Intervista a Maria Grazia Bellia, l'insegnante che dirige in Lis

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La sua visione di didatta è racchiusa in un suggerimento da fornire agli studenti “sapersi riconoscere in ciò che si fa, trovare il coraggio di essere se stessi, crederci, studiare perché non si può prescindere dalla storia e dalla cultura, trovare una propria strada capendo se c’è qualcosa da dire e dirla” e “non intraprendere questa carriera se non si è colto profondamente quello a cui sei chiamato a fare: far crescere attraverso la musica in maniera armoniosa i cittadini del futuro come un vero e proprio impegno politico. Un’insegnate, d’altronde, agisce anche sul sistema delle credenze e delle convinzioni incitando l’autonomia del pensiero. Ognuno avrà il proprio credo pedagogico ma che ne abbia almeno uno”. Un consiglio che suona come la chiave della realizzazione personale. Maria Grazia Bellia è una docente catanese anticonvenzionale che da oltre vent’anni lavora a Roma e che non solo sa cogliere le buone opportunità che la vita le presenta ma che soprattutto sa crearle non ponendo limiti alla creatività. Ecco che anche l’insegnamento si fa arte. Apprendere può diventare un gioco bellissimo, imparare si traduce in un’esperienza emozionale tutta da vivere. Ed è grazie a quella capacità di inventarsi attraverso l’insegnamento, che nel suo caso non è un dovere ma una passione, che nascono, tra gli altri, i progetti del coro della Mani Bianche, primo in Italia e destinato ai bambini non udenti ma e il progetto del Coroscenico, una proposta teatralizzata ed inedita del canto, dove l’arte della musica e della messinscena si fondono a servizio dei più piccoli e non solo, una nuova didattica della coralità che promuove una buona pratica corale accessibile a tutti attraverso l’uso della voce e del corpo in movimento all’interno di uno spazio scenico. Bellia da insegnante-ricercatore ha operato e riflettuto intorno alle potenzialità offerte dalla musica d’insieme nel creare ambienti d’apprendimento inclusivi delle differenze sociali, psicofisiche e culturali. Con il coro “NoteinCantate” della SPM “Donna Olimpia” ha registrato per la RAI i canti della serie del cartone animato POKO. Attualmente è docente di Pedagogia della musica per didattica all’Istituto Musicale “Vincenzo Bellini” di Catania. 

Il progetto del coro delle Mani Bianche, il primo esperimento rivolto anche ai non udenti in Italia, quando nasce e come si sviluppa?

