L’arte di strada di Banksy si fa barocca! Cosa aspettarsi dalla passeggiata tra le sue opere a Noto

Bomb Hugger

Bomb Hugger

Noto (Sr) – Banksy: the show must go on è il titolo dell’allestimento in mostra dal 18 Aprile scorso fino al prossimo 31 Ottobre 2019, presso il Museo Civico Ex Convento di Santa Chiara. 

Dedicata all’artista inglese, di cui ancora oggi l’identità resta un mistero, la mostra si compone di 23 opere totali provenienti da collezioni private, organizzata dall’Associazione culturale napoletana “Il centro”,  avente come curatore Jesus Antonio Iorio e patrocinata dal Comune di Noto.

Non si tratta di un’esposizione di grandi dimensioni (motivo per il quale il costo per visitarla appare un po’ caro, 10 euro per il biglietto standard), ma l’allestimento proposto offre al visitatore una quantità di elementi sufficienti per entrare a contatto con uno degli street artist più in voga degli ultimi tempi. Ciascun lavoro presenta inoltre la spiegazione dello stesso sia in italiano che in inglese, agevolando in questo modo lo spettatore. Lo stile è quello dei suoi murales, che grazie alla tecnica stencil gli consentono di dar vita in poco tempo a raffigurazioni incisive. Il sarcasmo, l’ironia e la denuncia di una società troppo incentrata ad annullare le libertà collettive, all’insegna di un consumismo dilagante, che genera nuove forme di schiavitù, emerge con prepotenza mascherata da quella dolce ingenuità delle scelte cromatiche a volte pastello o di personaggi infantili. 

Napalm

Napalm

Di fronte a Napalm (serigrafia del 2004), meglio nota come Can Not Beat That Feeling, la reazione è potente, amara e drammatica al tempo stesso. Ad essere raffigurati eppure sono due noti e ingenui personaggi del mondo contemporaneo, Topolino da una parte e Ronald McDonald dall’altra, che tengono per mano una fanciulla. Un piccolo dettaglio vuole che la bambina posta al centro, una vietnamita di appena nove anni, sembri fuggire nuda e con gravi ustioni. In questo caso infatti Banksy ha riscritto la nota immagine del fotografo Nick Ut scattata ai tempi della guerra in Vietnam e ne ha fatto uno scorcio trainato da quei simboli pop della cultura americana, quasi a mettere a fuoco la dicotomia in atto tra la parte del mondo capitalistica e la restante. Questo tema, insieme alle scelte dell’occidente di diffondere la democrazia, a detrimento spesso della pace collettiva o a chiari riferimenti di scissione e crisi sociale, si rincorrono durante l’intero percorso.

A girl with balloon

A girl with balloon

Non manca neanche il suo lavoro più noto, A girl with balloon. Apparsa per la prima volta nel 2002 sul lato di un ponte sulla South Bank a Londra, lo stencil raffigura una bambina protesa a lasciar andare il suo palloncino rosso a forma di cuore, lasciando all’occhio di chi guarda tutta una serie di considerazioni e possibili interpretazioni tra cui la fragilità, l’innocenza o le speranze che abbandonano la fanciullezza. Motivi questi ai quali si guarda con nostalgia e una tensione emotiva tutta condensata in quel gesto della mano. Oggi questa immagine è riprodotta con facilità sia in rete che su una sfilza di altri materiali come cartoline, tazze o maglie, con un’evidente potenza comunicativa ed empatica che riesce a scatenare in chiunque la guardi. 

Un dato curioso ma non nuovo è il fatto che un artista di strada, che dipinge (probabilmente) senza autorizzazione alcuna, desti un interesse così grande che in tutto il mondo si moltiplicano le mostre a lui dedicate (inclusa la medesima), senza godere della sua autorizzazione, come si legge nel sito web ufficiale dell’artista (alla voce Show su www.banksy.co.uk).

E in questi giorni l’attesa è ancora più fibrillante per l’asta che verrà battuta il prossimo 3 Ottobre, per l’opera Devolved Parliament, la sua tela più grande, di ben 14 metri, che potrebbe raggiungere il prezzo di 2 milioni di euro. 

