L’arte di strada di Banksy si fa barocca! Cosa aspettarsi dalla passeggiata tra le sue opere a Noto

Bomb Hugger

Bomb Hugger

Noto (Sr) – Banksy: the show must go on è il titolo dell’allestimento in mostra dal 18 Aprile scorso fino al prossimo 31 Ottobre 2019, presso il Museo Civico Ex Convento di Santa Chiara. 

Dedicata all’artista inglese, di cui ancora oggi l’identità resta un mistero, la mostra si compone di 23 opere totali provenienti da collezioni private, organizzata dall’Associazione culturale napoletana “Il centro”,  avente come curatore Jesus Antonio Iorio e patrocinata dal Comune di Noto.

Non si tratta di un’esposizione di grandi dimensioni (motivo per il quale il costo per visitarla appare un po’ caro, 10 euro per il biglietto standard), ma l’allestimento proposto offre al visitatore una quantità di elementi sufficienti per entrare a contatto con uno degli street artist più in voga degli ultimi tempi. Ciascun lavoro presenta inoltre la spiegazione dello stesso sia in italiano che in inglese, agevolando in questo modo lo spettatore. Lo stile è quello dei suoi murales, che grazie alla tecnica stencil gli consentono di dar vita in poco tempo a raffigurazioni incisive. Il sarcasmo, l’ironia e la denuncia di una società troppo incentrata ad annullare le libertà collettive, all’insegna di un consumismo dilagante, che genera nuove forme di schiavitù, emerge con prepotenza mascherata da quella dolce ingenuità delle scelte cromatiche a volte pastello o di personaggi infantili. 

Napalm

Napalm

Di fronte a Napalm (serigrafia del 2004), meglio nota come Can Not Beat That Feeling, la reazione è potente, amara e drammatica al tempo stesso. Ad essere raffigurati eppure sono due noti e ingenui personaggi del mondo contemporaneo, Topolino da una parte e Ronald McDonald dall’altra, che tengono per mano una fanciulla. Un piccolo dettaglio vuole che la bambina posta al centro, una vietnamita di appena nove anni, sembri fuggire nuda e con gravi ustioni. In questo caso infatti Banksy ha riscritto la nota immagine del fotografo Nick Ut scattata ai tempi della guerra in Vietnam e ne ha fatto uno scorcio trainato da quei simboli pop della cultura americana, quasi a mettere a fuoco la dicotomia in atto tra la parte del mondo capitalistica e la restante. Questo tema, insieme alle scelte dell’occidente di diffondere la democrazia, a detrimento spesso della pace collettiva o a chiari riferimenti di scissione e crisi sociale, si rincorrono durante l’intero percorso.

A girl with balloon

A girl with balloon

Non manca neanche il suo lavoro più noto, A girl with balloon. Apparsa per la prima volta nel 2002 sul lato di un ponte sulla South Bank a Londra, lo stencil raffigura una bambina protesa a lasciar andare il suo palloncino rosso a forma di cuore, lasciando all’occhio di chi guarda tutta una serie di considerazioni e possibili interpretazioni tra cui la fragilità, l’innocenza o le speranze che abbandonano la fanciullezza. Motivi questi ai quali si guarda con nostalgia e una tensione emotiva tutta condensata in quel gesto della mano. Oggi questa immagine è riprodotta con facilità sia in rete che su una sfilza di altri materiali come cartoline, tazze o maglie, con un’evidente potenza comunicativa ed empatica che riesce a scatenare in chiunque la guardi. 

Un dato curioso ma non nuovo è il fatto che un artista di strada, che dipinge (probabilmente) senza autorizzazione alcuna, desti un interesse così grande che in tutto il mondo si moltiplicano le mostre a lui dedicate (inclusa la medesima), senza godere della sua autorizzazione, come si legge nel sito web ufficiale dell’artista (alla voce Show su www.banksy.co.uk).

E in questi giorni l’attesa è ancora più fibrillante per l’asta che verrà battuta il prossimo 3 Ottobre, per l’opera Devolved Parliament, la sua tela più grande, di ben 14 metri, che potrebbe raggiungere il prezzo di 2 milioni di euro. 

L’opera, realizzata nel 2009, verrà esposta per la prima volta a Londra, presso la casa d’asta Sotheby’s il prossimo 28 settembre.La provocazione, in questo caso, è stata quella di raffigurare la Camera dei Comuni del Parlamento britannico come un branco di scimmie, atto che assume più forza e ironia alla luce delle politiche confuse della Brexit e delle recenti pressioni avanzate dall’UE al governo Johnson.

In attesa di scoprire se ad Ottobre ci saranno nuovi eventi che faranno scalpore (dopo la distruzione quasi totale di una delle sue opere durante un’asta del 2018, causata dall’ennesima trovata artistica o di marketing dello stesso Banksy), non possiamo non consigliare di approfittare della mostra per scoprire un po’ più da vicino questa espressione di arte contemporanea, il cui contrasto con l’ambiente barocco che la ospita, non dispiace affatto.

 

Daniela Tralongo 

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L’"Impossibile è Noto" e la rivoluzione artistica del ‘900

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Per tutti il ‘900 rappresenta il secolo artisticamente più ricco ed apprezzato da un punto di vista artistico, sia dal pubblico sia, molto spesso, dagli esperti del settore. La sua ricchezza e i fermenti artistici che lo hanno attraversato sono, in effetti, un punto di svolta, non solo per il mondo dell’Arte, ma per tutta la società, allora come oggi. 

Tale ricchezza la troviamo oggi racchiusa all’interno dell’esposizione “L’Impossibile è Noto”, in mostra presso il Convitto delle Arti Museum fino all’11 novembre p.v. La mostra è stata curata da Giancarlo Carpi e Giuseppe Stagnitta, prodotta da Sicilia Musei e patrocinata dal Comune di Noto, che prosegue così un percorso di rivalutazione, iniziato ormai qualche anno fa, volto ad offrire a cittadinanza e non solo, un calendario di eventi ricco e variegato che si articoli nel corso dell’intero anno. 

Le oltre 100 opere presenti provengono da collezioni ed archivi di tutto il mondo e sono esposte seguendo un percorso che, partendo dalle avanguardie storiche, giunge fino alla metà del ‘900, dando così al visitatore una visione quasi completa degli stravolgimenti artistici che caratterizzarono il periodo e che spingono il pubblico ad interrogarsi sulle motivazioni che mossero gli artisti del tempo a guardare alla realtà circostante con occhi nuovi. Questi cambiamenti radicali, infatti, non furono altro che lo specchio delle pulsioni collettive di inizio ‘900, un periodo storico in cui le scoperte tecnologiche ed industriali, unitamente allo scontento generale della società occidentale, che sul finire del secolo precedente aveva vissuto un’annullamento senza precedenti, portarono ad una visione nuova della realtà e successivamente ad una profonda analisi dell’io. 

