Il mondo con gli occhi di M.C. Escher a Catania

Palazzo della Cultura a Catania ospita, fino al 17 settembre 2017, la straordinaria mostra “ESCHER”, promossa dal Comune di Catania, prodotta da Artemisia in collaborazione con Escher Foundation e curata da Marco Bussagli e Federico Giudiceandrea.

Straordinaria perché tale è l’artista che ne è protagonista, così come lo sono le sue opere e il modo nel quale esse sono state realizzate. Ma partiamo dal principio.

L’esposizione si apre con delle incisioni risalenti agli anni della formazione, nelle quali è evidente un’influenza proveniente da grandi esponenti dell’Art Nouveau come S.J. Mesquita (suo amico e mentore), A.H. Mackmurdo e Aubrey Beardsley, che con linee semplici e il contrasto tra chiaro e scuro (sempre caro all’artista) raffigurano elementi della natura, ispirati dai paesaggi italiani che Escher conosce tra il 1921 e il 1936. Tale è, ad esempio, la raccolta completa delle ventiquattro stampe contenute nel libello “Emblemata”, nel quale l’artista illustra dei proverbi in latino con annesso commento in olandese. Sono gli anni in cui l’artista studia forme naturali e regolarità geometrica, i due elementi che ritroviamo costantemente nelle sue opere. 

Sono gli anni vissuti in Italia (che lo stesso Escher definisce “…posto benedetto…”), quelli di Siena e Roma, dove l’artista aveva una casa/studio, ancora oggi esistente, nella quale ha prodotto la maggior parte delle opere di questi primi anni. Sono gli anni della sperimentazione, dei viaggi, anni di osservazione e scoperta. Da Roma l’artista visitò gran parte del sud Italia, del quale restò profondamente colpito per paesaggi, colori e luci, come dimostrano le incisioni raffiguranti Tropea e Fiumara, che rendono evidente come luci e ombre possano creare giochi geometrici quasi ipnotici. Dalla Calabria visitò la Sicilia in lungo e in largo, alla scoperta di Palermo, Cefalù, Segesta, per poi passare a Catania e al Monte Etna, che l’artista immortalò dopo la colata del 1928. L’orografia italiana, del tutto diversa da quella olandese, era diventata il soggetto perfetto da ritrarre. Figure immobili come le montagne o i litorali rocciosi, che divenivano mutevoli al cambiare della luce o grazie alla forza dirompente della natura. 

La Sicilia fu la sua ultima tappa italiana nel 1936, anno in cui l’artista abbandonò definitivamente il nostro Paese a causa dei suoi dissensi con il regime fascista. Escher parte alla volta della Spagna, dove visita l’Andalusia con le sue maioliche e le architetture moresche, ricche di colori e geometrie. É il periodo in cui sperimenta la tecnica della tassellatura e in cui definisce la divisione regolare del piano. Col passare del tempo sostituirà alle forme geometriche soggetti figurativi vari, mostrando come anche la natura abbia una sua geometria. 

Questi studi prenderanno forma nel lungo articolo illustrato e commissionato dalla Fondazione De Roos, del quale potrete ammirare le splendide immagini. In questi studi l’artista dimostra come la scienza e la natura convivano, in ogni cosa, quindi è possibile raffigurare forme e geometrie così come animali e piante. L’apice di questa teoria artistico/scientifica è pienamente rappresentato dall’opera “Metamorfosi II”. L’opera rappresenta il processo visivo e creativo teorizzato da Escher, secondo il quale è possibile che forme geometriche si evolvano divenendo pesci, che a loro volta diventano uccelli, i quali si trasformano in una scacchiera che gradualmente diviene la parola “metamorfosi”. Un concetto visionario ed innovativo, i cui fondamenti geometrici sono basati solo su effetti visivi e non su studi matematici reali. 

Realtà e metafisica si incontrano, distorcendo spazio, tempo e forma, come si può notare da opere come “Tre Sfere” e “Vincolo d’unione” dove la materia si deforma e si scompone, oppure in opere come “Print Gallery” dove l’effetto droste crea una sorta di “inception” del quadro dentro al quadro, o ancora in “Pozzanghera” nel quale il principio di continuità pone sullo stesso piano tre regni diversi (acqua, aria e terra).