L’opera, realizzata nel 2009, verrà esposta per la prima volta a Londra, presso la casa d’asta Sotheby’s il prossimo 28 settembre.La provocazione, in questo caso, è stata quella di raffigurare la Camera dei Comuni del Parlamento britannico come un branco di scimmie, atto che assume più forza e ironia alla luce delle politiche confuse della Brexit e delle recenti pressioni avanzate dall’UE al governo Johnson.

In attesa di scoprire se ad Ottobre ci saranno nuovi eventi che faranno scalpore (dopo la distruzione quasi totale di una delle sue opere durante un’asta del 2018, causata dall’ennesima trovata artistica o di marketing dello stesso Banksy), non possiamo non consigliare di approfittare della mostra per scoprire un po’ più da vicino questa espressione di arte contemporanea, il cui contrasto con l’ambiente barocco che la ospita, non dispiace affatto.

 

Daniela Tralongo 

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Chagall e Missoni sono i protagonisti dell'estate di Noto

A Noto presso l'Ex Convento Ragusa, fino all'1 ottobre 2017, sarà possibile visitare la mostra "Marc Chagall, Ottavio Missoni. Sogno e colore" curata da Luca Missoni con la direzione artistica di Laura Pallavicini e Giovanni Lettini. Un progetto di Contemplazioni srl., con il patrocinio dell'UNESCO e della Città di Noto, in collaborazione con la Fondazione Ottavio e Rosita Missoni.

Due uomini, due artisti, entrambi hanno vissuto il periodo del cosiddetto "secolo breve", con le sue rivoluzioni e le sue spinte, entrambi artisti amanti del colore (appunto!), però apparentemente distanti. Ma allora quali son i punti di connessione fra i due?

Bisogna dire che già da un un punto di vista biografico e culturale i due vivono esperienze simili. Entrambi vivono la discriminazione in età giovanile, entrambi costretti all'esilio, a viaggiare, cosa che li segnerà profondamente. Entrambi trasportano all'interno della propria arte la vita, le esperienze, i ricordi, le sensazioni e le emozioni che albergano nel loro animo. Il profondo attaccamento verso gli anni infantili e della giovinezza, che entrambi gli artisti dimostrano di avere, caratterizza le loro opere dal linguaggio semplice ed intuitivo, quindi di facile comprensione per chi guarda.

Senza dubbio i colori hanno un ruolo centrale, perché Ottavio Missoni di colori e stoffe si occupava nell'azienda creata insieme alla moglie Rosita, e la sua mastria consisteva, appunto, nel saper giocare con le geometrie e i colri, in modo da creare movimento e vita all'interno delle sue trame. Nelle sue stoffe oltre al gioco di luce e colore, vediamo i ricordi dell'infanzia, con i colori della sua terra natia la Dlmazia, il blu del mare, il rosso dei tramonti, il giallo e l'ocra della sabbia e delle rocce. Chagall dal canto suo esprimeva le proprie emozioni con il colore, sempre vivo e vibrante sia nelle acqueforti che nei quadri, che come sappiamo rappresentano la realtà che egli stesso viveva fatta di amore, di religione e poi la guerra, l'esilio, l'America. I colori come sentimenti, come espressione della gioia di vivere, della volontà di superare il dolore, come vediamo in "Les Amoureux sur fond jaune", il dipinto del 1910 protagonista della seconda sala dell'esposizione.

In secondo luogo potremmo dire che questi due uomini sono accomunati sal sogno, perché esso ha un ruolo predominante lungo il corso della loro storia artistica. I quadri di Chagall dipingono una realtà alterata, quasi ovattata, i suoi sono quadri e disegni che potrebbero essere utilizzati come illustrazioni di un libro di fiabe. La dimenzione onirica è evidente all'interno delle sue opere, che trasmettono sempre un certo senso di leggerezza e tranquillità. Per quanto riguarda Missoni i suoi schizzi preparatori e i suoi progetti sembrano quasi i disegni di un bambino che sogna di diventare, un giorno, un grande impreditore tessile, con i suoi colori e le sue forme particolari. Noi sappiamo che quel sogno si è ampiamete realizzato e che i progetti di Ottavio e Rosita sono stati egregiamente portati avanti da tutta la famiglia.

