L’"Impossibile è Noto" e la rivoluzione artistica del ‘900

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Per tutti il ‘900 rappresenta il secolo artisticamente più ricco ed apprezzato da un punto di vista artistico, sia dal pubblico sia, molto spesso, dagli esperti del settore. La sua ricchezza e i fermenti artistici che lo hanno attraversato sono, in effetti, un punto di svolta, non solo per il mondo dell’Arte, ma per tutta la società, allora come oggi. 

Tale ricchezza la troviamo oggi racchiusa all’interno dell’esposizione “L’Impossibile è Noto”, in mostra presso il Convitto delle Arti Museum fino all’11 novembre p.v. La mostra è stata curata da Giancarlo Carpi e Giuseppe Stagnitta, prodotta da Sicilia Musei e patrocinata dal Comune di Noto, che prosegue così un percorso di rivalutazione, iniziato ormai qualche anno fa, volto ad offrire a cittadinanza e non solo, un calendario di eventi ricco e variegato che si articoli nel corso dell’intero anno. 

Le oltre 100 opere presenti provengono da collezioni ed archivi di tutto il mondo e sono esposte seguendo un percorso che, partendo dalle avanguardie storiche, giunge fino alla metà del ‘900, dando così al visitatore una visione quasi completa degli stravolgimenti artistici che caratterizzarono il periodo e che spingono il pubblico ad interrogarsi sulle motivazioni che mossero gli artisti del tempo a guardare alla realtà circostante con occhi nuovi. Questi cambiamenti radicali, infatti, non furono altro che lo specchio delle pulsioni collettive di inizio ‘900, un periodo storico in cui le scoperte tecnologiche ed industriali, unitamente allo scontento generale della società occidentale, che sul finire del secolo precedente aveva vissuto un’annullamento senza precedenti, portarono ad una visione nuova della realtà e successivamente ad una profonda analisi dell’io. 

«Noi siamo promontorio estremo dei secoli!…Perché dovremmo guardarci le spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile?» - Scriveva così Filippo Tommaso Marinetti, “padre” del movimento Futurista italiano, in un interrogativo che raccoglie in sé tutto lo slancio energico verso il futuro e le sue novità, rompendo completamente con il passato dormiente e ormai desueto. Questo il trasporto che muove le avanguardie storiche di inizio secolo e che ritroviamo all’interno della mostra esposta a Noto, in un excursus che dal Futurismo italiano e dal Cubismo francese, passando per il Surrealismo e l’Astrattismo, racconta i cambiamenti culturali ed artistici dell’intero secolo. Tutto cambia con l’invenzione del movimento nella fotografia e nella pittura, momento che, alla fine dell’’800, rappresenterà non solo uno stravolgimento tecnologico, ma offrirà una visione del reale fino ad allora sconosciuta e piena di possibilità. 

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Partendo da questo presupposto, la mostra si apre, infatti, con una prospettiva sulla scomposizione della materia secondo le motivazioni futuriste e cubiste, le prime basate sulla rappresentazione visiva del movimento e caratterizzate da un forte dinamismo, le seconde caratterizzate dalla scomposizione della materia e dello spazio. In entrambe le interpretazioni suono, movimento, oggetti, volti si trasformano e vengono rappresentati con l’utilizzo di linee continue nello spazio o spezzate e ricomposte seguendo una logica, allora, inusuale e rivoluzionaria. È questo il caso delle opere di Boccioni e Carrà e della russa Natalia Gončarova, dove linee e forme si alternano per creare il movimento sulla tela o il foglio di carta, ma anche dei dipinti e delle sculture di Pablo Picasso e degli italiani Enrico Prampolini e Roberto Iras Baldessarri, nelle cui opere si evidenzia il valore dinamico delle prospettive multiple. 

Il dibattito formalistico viene superato poi dalla logica Metafisica e dal movimento Dada, la prima influenzata dal simbolismo di fine ‘800, la seconda mossa dal totale rifiuto delle logiche artistiche allora vigenti. Grazie all’accostamento di opere ed artisti apparenti a correnti diverse, la mostra consente al visitatore di osservare come tutte le avanguardie prese in esame convivano e si influenzino vicendevolmente, con l’unico scopo di sovvertire la realtà e la visione che l’uomo ha di essa. È il caso, ad esempio, della Metafisica di Giorgio De Chirico, che influenzerà molto il Surrealismo francese degli anni ’20, così come raggiungerà qualche futurista, come si vede nel lavoro di Mario Sironi, il quale si farà interprete della città osservata dalla desolazione delle periferie. Allo stesso modo, attraverso il suo totale rifiuto dei meccanismi tradizionali dell’Arte, la corrente Dada creerà un modello senza precedenti, partendo dalla spinta futurista e cubista di voler rappresentare il movimento in pittura, per finire poi con l’utilizzare la realtà stessa, ovvero l’oggetto, come opera d’arte. 