Queste sono le caratteristiche della produzione artistica di Escher, dalla quale hanno tratto i ispirazione la maggior parte dei grafici e degli artisti degli anni a venire, come dimostrano diversi film o copertine di dischi. É la cosiddetta “eschermania”, che la città di Catania ha saputo accogliere ed interpretare in modo davvero esemplare, proponendo una mostra ben strutturata, ricca, con percorsi multimediali ed interattivi, per grandi e piccini, che non distraggono ma al contrario approfondiscono ulteriormente le tecniche visive adottate dall’artista.

Se non l’avete ancora visitata fatelo!

 

 

Francesca Brancato

Visibilis: la Massoneria va in mostra

A Palermo, lunedì 20 Marzo 2017 alle ore 17:00, giorno dell’Equinozio di Primavera, i massoni si sono svelati. Nel corso di una cerimonia pubblica con tanto di buffet, in pieno centro, si è svolta alla Mondadori di Via Ruggero Settimo, aperta a chiunque, la mostra che ha reso pubbliche le grandi e illustri personalità del Grande Oriente. Inedito e sorprendente progetto ideato dal noto critico d'arte Paolo Battaglia La Terra Borgese, Visibilis è la prima mostra/convegno sulla libera muratoria, stupenda idea rivelatoria che è sfociata anche in un libro edito da Bonanno.

Critico d'arte, Paolo Battaglia La Terra Borgese (Piazza Armerina, 28 luglio 1960) è scrittore e saggista; cura libri, recensioni, quotazioni ufficiali, acquisizioni di opere d’arte nel patrimonio artistico di enti pubblici, pubblicazioni su quotidiani on line, bibliografie, mostre in enti pubblici e privati; cavaliere ad honorem del Supremo Ordine dell’Antico e Rigenerato Rito Templare – Supremo Gran Consiglio del 9° Grado Cathedrale e fondatore nel 2011 di Premio Arte Pentafoglio, orientato ad insignire annualmente Capi di Stato e di Governo, vertici delle Istituzioni Civili e Militari, Artisti, Letterati e Scienziati di chiara fama, illustri operatori commerciali ed economici, alti prelati e comuni cittadini che si sono impegnati nel volontariato in difesa dei diritti umani, della legalità e della pace.

Hanno aderito all’evento il GOI – Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani; O.S.M.T.H – Gran Priorato d’Italia membro consultivo del Comitato Economico e Sociale dell’ONU, Accademia Templare, Premio Arte Pentafoglio, Mondadori, Edizioni Bonanno e Guardia Marina Nazionale. Tra dipinti, sculture, gioielli d’arte e poesie a tema, illustri relatori hanno spiegato la Massoneria nel suo vero significato universale.

Ecco un excursus sinottico sulla morale massonica tratto dalla mostra convegno. La Massoneria è una delle più antiche e secolari società di uomini che hanno cari i valori morali e spirituali. L'essenziale qualificazione per essere ammessi è quella di credere nell'Essere Supremo, in Dio, senza discriminazioni per il credo religioso professato, altresì è necessario essere uomini di buona reputazione e di carattere amichevole. La Massoneria ha tre grandi princìpi: Amore fraterno, Carità e Verità. Ogni Massone dimostra tolleranza e rispetto nei confronti delle opinioni altrui e si comporta con cortesia e comprensione verso i propri simili. Questo procedimento è lo sgrossamento della pietra grezza, inteso come il miglioramento del proprio Io, attraverso i lavori rituali; come il divulgare il pensiero positivo finalizzando tale attività al miglioramento dello stato di condivisione dei princìpi morali, etici e di fratellanza, ponendo avanti al proprio Io quello dell'intera umanità, al fine di poter essere valore aggiunto nella crescita spirituale; come espandere i princìpi di fratellanza attraverso l'insegnamento iniziatico. La Massoneria persegue i principi di amore fraterno, soccorso e verità e nei suoi rituali vengono impartite lezioni di morale. I seguenti sono i principi fondamentali condivisi da tutta l'organizzazione: riconoscimento di un ente creatore denominato Grande Architetto dell'Universo (GADU); nessun limite alla ricerca della verità; la fratellanza è aperta a tutti gli uomini di ogni nazione, razza e credenza; la lotta contro l'ignoranza in ogni sua forma.