All'interno della mostra sono presenti arazzi e schizzi preparatori, risalenti agli anni '70, realizzati da Ottavio Missoni, oltre tre installazioni di stoffa e di Marc Chagall 100 acqueforti del ciclo "La Bibbia" , la sierie coloratissima di litografie, mai esposta prima, e il quadro proveniente da una collezione privata. La mostra si sposta inoltre nelle strade del centro storico della città di Noto, con un grande gomitolo, delle installazioni visive e un grande vaso decorato in mosaico.

Una mostra interattiva, che fa risaltare due figure artistiche fondamentali del '900, viste da una prospettiva differente, nuova, accattivante. Un'esposizione piccola che regala grandi emozioni, che stimola l'intelletto e la fantasia del visitatore, molto adatta ai bambini e ai più giovani. Sicuramente un'operazione riuscita.

Francesca Brancato

L’arte di Andy Warhol al Castello Ursino

Andy Warhol non vuole abbandonare la Sicilia o forse è viceversa. Dopo la mostra di Noto (Sr) dello scorso anno “Warhol è noto. Il barocco immaginario”, il genio della pop art è tornato in Sicilia, questa volta a Catania con la mostra “Il genio di Andy Warhol a Catania”. 

Inaugurata il 12 marzo di quest’anno, l’esposizione presente al Castello Ursino è visitabile fino al 14 maggio prossimo essendo stata prolungata rispetto ai tempi previsti. 

La mostra è stata curata dalla fondazione Mazzoleni in collaborazione con EF ARTE e presenta più di settanta opere grafiche su carta, polaroid e cimeli appartenuti al maestro tra i quali una lattina della zuppa Campbell’s che ne ispirò la serie – serie presente all’interno della mostra - la bottiglia della Coca Cola, una scatola in cartone della Brillo, le cover realizzate per i Velvet Underground e per i Rolling Stones. Ma non solo. Al centro della sala si trova la chitarra appartenuta e autografata da Michael Jackson con un cappello e una copia del Time del 1934 autografati da Warhol.

Da qui ci si può immergere in un percorso che delinea le fasi di sperimentazione e crescita del pubblicitario in artista. Si trovano le Marilyn Monroe degli anni ’70 e ’80, con le differenti serie “This is not by me” e “Published by Sunday B Morning” (della prima di queste serie, diventate famose e ricercate in tutto il mondo, singolare è l’origine del nome. Il maestro infatti non voleva procedere alla ristampa di una nuova versione dopo la prima dedicata a Marilyn. Essendo i proprietari della stamperia Sunday B Morning amici dello stesso Warhol, lo convinsero a proseguire e applicarono sul retro delle stampe un timbro con la scritta “Fill in your own signature”, vale a dire “metti la tua firma”. A quel punto Andy, dotato di grande intuito per il business, firmò sul retro l’indicazione “This is not by me, Andy Warhol” cioè “non l’ho fatta io, Andy Warhol ”).

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A seguire, il percorso continua con le dieci grafiche della serie Ladies and Gentleman, i volti sconosciuti di anime di bassifondi newyorkesi ritratti tra splendore e solitudine nel 1975 (questa serie fu presentata per la prima volta in Italia a Ferrara, alla presenza dello stesso Warhol che incontrò tra i tanti giornalisti anche Pier Paolo Pasolini).

Da qui si passa alle copertine della rivista Interview, autografate da Wahrol per poi giungere alla sezione dedicata alla polaroid. La fotografia per Warhol fu alla base di molte sue opere, avendone visto la popolarità nella stampa grazie al suo lavoro di grafico e nei suoi diari infatti scrive “ho detto loro che non credevo nell’arte, credevo nella fotografia”.

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Concluso il nostro giro, la mostra si sviluppa su un percorso ricco all’interno di uno spazio ampio e ben distribuito. Tuttavia con amarezza non posso non segnalare alcune critiche, come l’assenza di brochure o la mancanza di audio guide con cui poter ripercorre la storia dell’artista in modo più completo, sebbene sia possibile prenotare delle visite guidate. 

Interessante invece la convezione stipulata con la mostra di Esher che si tiene al Palazzo della Cultura della stessa città: comprando un biglietto per la mostra dell’artista olandese, è infatti prevista una riduzione di prezzo (6 euro intero) per il biglietto di Warhol. 

Tirando le somme, incontrare Andy Warhol è stato davvero un piacere, ma attrezzatevi per godervi fino in fondo l’esperienza!

Daniela Tralongo