«Noi siamo promontorio estremo dei secoli!…Perché dovremmo guardarci le spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile?» - Scriveva così Filippo Tommaso Marinetti, “padre” del movimento Futurista italiano, in un interrogativo che raccoglie in sé tutto lo slancio energico verso il futuro e le sue novità, rompendo completamente con il passato dormiente e ormai desueto. Questo il trasporto che muove le avanguardie storiche di inizio secolo e che ritroviamo all’interno della mostra esposta a Noto, in un excursus che dal Futurismo italiano e dal Cubismo francese, passando per il Surrealismo e l’Astrattismo, racconta i cambiamenti culturali ed artistici dell’intero secolo. Tutto cambia con l’invenzione del movimento nella fotografia e nella pittura, momento che, alla fine dell’’800, rappresenterà non solo uno stravolgimento tecnologico, ma offrirà una visione del reale fino ad allora sconosciuta e piena di possibilità. 

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Partendo da questo presupposto, la mostra si apre, infatti, con una prospettiva sulla scomposizione della materia secondo le motivazioni futuriste e cubiste, le prime basate sulla rappresentazione visiva del movimento e caratterizzate da un forte dinamismo, le seconde caratterizzate dalla scomposizione della materia e dello spazio. In entrambe le interpretazioni suono, movimento, oggetti, volti si trasformano e vengono rappresentati con l’utilizzo di linee continue nello spazio o spezzate e ricomposte seguendo una logica, allora, inusuale e rivoluzionaria. È questo il caso delle opere di Boccioni e Carrà e della russa Natalia Gončarova, dove linee e forme si alternano per creare il movimento sulla tela o il foglio di carta, ma anche dei dipinti e delle sculture di Pablo Picasso e degli italiani Enrico Prampolini e Roberto Iras Baldessarri, nelle cui opere si evidenzia il valore dinamico delle prospettive multiple. 

Il dibattito formalistico viene superato poi dalla logica Metafisica e dal movimento Dada, la prima influenzata dal simbolismo di fine ‘800, la seconda mossa dal totale rifiuto delle logiche artistiche allora vigenti. Grazie all’accostamento di opere ed artisti apparenti a correnti diverse, la mostra consente al visitatore di osservare come tutte le avanguardie prese in esame convivano e si influenzino vicendevolmente, con l’unico scopo di sovvertire la realtà e la visione che l’uomo ha di essa. È il caso, ad esempio, della Metafisica di Giorgio De Chirico, che influenzerà molto il Surrealismo francese degli anni ’20, così come raggiungerà qualche futurista, come si vede nel lavoro di Mario Sironi, il quale si farà interprete della città osservata dalla desolazione delle periferie. Allo stesso modo, attraverso il suo totale rifiuto dei meccanismi tradizionali dell’Arte, la corrente Dada creerà un modello senza precedenti, partendo dalla spinta futurista e cubista di voler rappresentare il movimento in pittura, per finire poi con l’utilizzare la realtà stessa, ovvero l’oggetto, come opera d’arte. 

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Dalla smaterializzazione della realtà si passa, grazie allo studio di Freud, all’analisi dell’io, che in termini artistici raggiunge la sua massima espressione con il Surrealismo, corrente che utilizza la dimensione onirica e meccanismi nuovi, come il disegno automatico, per sancire la fine delle cosiddette avanguardie storiche e l’inizio di un nuovo momento artistico. Nuove tecniche, come il frottage o l’utilizzo della fotografia, diventano la voce di nuovi nomi dello scenario artistico del secolo, come Max Ernst e Man Ray, anch’essi presenti in mostra. Se il periodo della avanguardie vedeva come protagonista assoluto lo spagnolo Pablo Picasso, questo è il momento di Salvador Dalì, grande protagonista della mostra al Convitto delle Arti, al quale viene dedicata una sezione a se stante. Nel suo lavoro, assurdo e onirismo si uniscono all’utilizzo di innovazioni tecnologiche che non erano mai state utilizzate nel mondo dell’Arte, come nel caso della sua collaborazione cinematografica con l’amico Luis Buñuel o come vediamo nel suo pionieristico progetto di una stanza surrealista nell’opera “Paranoica”, che rappresenta l’ultima tappa della mostra. 

A chiusura del percorso espositivo troviamo, invece, l’astrattismo nelle sue varie declinazioni, nelle quali si cercano di esaltare quelle peculiarità artistiche inaccessibili alla meccanicità, dando della realtà un’interpretazione soggettiva attraverso la sua forma più pura: colore e forme geometriche. Artisti come Paul Klee, Vassilij Kandinskij, Frantisek Kupka, Gerardo Dottori, Joan Mirò e Fortunato Depero rappresentano quella frazione di tempo in cui scomposizione diventa annullamento della materia, dove l’io prende il sopravvento sulla realtà e l’opera d’arte si primitivizza, facendo uso di sensazioni e rappresentazioni tipiche dell’infanzia. La sperimentazione prende il sopravvento, l’arte diviene lo specchio dell’animo umano. 

Al di la della didascalica analisi delle pregevoli opere ed altrettanti artisti presenti all’interno della mostra “L’Impossibile è Noto”,  va detto che questa è una mostra che vale la pena visitare lentamente, assaporando ogni quadro, ogni dettaglio, per far si che l’Arte possa tornare ad essere cibo per l’anima e la mente e non semplice e mero oggetto di consumo o, peggio, oggetto di vanto sui social. Credo sia questo il concetto alla base di questa esposizione, sicuramente era questo il messaggio che gli artisti presi ad esempio gridarono forte nel corso del secolo ‘900. 

Ancora una volta il Convitto delle Arti Noto Museum e i curatori hanno colto nel segno portando nel cuore del Val di Noto un’esperienza culturale non solo mai banale ma imperdibile, esperienza che rappresenta ormai un appuntamento caro a siciliani e non. 




Francesca Brancato

©riproduzione riservata 

Il mondo con gli occhi di M.C. Escher a Catania

Palazzo della Cultura a Catania ospita, fino al 17 settembre 2017, la straordinaria mostra “ESCHER”, promossa dal Comune di Catania, prodotta da Artemisia in collaborazione con Escher Foundation e curata da Marco Bussagli e Federico Giudiceandrea.

Straordinaria perché tale è l’artista che ne è protagonista, così come lo sono le sue opere e il modo nel quale esse sono state realizzate. Ma partiamo dal principio.

L’esposizione si apre con delle incisioni risalenti agli anni della formazione, nelle quali è evidente un’influenza proveniente da grandi esponenti dell’Art Nouveau come S.J. Mesquita (suo amico e mentore), A.H. Mackmurdo e Aubrey Beardsley, che con linee semplici e il contrasto tra chiaro e scuro (sempre caro all’artista) raffigurano elementi della natura, ispirati dai paesaggi italiani che Escher conosce tra il 1921 e il 1936. Tale è, ad esempio, la raccolta completa delle ventiquattro stampe contenute nel libello “Emblemata”, nel quale l’artista illustra dei proverbi in latino con annesso commento in olandese. Sono gli anni in cui l’artista studia forme naturali e regolarità geometrica, i due elementi che ritroviamo costantemente nelle sue opere. 

