.

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Tutto ciò è una realtà di cui l’uomo non può più esimersi di trascurare, poiché le soluzioni richiedono una attuazione immediata e incisiva. 

E se “un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso” (Mahatma Gandhi), allora dobbiamo fare partire il cambiamento dalla nostra persona adottando “mode” green come la raccolta differenziata, il riciclo dei vestiti usati, l’adozione di una corretta condotta civico-ambientale, l’utilizzo della bici piuttosto che la macchina, limitare l’utilizzo di buste e oggetti in plastica e altre iniziative che vi esporremo nei prossimi articoli in occasione dell’adesione di Notabilis al Global Climate Strike.


Viviana Nobile

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