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Nasce a San Vito al Tagliamento nel 2010 poiché la signora Nonino, dell’azienda produttrice di grappa, che da tempo finanzia progetti culturali e lo stesso premio Nonino che da diversi anni, sin dal 1975, celebra le personalità dello sport, della cultura e dell’arte di tutto il mondo, premiò quell’anno Naibeth Garcia la musicista venezuelana che insieme al marito, Johnny Gomez, negli anni Novanta si pone il problema di comprendere come coinvolgere i bambini che per motivi fisici non potevano accedere all’uso dello strumento. Nel corso della stessa edizione il caso vuole che fosse presente anche Giovanna Marini, nota al mondo per essere stata maestra del celebre cantautore De Gregori, ma meno nota per essere la più grande ricercatrice di etnomusicologia in Italia che ancora oggi, all’età di 84 anni, conduce numerose ricerche in tutto il territorio italiano, direttamente sul campo, registrando i canti. Marini essendo una donna lungimirante, fondatrice della scuola Popolare di musica di Testaccio a Roma, mi aveva vista dirigere un coro di bambini ed utilizzare come ausilio alla memoria dei gesti con le mani che raffigurano e precedono la parola, veri e propri codici convenzionali. Mi propone così di dare vita al coro della Mani Bianche apprendendo la tecnica direttamente da Naibeth per poi riproporla a Testaccio. Nel frattempo, costituiamo un gruppo di lavoro composto anche da Laura Boccia, Isabelle Binet e Tullio Visioli ed impariamo quello che potevano in pochi giorni, tornando a casa impregnati dall’aria di gioia ma preoccupati per la responsabilità che ci stava affidando Giovanna. Seguiamo poi un corso di formazione sulla Lingua italiana dei segni con Mimma Infantino, per imparare a veicolare ad un pubblico di udenti e non udenti un canto utilizzando un’altra lingua. Mimma, anche lei siciliana di Agrigento, a sua volta impara la Lis poiché ha vissuto a Roma in convitto, ospitata dalla comunità sorda che poi inviterà a Testaccio alle nostre esibizioni. In pochi mesi è una vera e propria esplosione. Nell’idea iniziale il coro Manos Blancas nasce in Venezuela anche per contrastare la criminalità, con l’intenzione di includere tutte le disabilità ed offrire ai bambini un’opportunità concreta di inclusione. In Italia il coro è proposto in particolare ai non udenti, inoltre, nasciamo a Testaccio ma successivamente si verranno a comporre due scuole in base anche alla linea di pensiero che le contraddistingue e che tendono, in un caso, a seguire fedelmente il modello originario, nell’altro a differenziarsene. Grazie alla collaborazione di Mimma e Tullio e coinvolgendo anche Nadia Boccale fondiamo il Coro Mani Bianche Roma. Abbiamo quindi gestito la formazione dei ragazzi non solo per farli diventare bravi con i segni ma offrendo loro la possibilità di fare musica e di danzare. In realtà i non udenti sentono le vibrazioni e nonostante non abbiamo il concetto di ritmo riescono a vivere l’esperienza musicale. Un progetto nato grazie ad una concatenazione di eventi e che presto si è diffuso nelle scuole. Si tratta di un’attività rivolta a tutti, udenti compresi, ti esprimi utilizzando due lingue contemporaneamente e lavorando su diverse aree celebrali. La risposta dei bambini è di fascinazione totale perché in quella fase lavori nel silenzio. Ai concerti invece il coro delle Mani Bianche si esibisce con un coro che canta fornendo l’opportunità di svolgere un’attività normalissima.

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Tra le tappe più rappresentative in cui si è esibito il coro quale potremmo citare?

Beh, i nostri ragazzi sono stati invitati a Rosolini qualche anno fa, nel 2011, ricevendo, in occasione di uno spettacolo pubblico, l’accoglienza del sindaco che per loro ha rappresentato un momento di gioia e soddisfazione. Inoltre, siamo stati invitati anche alla trasmissione televisiva andata in onda su Sky, Italia’s Got Talent, dove siamo stati coinvolti da due semifinalisti che proponevano un brano interpretato in Lis. Un’emozione non indifferente.

Quali sono i canti che proponete e come avviene la traduzione?

Alcuni canti seguono il nostro gusto personale ed altri, invece, ci sono stati suggeriti dal coro che canta. Eseguiamo brani come Le tasche piene di sassi di Jovanotti ma anche l’Inno d’Italia. Quando si fa la traduzione non è mai perfettamente coincidente ad ogni singola parola, ma si tratta di una traduzione artistica che portiamo a termine ispirandoci alla Lingua dei segni. Questa scelta è dovuta anche ad una questione di eleganza. Sono diverse le variabili: bisogna stare attenti al procedere della frase musicale e sintetizzare i segni poiché numerose parole non possono essere tradotte. Alla traduzione lavora un esperto in Lingua dei segni, un musicista ed un non udente, che deve approvare il risultato finale. Un processo artigianale, cucito su misura, che segue la ricerca della poesia del segno. Si conclude quando le due componenti del segno e dei parametri musicali sono soddisfacenti.

Un coro rivolto solo ai bambini o che, in una fase successiva, ha saputo coinvolgere anche gli adulti?

Si sono appassionati molto anche gli adulti che ci seguono, ad esempio, quando ci siamo esibiti in occasione della Giornata mondiale del sordo, in piazza Venezia a Roma, hanno partecipato le comunità sorde provenienti da tutta l’Italia. Abbiamo inoltre lavorato per l’Ente nazionale sordi di Bologna e Modena, un modo per dire che il nostro lavoro viene ufficialmente riconosciuto.






Emilia Rossitto

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