Sono gli anni vissuti in Italia (che lo stesso Escher definisce “…posto benedetto…”), quelli di Siena e Roma, dove l’artista aveva una casa/studio, ancora oggi esistente, nella quale ha prodotto la maggior parte delle opere di questi primi anni. Sono gli anni della sperimentazione, dei viaggi, anni di osservazione e scoperta. Da Roma l’artista visitò gran parte del sud Italia, del quale restò profondamente colpito per paesaggi, colori e luci, come dimostrano le incisioni raffiguranti Tropea e Fiumara, che rendono evidente come luci e ombre possano creare giochi geometrici quasi ipnotici. Dalla Calabria visitò la Sicilia in lungo e in largo, alla scoperta di Palermo, Cefalù, Segesta, per poi passare a Catania e al Monte Etna, che l’artista immortalò dopo la colata del 1928. L’orografia italiana, del tutto diversa da quella olandese, era diventata il soggetto perfetto da ritrarre. Figure immobili come le montagne o i litorali rocciosi, che divenivano mutevoli al cambiare della luce o grazie alla forza dirompente della natura. 

La Sicilia fu la sua ultima tappa italiana nel 1936, anno in cui l’artista abbandonò definitivamente il nostro Paese a causa dei suoi dissensi con il regime fascista. Escher parte alla volta della Spagna, dove visita l’Andalusia con le sue maioliche e le architetture moresche, ricche di colori e geometrie. É il periodo in cui sperimenta la tecnica della tassellatura e in cui definisce la divisione regolare del piano. Col passare del tempo sostituirà alle forme geometriche soggetti figurativi vari, mostrando come anche la natura abbia una sua geometria. 

Questi studi prenderanno forma nel lungo articolo illustrato e commissionato dalla Fondazione De Roos, del quale potrete ammirare le splendide immagini. In questi studi l’artista dimostra come la scienza e la natura convivano, in ogni cosa, quindi è possibile raffigurare forme e geometrie così come animali e piante. L’apice di questa teoria artistico/scientifica è pienamente rappresentato dall’opera “Metamorfosi II”. L’opera rappresenta il processo visivo e creativo teorizzato da Escher, secondo il quale è possibile che forme geometriche si evolvano divenendo pesci, che a loro volta diventano uccelli, i quali si trasformano in una scacchiera che gradualmente diviene la parola “metamorfosi”. Un concetto visionario ed innovativo, i cui fondamenti geometrici sono basati solo su effetti visivi e non su studi matematici reali. 

Realtà e metafisica si incontrano, distorcendo spazio, tempo e forma, come si può notare da opere come “Tre Sfere” e “Vincolo d’unione” dove la materia si deforma e si scompone, oppure in opere come “Print Gallery” dove l’effetto droste crea una sorta di “inception” del quadro dentro al quadro, o ancora in “Pozzanghera” nel quale il principio di continuità pone sullo stesso piano tre regni diversi (acqua, aria e terra).

Queste sono le caratteristiche della produzione artistica di Escher, dalla quale hanno tratto i ispirazione la maggior parte dei grafici e degli artisti degli anni a venire, come dimostrano diversi film o copertine di dischi. É la cosiddetta “eschermania”, che la città di Catania ha saputo accogliere ed interpretare in modo davvero esemplare, proponendo una mostra ben strutturata, ricca, con percorsi multimediali ed interattivi, per grandi e piccini, che non distraggono ma al contrario approfondiscono ulteriormente le tecniche visive adottate dall’artista.

Se non l’avete ancora visitata fatelo!

 

 

Francesca Brancato

Mostra “Connessioni Interne(t)” e l’utilizzo della pietra di Noto

Quest’anno a Siracusa, in occasione dei festeggiamenti per i 2750 anni dalla fondazione, si sono svolte e ancora oggi si svolgono diverse iniziative di alto livello culturale e per i più vari gusti ed esigenze. Ma aspettate un attimo... Non scordiamo che c’è anche chi da anni si impegna nella bella città archimedea per rendere più interessante e viva la nostra società, tentando di avvicinare le personeall’arte e trasmettendo lo splendore e gli insegnamenti che essa può dare. Si tratta di diverse realtà che combattono assiduamente, giorno dopo giorno, contro la passività e la mancanza di cambiamento, contro i pregiudizi di chi pensa che oggi sia difficile trovare giovani con carattere, con idee precise e uno stile personale e unico, lontano dalla globalizzazione. Un esempio di queste realtà è la Fototeca Siracusana, galleria d’arte capitanata da Salvatore Zito, sita in Piazza S. Giuseppe, che si occupa principalmente di fotografia contemporanea e vintage (ma non solo).

Dal 10 giugno al 9 luglio è possibile ammirare la mostra “Connessioni Interne(t)”, un’interessante rassegna artistica in cui i tre scultori Gianni Andolina, Doris Bouffard e Johanne Ricard si sono divertiti e confrontati con le loro idee, pensieri e tecniche,  scoprendo magari nuovi punti di vista.  Perché la vita, le proprie passioni, il passato e ciò che ha insegnato inevitabilmente influenzano gli artisti, i quali si esprimono proprio attraverso le proprie creazioni. Di certo sono diverse le esperienze di Andolina, artista che vive ed opera a Noto, e della Bouffard e Ricard, di origini canadesi. Cosa li accomuna? Il materiale adoperato per le loro opere, ossia la pietra di Noto, estratta da cave e che, grazie anche alla facile lavorabilità e alle buone qualità fisico- meccaniche, ebbe larghissima diffusione specialmente dopo il terribile terremoto del 1693; divenne il materiale protagonista della ricostruzione urbanistica, con la sua colorazione giallo-dorata, utilizzata sia per rivestimenti esterni sia per interniin molteplici modi: dalla costruzione di elementi portanti (come archi, colonne o volte) a elementi decorativi (capitelli, balaustre , fontane ecc.). Oggi è oggetto di nuove interpretazioni, come queste esposte alla Fototeca Siracusana, appunto, che sono davvero molto belle e valutano come si deve questo tipo di roccia. 

L’Arte è universale, parla un’unica lingua e ha il fine di colpire, affascinare e far pensare il visitatore. In questo caso, il lavoro corale dei tre scultori esprime un solo suono, ovviamente formato da timbri unici e differenti tra loro. Come afferma lo stesso Andolina, “dal microcosmo usciamo per capire il mondo. In arte non esistono distanza e tempo”. In alcune opere si distingue più facilmente l’autore, soprattutto quelle di Andolina, caratterizzate dall’aggiunta di fasce di rame, creando un effetto e un impatto visivo forte; così come si capisce che la Ricar ha interiorizzato la cultura siciliana, essendo vissuta nella nostra splendida isola per un po’ di tempo, dopo essere stata a Pietrasanta, a Carrara e a Torino. Sono dei percorsi interiori attorno al cosmo, con ispirazione ad elementi della natura, più o meno evidenti, a volte con elementi concettuali e filosofici.

I prossimi appuntamenti alla Fototeca siracusana saranno “Estate fotografia”, dal 15 luglio fino alla fine di agosto e in cui saranno esposti lavori di Elisa Imperi, Federica Belli e Ramon Vega, e a settembre la mostra “Templi greci nel tempo”, con le immagini di Giuseppe La Colla e la fotografia storica. 