L’obiettivo era svelare in pubblico l'azione storica e concreta della Massoneria nei confronti dei manicomi in Italia, del diritto di voto delle donne, dell’abolizione della schiavitù ed anche il merito della stessa nella storia risorgimentale e repubblicana del nostro Paese, perchè la Massoneria annovera i più grandi uomini della Terra e il loro impegno è diretto a soccorrere il prossimo. L’apprendimento delle basi morali che sono della Libera Muratoria, dei Simboli massonici e dei lavori filantropici del Grande Oriente d’Italia Palazzo Giustiniani, sono infatti diretti a sostenere il prossimo. Spiega il critico Paolo Battaglia La Terra Borgese: “I Massoni hanno partecipato per motivare i giovani alla ricerca storica e scientifica di tutto lo scibile massonico". Il giorno dell' inaugurazione la sicurezza è stata garantita dalle Pattuglie della Guardia Marina Nazionale. Al termine dell’inaugurazione il buffet è stato curato da La Casa di Evita. Le opere sono di Valeria Blandi, Lidia Bobbone, Elio Corrao, Salvo Gennaro, Irene Graziano, Antonino Scarlata, Zeudi Termini e Vanessa Pia Turco.

Melinda Miceli

Giornate Fai: i giovani diventano ciceroni per due giorni

La scuola Disneyland, il liceo “O.M.Corbino”, il liceo “T. Gargallo”, il liceo scientifico “L. Einaudi”, l’istituto d’istruzione superiore “A. Rizza” e “F. Iuvara”, l’istituto tecnico commerciale “Insolera”, l’istituto alberghiero “Federico II di Svevia”, l’istituto “A. Gagini”: a Siracusa sono stati i ragazzi di queste scuole da fare da ciceroni per le giornate Fai di primavera, svoltesi il 25 e 26 marzo negli ipogei del convento dei Minimi e nella chiesa di san Francesco di Paola (in via Logoteta, Ortigia) e al museo Paolo Orsi, nel cimitero eterodosso creato dall’erudito Saverio Landolina Nava (1743-1814). Proprio quest’ultima sezione, precedentemente chiusa al pubblico, è stata pulita e sistemata dall’inizio dell’anno dal Fai e dall’istituto Insolera (indirizzo “Servizi per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale”).

Vediamo com’è andata al museo Paolo Orsi e com’è stata organizzata la giornata di sabato… In una splendida mattinata assolata e con clima tipicamente primaverile, al museo Paolo Orsi (che oggi costituisce uno dei “polmoni verdi” della città archimedea, tra cipressi, platani, noci e piante erbacee come la barba di Giove, la pervinca, l’edera e l’asparago spinoso solo per citarne alcune), già a metà mattina c’è parecchia gente, tra adulti, bambini, giovani e meno giovani che aspettano il proprio turno per andare alla scoperta del cimitero eterodosso, voluto dal cavaliere Landolina all’interno della propria villa. Infatti Landolina, personaggio enigmatico il cui nome è principalmente legato alla scoperta archeologica nel 1804 della Venere Anadiomene più nota come Venere Landolina in onore appunto del suo scopritore, scelse di dedicare parte del giardino della propria villa all’accoglienza dei resti mortali di uomini non cattolici. Siamo tra la fine 1700 e inizi del 1800, nell’epoca del Grand Tour, in cui diversi erano i viaggiatori che giungevano in Sicilia, terra ricchissima di storia e di arte. Ciò che accomunava Landolina a questi uomini era proprio l’amore per la conoscenza e per la cultura. Nel giardino della villa, oggi appunto sede del museo archeologico P. Orsi, Landolina fece realizzare a sue spese i monumenti funebri con cui tumulare questi viaggiatori di religione diversa da quella cattolica (e trovandosi a morire nel cattolicissimo Regno delle Due Sicilie non avrebbero potuto essere ospitati nei cimiteri pubblici); il figlio Mario, dopo la sua morte, volle continuare a mettere in pratica l’insegnamento del padre, fino a quando, con l’Unità d’italia, vennero vietati i cimiteri privati.

Come ci ha spiegato una giovane e promettente guida, alcuni dei nomi dei sepolcri sono quasi illegibili; altri ci raccontano storie di uomini, guerre e tragici eventi. Come quella dell’assistente medico navale William Tyller, il quale, dopo un rimprovero subìto dal proprio comandante Perry, non riuscendo a tollerare l’offesa ricevuta, si avvelenò a soli 23 anni. L’ospite più illustre del cimitero eterodosso è di certo Augusto Von Platen, poeta bavarese di estrema sensibilità romantica morto a soli 39 anni (forse di febbre o forse avvelenato) all’interno di una locanda in Ortigia. La sua tomba si trova nel punto più alto del cimitero. Proprio lì, la professoressa Federica Bordone, con i suoi alunni dell’istituto Maiorana di Avola (indirizzo turistico) e del liceo artistico di Palazzolo, hanno recitato prima in tedesco e poi in italiano la splendida poesia “Tristan” di Von Platen (il quale, tra l’altro, era molto apprezzato anche dal Carducci per i suoi versi impeccabili):

“Chi ha visto la bellezza con gli occhi, è già consegnato alla morte, non sarà utile a nessun servizio sulla Terra, e tuttavia tremerà di fronte alla morte, chi ha visto la morte con gli occhi! In eterno durerà per lui il dolore dell’amore, poiché solo un pazzo può sperare sulla Terra, di soddisfare un tale impulso; chi colpisce la freccia della bellezza, in eterno durerà per lui il dolore dell’amore! Lui vorrebbe vivere come una fonte, respirare veleno in ciascun fiato d’aria, e odorare la morte da qualsiasi fiore: chi ha visto la bellezza con gli occhi, vorrebbe vivere come una fonte!”

Ben vengano inizative come questa! Così si fa amare la cultura ai giovani: coinvolgendoli in prima persona, facendogli capire e amare ciò che ci circonda. Perché il passato è un continuo insegnamento che va al di là del tempo.

Alessandra Leone

"The amazing world of Camelia": un bell'esempio per la città di Siracusa

Ecco cosa mi aspetterei dalla città di Siracusa per il festeggiamento dei suoi 2750 anni: un clima in cui si respiri arte, cultura, in cui si valorizzino al massimo le stupende bellezze che ci circondano, maggiore organizzazione e iniziative dei grandi, ma anche dei piccoli, perché ognuno si renda partecipe e orgoglioso di vivere in una città dalla storia così ricca. Ecco cosa, ahimè, vedo: disinteresse, indifferenza, poca serietà, poche iniziative, una formazione culturale non sempre adeguata, un teatro comunale che è stato riaperto dopo tanti anni a gennaio ma che a febbraio e nei mesi successivi non ha un suo cartellone, la prevalenza dei poteri forti e l’amicizia col politico, mentre altre piccole e medie associazioni sono lasciate sole. Non è giusto. Qualcosa si deve cambiare! Ammiro molto la forza, il coraggio e l’amore per ciò che fa di Salvatore Zito, che in quel luogo magico della Fototeca Siracusana, in Piazza San Giuseppe, organizza mostre di alto livello, in un ambiente che riscalda il cuore e fa venire la voglia di chiacchierare a parlare di arte, di cultura e di ciò che ci circonda. L’ultima mostra alla Fototeca Siracusana è “The amazing world of Camelia” dell’artista Camelia Mihai, free-lance rumena, che vive da anni nella città aretusea. L’artista, autodidatta, fa parte della folta schiera di “web artists”: raccoglie e ricompone le icone della società contemporanea utilizzando gli strumenti propri di quest’era altamente tecnologica, principalmente lo smartphone e il web. Moderne favole in cui bambini con indosso magliette “Sisley”, sotto un cielo di pianeti vaganti, prendono il posto di oramai obsoleti principini e boschi delle fate; scenari di miti e visioni di una contemporaneità ingombrante; le ansie di una madre per i propri figli; una complessità generale a cui Camelia vuole dare un ordine e soprattutto un senso da cogliere nel fantastico universo delle sue storie; un mondo contemporaneo in cui non possiamo ignorare l'invasione di selfie, di immagini private che mostrano ma non dimostrano a sufficienza l’umana e vera dimensione dei fatti; vite e storie private, spesso lette con superficialità che trasformano i social network in un archivio di vissuti individuali. Una mostra di fotografie sia a colori che in bianco e nero, nata da una selezione di ben 2000 immagini. Una tecnica raffinata e competente quella di Camelia Mihai, che cerca di non ripetere stereotipi ma di decostruire quelli vecchi per darcene di nuovi. Tanto di cappello a queste iniziative, che dovrebbero essere dieci, cento, mille! Intanto la prossima mostra alla Fototeca Siracusana sarà “Al di là del muro”, dal 3 marzo al 4 aprile, sul mondo dei rom. Spero che la città di Siracusa si svegli! Forza!!!

Alessandra Leone