Alessandra Leone

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Chagall e Missoni sono i protagonisti dell'estate di Noto

A Noto presso l'Ex Convento Ragusa, fino all'1 ottobre 2017, sarà possibile visitare la mostra "Marc Chagall, Ottavio Missoni. Sogno e colore" curata da Luca Missoni con la direzione artistica di Laura Pallavicini e Giovanni Lettini. Un progetto di Contemplazioni srl., con il patrocinio dell'UNESCO e della Città di Noto, in collaborazione con la Fondazione Ottavio e Rosita Missoni.

Due uomini, due artisti, entrambi hanno vissuto il periodo del cosiddetto "secolo breve", con le sue rivoluzioni e le sue spinte, entrambi artisti amanti del colore (appunto!), però apparentemente distanti. Ma allora quali son i punti di connessione fra i due?

Bisogna dire che già da un un punto di vista biografico e culturale i due vivono esperienze simili. Entrambi vivono la discriminazione in età giovanile, entrambi costretti all'esilio, a viaggiare, cosa che li segnerà profondamente. Entrambi trasportano all'interno della propria arte la vita, le esperienze, i ricordi, le sensazioni e le emozioni che albergano nel loro animo. Il profondo attaccamento verso gli anni infantili e della giovinezza, che entrambi gli artisti dimostrano di avere, caratterizza le loro opere dal linguaggio semplice ed intuitivo, quindi di facile comprensione per chi guarda.

Senza dubbio i colori hanno un ruolo centrale, perché Ottavio Missoni di colori e stoffe si occupava nell'azienda creata insieme alla moglie Rosita, e la sua mastria consisteva, appunto, nel saper giocare con le geometrie e i colri, in modo da creare movimento e vita all'interno delle sue trame. Nelle sue stoffe oltre al gioco di luce e colore, vediamo i ricordi dell'infanzia, con i colori della sua terra natia la Dlmazia, il blu del mare, il rosso dei tramonti, il giallo e l'ocra della sabbia e delle rocce. Chagall dal canto suo esprimeva le proprie emozioni con il colore, sempre vivo e vibrante sia nelle acqueforti che nei quadri, che come sappiamo rappresentano la realtà che egli stesso viveva fatta di amore, di religione e poi la guerra, l'esilio, l'America. I colori come sentimenti, come espressione della gioia di vivere, della volontà di superare il dolore, come vediamo in "Les Amoureux sur fond jaune", il dipinto del 1910 protagonista della seconda sala dell'esposizione.

In secondo luogo potremmo dire che questi due uomini sono accomunati sal sogno, perché esso ha un ruolo predominante lungo il corso della loro storia artistica. I quadri di Chagall dipingono una realtà alterata, quasi ovattata, i suoi sono quadri e disegni che potrebbero essere utilizzati come illustrazioni di un libro di fiabe. La dimenzione onirica è evidente all'interno delle sue opere, che trasmettono sempre un certo senso di leggerezza e tranquillità. Per quanto riguarda Missoni i suoi schizzi preparatori e i suoi progetti sembrano quasi i disegni di un bambino che sogna di diventare, un giorno, un grande impreditore tessile, con i suoi colori e le sue forme particolari. Noi sappiamo che quel sogno si è ampiamete realizzato e che i progetti di Ottavio e Rosita sono stati egregiamente portati avanti da tutta la famiglia.

All'interno della mostra sono presenti arazzi e schizzi preparatori, risalenti agli anni '70, realizzati da Ottavio Missoni, oltre tre installazioni di stoffa e di Marc Chagall 100 acqueforti del ciclo "La Bibbia" , la sierie coloratissima di litografie, mai esposta prima, e il quadro proveniente da una collezione privata. La mostra si sposta inoltre nelle strade del centro storico della città di Noto, con un grande gomitolo, delle installazioni visive e un grande vaso decorato in mosaico.

Una mostra interattiva, che fa risaltare due figure artistiche fondamentali del '900, viste da una prospettiva differente, nuova, accattivante. Un'esposizione piccola che regala grandi emozioni, che stimola l'intelletto e la fantasia del visitatore, molto adatta ai bambini e ai più giovani. Sicuramente un'operazione riuscita.

Francesca Brancato

L’arte di Andy Warhol al Castello Ursino

Andy Warhol non vuole abbandonare la Sicilia o forse è viceversa. Dopo la mostra di Noto (Sr) dello scorso anno “Warhol è noto. Il barocco immaginario”, il genio della pop art è tornato in Sicilia, questa volta a Catania con la mostra “Il genio di Andy Warhol a Catania”. 

Inaugurata il 12 marzo di quest’anno, l’esposizione presente al Castello Ursino è visitabile fino al 14 maggio prossimo essendo stata prolungata rispetto ai tempi previsti. 

La mostra è stata curata dalla fondazione Mazzoleni in collaborazione con EF ARTE e presenta più di settanta opere grafiche su carta, polaroid e cimeli appartenuti al maestro tra i quali una lattina della zuppa Campbell’s che ne ispirò la serie – serie presente all’interno della mostra - la bottiglia della Coca Cola, una scatola in cartone della Brillo, le cover realizzate per i Velvet Underground e per i Rolling Stones. Ma non solo. Al centro della sala si trova la chitarra appartenuta e autografata da Michael Jackson con un cappello e una copia del Time del 1934 autografati da Warhol.

Da qui ci si può immergere in un percorso che delinea le fasi di sperimentazione e crescita del pubblicitario in artista. Si trovano le Marilyn Monroe degli anni ’70 e ’80, con le differenti serie “This is not by me” e “Published by Sunday B Morning” (della prima di queste serie, diventate famose e ricercate in tutto il mondo, singolare è l’origine del nome. Il maestro infatti non voleva procedere alla ristampa di una nuova versione dopo la prima dedicata a Marilyn. Essendo i proprietari della stamperia Sunday B Morning amici dello stesso Warhol, lo convinsero a proseguire e applicarono sul retro delle stampe un timbro con la scritta “Fill in your own signature”, vale a dire “metti la tua firma”. A quel punto Andy, dotato di grande intuito per il business, firmò sul retro l’indicazione “This is not by me, Andy Warhol” cioè “non l’ho fatta io, Andy Warhol ”).

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A seguire, il percorso continua con le dieci grafiche della serie Ladies and Gentleman, i volti sconosciuti di anime di bassifondi newyorkesi ritratti tra splendore e solitudine nel 1975 (questa serie fu presentata per la prima volta in Italia a Ferrara, alla presenza dello stesso Warhol che incontrò tra i tanti giornalisti anche Pier Paolo Pasolini).

Da qui si passa alle copertine della rivista Interview, autografate da Wahrol per poi giungere alla sezione dedicata alla polaroid. La fotografia per Warhol fu alla base di molte sue opere, avendone visto la popolarità nella stampa grazie al suo lavoro di grafico e nei suoi diari infatti scrive “ho detto loro che non credevo nell’arte, credevo nella fotografia”.

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Concluso il nostro giro, la mostra si sviluppa su un percorso ricco all’interno di uno spazio ampio e ben distribuito. Tuttavia con amarezza non posso non segnalare alcune critiche, come l’assenza di brochure o la mancanza di audio guide con cui poter ripercorre la storia dell’artista in modo più completo, sebbene sia possibile prenotare delle visite guidate. 

Interessante invece la convezione stipulata con la mostra di Esher che si tiene al Palazzo della Cultura della stessa città: comprando un biglietto per la mostra dell’artista olandese, è infatti prevista una riduzione di prezzo (6 euro intero) per il biglietto di Warhol. 

Tirando le somme, incontrare Andy Warhol è stato davvero un piacere, ma attrezzatevi per godervi fino in fondo l’esperienza!

Daniela Tralongo

Visibilis: la Massoneria va in mostra

A Palermo, lunedì 20 Marzo 2017 alle ore 17:00, giorno dell’Equinozio di Primavera, i massoni si sono svelati. Nel corso di una cerimonia pubblica con tanto di buffet, in pieno centro, si è svolta alla Mondadori di Via Ruggero Settimo, aperta a chiunque, la mostra che ha reso pubbliche le grandi e illustri personalità del Grande Oriente. Inedito e sorprendente progetto ideato dal noto critico d'arte Paolo Battaglia La Terra Borgese, Visibilis è la prima mostra/convegno sulla libera muratoria, stupenda idea rivelatoria che è sfociata anche in un libro edito da Bonanno.

Critico d'arte, Paolo Battaglia La Terra Borgese (Piazza Armerina, 28 luglio 1960) è scrittore e saggista; cura libri, recensioni, quotazioni ufficiali, acquisizioni di opere d’arte nel patrimonio artistico di enti pubblici, pubblicazioni su quotidiani on line, bibliografie, mostre in enti pubblici e privati; cavaliere ad honorem del Supremo Ordine dell’Antico e Rigenerato Rito Templare – Supremo Gran Consiglio del 9° Grado Cathedrale e fondatore nel 2011 di Premio Arte Pentafoglio, orientato ad insignire annualmente Capi di Stato e di Governo, vertici delle Istituzioni Civili e Militari, Artisti, Letterati e Scienziati di chiara fama, illustri operatori commerciali ed economici, alti prelati e comuni cittadini che si sono impegnati nel volontariato in difesa dei diritti umani, della legalità e della pace.

Hanno aderito all’evento il GOI – Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani; O.S.M.T.H – Gran Priorato d’Italia membro consultivo del Comitato Economico e Sociale dell’ONU, Accademia Templare, Premio Arte Pentafoglio, Mondadori, Edizioni Bonanno e Guardia Marina Nazionale. Tra dipinti, sculture, gioielli d’arte e poesie a tema, illustri relatori hanno spiegato la Massoneria nel suo vero significato universale.

Ecco un excursus sinottico sulla morale massonica tratto dalla mostra convegno. La Massoneria è una delle più antiche e secolari società di uomini che hanno cari i valori morali e spirituali. L'essenziale qualificazione per essere ammessi è quella di credere nell'Essere Supremo, in Dio, senza discriminazioni per il credo religioso professato, altresì è necessario essere uomini di buona reputazione e di carattere amichevole. La Massoneria ha tre grandi princìpi: Amore fraterno, Carità e Verità. Ogni Massone dimostra tolleranza e rispetto nei confronti delle opinioni altrui e si comporta con cortesia e comprensione verso i propri simili. Questo procedimento è lo sgrossamento della pietra grezza, inteso come il miglioramento del proprio Io, attraverso i lavori rituali; come il divulgare il pensiero positivo finalizzando tale attività al miglioramento dello stato di condivisione dei princìpi morali, etici e di fratellanza, ponendo avanti al proprio Io quello dell'intera umanità, al fine di poter essere valore aggiunto nella crescita spirituale; come espandere i princìpi di fratellanza attraverso l'insegnamento iniziatico. La Massoneria persegue i principi di amore fraterno, soccorso e verità e nei suoi rituali vengono impartite lezioni di morale. I seguenti sono i principi fondamentali condivisi da tutta l'organizzazione: riconoscimento di un ente creatore denominato Grande Architetto dell'Universo (GADU); nessun limite alla ricerca della verità; la fratellanza è aperta a tutti gli uomini di ogni nazione, razza e credenza; la lotta contro l'ignoranza in ogni sua forma.

L’obiettivo era svelare in pubblico l'azione storica e concreta della Massoneria nei confronti dei manicomi in Italia, del diritto di voto delle donne, dell’abolizione della schiavitù ed anche il merito della stessa nella storia risorgimentale e repubblicana del nostro Paese, perchè la Massoneria annovera i più grandi uomini della Terra e il loro impegno è diretto a soccorrere il prossimo. L’apprendimento delle basi morali che sono della Libera Muratoria, dei Simboli massonici e dei lavori filantropici del Grande Oriente d’Italia Palazzo Giustiniani, sono infatti diretti a sostenere il prossimo. Spiega il critico Paolo Battaglia La Terra Borgese: “I Massoni hanno partecipato per motivare i giovani alla ricerca storica e scientifica di tutto lo scibile massonico". Il giorno dell' inaugurazione la sicurezza è stata garantita dalle Pattuglie della Guardia Marina Nazionale. Al termine dell’inaugurazione il buffet è stato curato da La Casa di Evita. Le opere sono di Valeria Blandi, Lidia Bobbone, Elio Corrao, Salvo Gennaro, Irene Graziano, Antonino Scarlata, Zeudi Termini e Vanessa Pia Turco.

Melinda Miceli

Giornate Fai: i giovani diventano ciceroni per due giorni

La scuola Disneyland, il liceo “O.M.Corbino”, il liceo “T. Gargallo”, il liceo scientifico “L. Einaudi”, l’istituto d’istruzione superiore “A. Rizza” e “F. Iuvara”, l’istituto tecnico commerciale “Insolera”, l’istituto alberghiero “Federico II di Svevia”, l’istituto “A. Gagini”: a Siracusa sono stati i ragazzi di queste scuole da fare da ciceroni per le giornate Fai di primavera, svoltesi il 25 e 26 marzo negli ipogei del convento dei Minimi e nella chiesa di san Francesco di Paola (in via Logoteta, Ortigia) e al museo Paolo Orsi, nel cimitero eterodosso creato dall’erudito Saverio Landolina Nava (1743-1814). Proprio quest’ultima sezione, precedentemente chiusa al pubblico, è stata pulita e sistemata dall’inizio dell’anno dal Fai e dall’istituto Insolera (indirizzo “Servizi per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale”).

Vediamo com’è andata al museo Paolo Orsi e com’è stata organizzata la giornata di sabato… In una splendida mattinata assolata e con clima tipicamente primaverile, al museo Paolo Orsi (che oggi costituisce uno dei “polmoni verdi” della città archimedea, tra cipressi, platani, noci e piante erbacee come la barba di Giove, la pervinca, l’edera e l’asparago spinoso solo per citarne alcune), già a metà mattina c’è parecchia gente, tra adulti, bambini, giovani e meno giovani che aspettano il proprio turno per andare alla scoperta del cimitero eterodosso, voluto dal cavaliere Landolina all’interno della propria villa. Infatti Landolina, personaggio enigmatico il cui nome è principalmente legato alla scoperta archeologica nel 1804 della Venere Anadiomene più nota come Venere Landolina in onore appunto del suo scopritore, scelse di dedicare parte del giardino della propria villa all’accoglienza dei resti mortali di uomini non cattolici. Siamo tra la fine 1700 e inizi del 1800, nell’epoca del Grand Tour, in cui diversi erano i viaggiatori che giungevano in Sicilia, terra ricchissima di storia e di arte. Ciò che accomunava Landolina a questi uomini era proprio l’amore per la conoscenza e per la cultura. Nel giardino della villa, oggi appunto sede del museo archeologico P. Orsi, Landolina fece realizzare a sue spese i monumenti funebri con cui tumulare questi viaggiatori di religione diversa da quella cattolica (e trovandosi a morire nel cattolicissimo Regno delle Due Sicilie non avrebbero potuto essere ospitati nei cimiteri pubblici); il figlio Mario, dopo la sua morte, volle continuare a mettere in pratica l’insegnamento del padre, fino a quando, con l’Unità d’italia, vennero vietati i cimiteri privati.

Come ci ha spiegato una giovane e promettente guida, alcuni dei nomi dei sepolcri sono quasi illegibili; altri ci raccontano storie di uomini, guerre e tragici eventi. Come quella dell’assistente medico navale William Tyller, il quale, dopo un rimprovero subìto dal proprio comandante Perry, non riuscendo a tollerare l’offesa ricevuta, si avvelenò a soli 23 anni. L’ospite più illustre del cimitero eterodosso è di certo Augusto Von Platen, poeta bavarese di estrema sensibilità romantica morto a soli 39 anni (forse di febbre o forse avvelenato) all’interno di una locanda in Ortigia. La sua tomba si trova nel punto più alto del cimitero. Proprio lì, la professoressa Federica Bordone, con i suoi alunni dell’istituto Maiorana di Avola (indirizzo turistico) e del liceo artistico di Palazzolo, hanno recitato prima in tedesco e poi in italiano la splendida poesia “Tristan” di Von Platen (il quale, tra l’altro, era molto apprezzato anche dal Carducci per i suoi versi impeccabili):

“Chi ha visto la bellezza con gli occhi, è già consegnato alla morte, non sarà utile a nessun servizio sulla Terra, e tuttavia tremerà di fronte alla morte, chi ha visto la morte con gli occhi! In eterno durerà per lui il dolore dell’amore, poiché solo un pazzo può sperare sulla Terra, di soddisfare un tale impulso; chi colpisce la freccia della bellezza, in eterno durerà per lui il dolore dell’amore! Lui vorrebbe vivere come una fonte, respirare veleno in ciascun fiato d’aria, e odorare la morte da qualsiasi fiore: chi ha visto la bellezza con gli occhi, vorrebbe vivere come una fonte!”

Ben vengano inizative come questa! Così si fa amare la cultura ai giovani: coinvolgendoli in prima persona, facendogli capire e amare ciò che ci circonda. Perché il passato è un continuo insegnamento che va al di là del tempo.

Alessandra Leone

“La Porta dei Sacerdoti. I sarcofagi egizi di Deir el-Bahari”: una mostra unica per i 2750 anni di Siracusa

Il 9 Marzo 2017 per la città di Siracusa rimarrà un giorno da non dimenticare, pieno di emozione, entusiasmo e altissima cultura e che potrebbe anche aprire (incrociamo le dita) un capitolo nuovo di scambio con uno dei musei più importanti d’Europa. La mostra “La Porta dei Sacerdoti. I sarcofagi egizi di Deir el-Bahari. Esposizione e restauro in pubblico” è stata inaugurata alla Galleria Civica Montevergini, al centro dell’isola di Ortigia, al cospetto di emeriti studiosi, della stampa e di un numeroso pubblico. Presenti alla conferenza stampa, svoltasi al Palazzo Vermexio e che ha preceduto l’inaugurazione, il Vice Sindaco e Assessore ai Beni e alle politiche culturali Francesco Italia, il Presidente dell’Istituto Europeo del Restauro Teodoro Auricchio, l’egittologo e curatore della mostra Luc Delvaux e, in rappresentanza della Direzione Generale del Musées Royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles, Cecile Evers.

Un paio di notti fa, la squadra di pallanuoto dell’Ortigia ha curato la traslazione dei sarcofagi della mostra da piazza Duomo dal tir proveniente dal Belgio alla galleria Montevergini, a dimostrazione del coinvolgimento a 360° di tutte le risorse umane, culturali, sportive ed economiche della città.

Questa in realtà è la seconda fase della mostra, che ha già riscosso un enorme successo a Ischia e a Bruxelles (circa 150.000 spettatori) e che nella città di Archimede durerà ben 9 mesi. Inserita nel programma di celebrazioni previste per il 2750° anniversario della fondazione di Siracusa, espone il cuore della collezione egizia dei Musées Royaux d’Art et d’Histoire (MRAH) di Bruxelles, o Museo del Cinquantenario, la più grande istituzione scientifica federale belga. Un numero record di pezzi: sei sarcofagi, una mummia, una maschera funeraria e 139 reperti che rendono tale mostra uno degli eventi culturali più importanti del 2017 in Italia. I reperti sono provenienti dal secondo Nascondiglio di Deir el-Bahari (Ba bel-Gasus che significa “La Porta dei Sacerdoti”, da qui il titolo della mostra) e appartenenti a un periodo politicamente travagliato e insicuro, il Terzo Periodo Intermedio, corrispondente al Corpo Sacerdotale di Amon della XXI Dinastia (1070-900 a.c) e delle loro famiglie. Nel 1891, infatti, fu rinvenuta un’immensa tomba collettiva intatta che conteneva appunto sarcofagi dei membri appartenenti al Corpo Sacerdotale di Amon, ma in pochi giorni tale tomba fu completamente svuotata senza alcuna mappatura documentata, senza alcun documento scritto o cartografia di come fosse la tomba. Il Museo Egizio del Cairo decise di offrire gruppi di bare a diversi Stati, tra cui il Belgio. I sarcofagi furono improvvisamente numerati al Museo del Cairo e spediti ed è nel 1894 che i MRAH entrarono in possesso di 10 sarcofagi, “tavole per mummie” e di una notevole quantità di altri oggetti.

Di certo siamo davanti a un evento unico per la città aretusea, anche perché coinvolgerà attivamente i visitatori grazie al modulo laboratoriale-espositivo “Europa” progettato dall’Istituto Europeo del Restauro. Questo permetterà di assistere dal vivo e in diretta a tutte le fasi del restauro, attraverso un tunnel di cristallo lungo 16 metri altamente tecnologico, rendendo partecipe il pubblico nel restauro, professione non seguita dai giovani moderni. Ma sono proprio i giovani che ne devono capire l’importanza e non a caso il team e i collaboratori di Teodoro Auricchio, come tiene più volte a sottolineare, sono proprio tre ragazzi italiani con una formazione di altissimo livello, oltre ad altri provenienti da diverse parti del mondo.

Coinvolta anche la scuola di specializzazione di Archeologia dell’Università di Catania, diventando alcuni dei suoi studenti delle abili guide per spiegare la storia e gli aspetti tecnici di ciascun reperto. Non sono stati dimenticati i più piccoli, ha affermato il prof. Auricchio, con diversi premi per i giovani (questo è in fieri) e naturalmente tante visite guidate per le scuole. Un bel soffio di aria pulita, piena di sogni e di fiducia per la cultura e il miglioramento della nostra società.

Alessandra Leone

"The amazing world of Camelia": un bell'esempio per la città di Siracusa

Ecco cosa mi aspetterei dalla città di Siracusa per il festeggiamento dei suoi 2750 anni: un clima in cui si respiri arte, cultura, in cui si valorizzino al massimo le stupende bellezze che ci circondano, maggiore organizzazione e iniziative dei grandi, ma anche dei piccoli, perché ognuno si renda partecipe e orgoglioso di vivere in una città dalla storia così ricca. Ecco cosa, ahimè, vedo: disinteresse, indifferenza, poca serietà, poche iniziative, una formazione culturale non sempre adeguata, un teatro comunale che è stato riaperto dopo tanti anni a gennaio ma che a febbraio e nei mesi successivi non ha un suo cartellone, la prevalenza dei poteri forti e l’amicizia col politico, mentre altre piccole e medie associazioni sono lasciate sole. Non è giusto. Qualcosa si deve cambiare! Ammiro molto la forza, il coraggio e l’amore per ciò che fa di Salvatore Zito, che in quel luogo magico della Fototeca Siracusana, in Piazza San Giuseppe, organizza mostre di alto livello, in un ambiente che riscalda il cuore e fa venire la voglia di chiacchierare a parlare di arte, di cultura e di ciò che ci circonda. L’ultima mostra alla Fototeca Siracusana è “The amazing world of Camelia” dell’artista Camelia Mihai, free-lance rumena, che vive da anni nella città aretusea. L’artista, autodidatta, fa parte della folta schiera di “web artists”: raccoglie e ricompone le icone della società contemporanea utilizzando gli strumenti propri di quest’era altamente tecnologica, principalmente lo smartphone e il web. Moderne favole in cui bambini con indosso magliette “Sisley”, sotto un cielo di pianeti vaganti, prendono il posto di oramai obsoleti principini e boschi delle fate; scenari di miti e visioni di una contemporaneità ingombrante; le ansie di una madre per i propri figli; una complessità generale a cui Camelia vuole dare un ordine e soprattutto un senso da cogliere nel fantastico universo delle sue storie; un mondo contemporaneo in cui non possiamo ignorare l'invasione di selfie, di immagini private che mostrano ma non dimostrano a sufficienza l’umana e vera dimensione dei fatti; vite e storie private, spesso lette con superficialità che trasformano i social network in un archivio di vissuti individuali. Una mostra di fotografie sia a colori che in bianco e nero, nata da una selezione di ben 2000 immagini. Una tecnica raffinata e competente quella di Camelia Mihai, che cerca di non ripetere stereotipi ma di decostruire quelli vecchi per darcene di nuovi. Tanto di cappello a queste iniziative, che dovrebbero essere dieci, cento, mille! Intanto la prossima mostra alla Fototeca Siracusana sarà “Al di là del muro”, dal 3 marzo al 4 aprile, sul mondo dei rom. Spero che la città di Siracusa si svegli! Forza!!!

Alessandra Leone

"Nessun dorma" mostra di abiti teatrali per festeggiare S. Agata

“Nessun dorma”: così è stata chiamata la XVI mostra di costumi ed abiti teatrali dedicati alla Patrona catanese S. Agata, inaugurata ieri sera alle 21.00 nei locali del Museo Diocesano e visitabile fino a giorno 6 febbraio. La festa è il terzo evento al mondo dell'intera cristianità per partecipazione popolare, coinvolgendo i catanesi e affascinando letteralmente pellegrini, turisti e curiosi da tutta la Sicilia e dal mondo. “Ho deciso di intitolare la mostra di quest’anno Nessun Dorma per ricordare come sia necessario non farsi sopraffare dalle difficoltà quotidiane e soprattutto superare il sonno culturale che spesso affligge la nostra società, portando a realizzare progetti necessari solo per pochi eletti e non per il popolo”, spiega Liliana Nigro, titolare della cattedra di Storia del costume presso l’Ente Etneo, vulcanica curatrice ed ideatrice dell’esposizione organizzata come consuetudine dalla casa di moda e costumi teatrali “Maison Du Cochon”, con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Catania e del Comune di Catania. L’inaugurazione al Museo Diocesano, preso letteralmente d’assalto con la Porta Uzeda e la limitrofa piazza Duomo completamente gremite, ha visto come testimonial il comico Giuseppe Castiglia e la scrittrice Elvira Seminara, i quali hanno tagliato il nastro augurale subito dopo la sfilata di alcune creazioni degli stilisti della Maison Du Cochon sulle pregiate voci del Coro Lirico Siciliano; inoltre il 4 febbraio alle 12 presso la Basilica Santuario Maria SS. Al Carmine, nel cuore del mercato comunale di Catania, Enrico Guarneri, insieme al direttore dell’Accademia di Belle Arti Virgilio Piccari, all’onorevole Giuseppe Arena e all’attrice Alessia Piazza, darà il via ad una nuova esposizione di abiti dal titolo “Agata Vergine e Guerriera”, iniziativa voluta da Padre Francesco Collodoro. La Fidapa di Piazza Armerina in occasione della Cerimonia delle Candele, su iniziativa della presidente Agata Caruso Mulè, nella Sala Mostre Convento di San Francesco Parrocchia San Pietro allestirà anche la mostra “Agata Fuoco Sacro. “Nessun dorma” è motivo di orgoglio sia per l’Accademia di Belle Arti sia per tutti i catanesi, come ha voluto sottolineare alla conferenza stampa Virgilio Piccari, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Catania, il quale orgoglioso ha ricordato che l’accademia il prossimo anno compirà ben 50 anni, ha ringraziato le autorità per la nuova sede di via Barletta e ovviamente non si è dimenticato dei giovani, tenendo ben a cuore il dargli fiducia e coraggio, nonostante la decadenza culturale vissuta. A tal proposito Fabio Palella della Maison di Alta Moda Sposa Amelia Casablanca ha proposto tre stage per i ragazzi dell’accademia nel settore della sartoria, al fine di vedere con i propri occhi come nasce un abito da sposa. Alla conferenza stampa, coordinata dalla giornalista Elisa Guccione, hanno partecipato anche Gianni Filippini, imprenditore ed organizzatore della Mostra della Follia al Castello Ursino e che ha avuto enorme successo, Santo Privitera, studioso di Storia Patria Catanese, Luana Chiarenza, socio delegato Unicef Catania, Paolo Giansiracusa, professore di Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Catania, e l’attore Enrico Guarneri con Giuseppe Castiglia. Presenti all’incontro anche Agata Caruso, presidente Fidapa di Piazza Armerina, Santi Consoli, Socio Fita (Federazione Italiana Teatro Amatori) e padre di Agata nel musical dedicato alla storia della nostra Santuzza “Agata Amor Omnia Vincit”, in scena dal 3 al 5 febbraio al Teatro Ambasciatori, il Maestro Francesco Costa del Coro Lirico Siciliano, il quale ha diretto le pregiate voci dei cantori siciliani durante la serata inaugurale al Museo Diocesano dopo aver diretto la Turandot in Cina, e il sindaco di Tremestieri Santi Ranno. C’è una gran voglia di attivarsi, di essere svegli e intraprendenti, come dice lo stesso titolo, di togliere questo torpore. Anche per devozione alla cara S. Agata, votata al martirio nel 252 pur di difendere il suo onore rifiutando le insistenti proposte del governatore romano Quinziano e pur di non abiurare alla sua fede.

Alessandra Leone

FAMU 2016: TRA GIOCHI, DIVERTIMENTO E CULTURA

In occasione della terza giornata nazionale delle famiglie al museo, domenica 9 ottobre si è svolta con grande successo Famu 2016, una giornata in cui i musei si sono trasformati in spazi colmi di colori, risa, voci, movimenti, domande e musica. Non solo. È stata una giornata in cui tutta la famiglia si è ritrovata assieme per godere dell'arte di altri tempi, per scoprire il territorio in cui vive e le sue tradizioni, per imparare, crescere e confrontarsi con gli altri. Una domenica diversa e divertente! Tema generale di quest’anno è stato “Giochi e gare al museo. Il museo palestra della mente”. Nella città di Siracusa le porte della galleria regionale di Palazzo Bellomo, quelle del museo Paolo Orsi e del Museo del Papiro si sono aperte per ricevere genitori e figli, invitando questi ultimi in accattivanti giochi e visite per suscitare curiosità e interesse. Al Paolo Orsi, quasi 100 bambini tra i 6 e i 10 anni sono stati coinvolti in una mini olimpiade, attraverso una gara di pentathlon, tra corsa, lancio del giavellotto, salto in lungo, lancio del disco e lotta. Al termine delle prove atletiche c’era da trovare un’opera esposta. I bambini sono stati accolti dai personaggi dei cartoni animati Matì e Matà, scelti come testimonial dell’evento, e hanno conosciuto Archia, fondatore della città greca di Siracusa, e Aretusa, la ninfa consacrata ad Artemide, i quali li hanno accompagnati nei giochi e alla scoperta di alcuni preziosi reperti custoditi nel Museo. Al Palazzo Bellomo i più piccoli hanno vissuto, invece, un altro tipo di esperienza, andando alla scoperta di animali mitologici e reali, così da conoscere meglio gli animali protagonisti di sculture e quadri tra sorpresa e molta curiosità, mentre al Museo del Papiro Corrado Basile è stato organizzato un percorso didattico dedicato proprio alla riscoperta del papiro, svolgendo un’attività pratica che ha permesso di manipolare il materiale papiraceo. Sembra quasi superfluo raccontare l’entusiasmo dei genitori e dei bambini, i quali hanno imparato tante cose nuove attraverso il gioco.

Alessandra Leone

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ON AIR: IN ONDA L’INTERPRETAZIONE DI ENZO GABRIELE LANZA

“Una progettualità carica del fotodinamismo dei fratelli Bragaglia. Una progettualità carica del fotodinamismo di Etienne Jules Marey e di Eadweard Muybridge. Una lezione fotografica antica con la visione della contemporaneità quella che Enzo ci propone con le sue immagini. Nelle fotografie maggiormente cariche di colore e dinamicità Enzo ci regala le cose migliori. Tra queste le immagini caratterizzate da ritmo e fisicità sono quelle che segnalerei come punto di partenza per visioni sempre maggiormente fotodinamiche, ma non prive di quel pathos fondamentale per una lettura emozionale dell’immagine stessa”.
Così ha scritto il noto fotografo italiano Maurizio Galimberti nella sua introduzione al libro “On air” di Enzo Gabriele Lanza, il quale dal 10 al 25 settembre espone alcuni suoi lavori alla Fototeca siracusana, in Piazza San Giuseppe 3.
Un ricco lavoro e viaggio di indagine tra palchi musicali e concerti da cui prende spunto questa mostra. Lanza è un artista che vuole uscire dai luoghi comuni alla ricerca di una quarta dimensione, quella temporale, che si sposa in perfetta sintonia con il mondo della musica.
La fotografia è un’arte antica; dai primi anni del 900, l’epoca delle prime sperimentazioni dei fratelli Bragaglia, fino a oggi, gli strumenti della fotografia sono cambiati, ma per fortuna non è cambiato, e ci si augura non svanirà mai, l’istinto degli artisti e il proprio modo, ogni volta unico, di vedere l’universo e punti di vista diversi.
Alessandra Leone

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REGOLI E THEOFILI: TRA LIBERTÀ E SOGNO

“L’Arte del dipingere è il faro che illumina e classifica il talento del fenomeno artistico… Si esprime liberamente in diverse forme e significati, respingendo a priori ogni ingerenza contraria alla sua peculiarità”.
Così E. Adolfo Mastriani, pittore, poeta e sociologo, sull’arte, una vera e propria vocazione che nasce nell’animo degli artisti, i quali a proprio modo fanno uscire parte del mondo meraviglioso nascosto dentro di sè. Libertà è la parola chiave, in quanto l’arte non si può schematizzare, essendo poesia, magia e sogno.
Sabato 16 luglio si è inaugurata alla Galleria Roma, in piazza san Giuseppe, a Siracusa, la mostra bi-personale di pittura, che vede esposte le opere del siracusano Giuseppe Alberto Regoli e della greca Katerina N. Theofili. Ben introdotti dal dott. Salvatore Zito, presidente della galleria, e dalla dott.ssa Chiara Cannuli, entrambi gli artisti sono accomunati da una pittura non comune e dal surrealismo, esplorando la pittura metafisica e l’”espressionismo astratto”.
Regoli si definisce addirittura “dissociato”, lontano da ogni corrente artistica; la Theofili dipinge attingendo non alla materia del reale, ma a una pittura che si può definire spirituale. Regoli dipinge i paesaggi dei sogni, i misteri dell’esistenza, come nell’opera “Il cammino di Santiago”, in cui la luce avvolge, ma allo stesso tempo c’è qualcosa di misterioso che non si riesce a captare; la Theofili è autrice, pittrice e critico d’arte, iniziando fin da bambina a dipingere la propria visione del mondo. Ogni sua pennellata è un guizzo di felicità e ovviamente libertà.
Guardando le opere di entrambi si vola tra metafisica e surrealismo, immergendosi nell’anima del pittore: siamo davanti a una trasposizione dell’interiorità sulla tela. Ed è proprio questa la bellezza: sono opere uniche e irripetibili, perché unica e irripetibile è l’anima di ciascuno di noi.
La mostra sarà visitabile fino al 31 luglio. Ingresso gratuito.

Alessandra Leone

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