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Dalla smaterializzazione della realtà si passa, grazie allo studio di Freud, all’analisi dell’io, che in termini artistici raggiunge la sua massima espressione con il Surrealismo, corrente che utilizza la dimensione onirica e meccanismi nuovi, come il disegno automatico, per sancire la fine delle cosiddette avanguardie storiche e l’inizio di un nuovo momento artistico. Nuove tecniche, come il frottage o l’utilizzo della fotografia, diventano la voce di nuovi nomi dello scenario artistico del secolo, come Max Ernst e Man Ray, anch’essi presenti in mostra. Se il periodo della avanguardie vedeva come protagonista assoluto lo spagnolo Pablo Picasso, questo è il momento di Salvador Dalì, grande protagonista della mostra al Convitto delle Arti, al quale viene dedicata una sezione a se stante. Nel suo lavoro, assurdo e onirismo si uniscono all’utilizzo di innovazioni tecnologiche che non erano mai state utilizzate nel mondo dell’Arte, come nel caso della sua collaborazione cinematografica con l’amico Luis Buñuel o come vediamo nel suo pionieristico progetto di una stanza surrealista nell’opera “Paranoica”, che rappresenta l’ultima tappa della mostra. 

A chiusura del percorso espositivo troviamo, invece, l’astrattismo nelle sue varie declinazioni, nelle quali si cercano di esaltare quelle peculiarità artistiche inaccessibili alla meccanicità, dando della realtà un’interpretazione soggettiva attraverso la sua forma più pura: colore e forme geometriche. Artisti come Paul Klee, Vassilij Kandinskij, Frantisek Kupka, Gerardo Dottori, Joan Mirò e Fortunato Depero rappresentano quella frazione di tempo in cui scomposizione diventa annullamento della materia, dove l’io prende il sopravvento sulla realtà e l’opera d’arte si primitivizza, facendo uso di sensazioni e rappresentazioni tipiche dell’infanzia. La sperimentazione prende il sopravvento, l’arte diviene lo specchio dell’animo umano. 

Al di la della didascalica analisi delle pregevoli opere ed altrettanti artisti presenti all’interno della mostra “L’Impossibile è Noto”,  va detto che questa è una mostra che vale la pena visitare lentamente, assaporando ogni quadro, ogni dettaglio, per far si che l’Arte possa tornare ad essere cibo per l’anima e la mente e non semplice e mero oggetto di consumo o, peggio, oggetto di vanto sui social. Credo sia questo il concetto alla base di questa esposizione, sicuramente era questo il messaggio che gli artisti presi ad esempio gridarono forte nel corso del secolo ‘900. 

Ancora una volta il Convitto delle Arti Noto Museum e i curatori hanno colto nel segno portando nel cuore del Val di Noto un’esperienza culturale non solo mai banale ma imperdibile, esperienza che rappresenta ormai un appuntamento caro a siciliani e non. 




Francesca Brancato

©riproduzione riservata 

Chagall e Missoni sono i protagonisti dell'estate di Noto

A Noto presso l'Ex Convento Ragusa, fino all'1 ottobre 2017, sarà possibile visitare la mostra "Marc Chagall, Ottavio Missoni. Sogno e colore" curata da Luca Missoni con la direzione artistica di Laura Pallavicini e Giovanni Lettini. Un progetto di Contemplazioni srl., con il patrocinio dell'UNESCO e della Città di Noto, in collaborazione con la Fondazione Ottavio e Rosita Missoni.

Due uomini, due artisti, entrambi hanno vissuto il periodo del cosiddetto "secolo breve", con le sue rivoluzioni e le sue spinte, entrambi artisti amanti del colore (appunto!), però apparentemente distanti. Ma allora quali son i punti di connessione fra i due?

Bisogna dire che già da un un punto di vista biografico e culturale i due vivono esperienze simili. Entrambi vivono la discriminazione in età giovanile, entrambi costretti all'esilio, a viaggiare, cosa che li segnerà profondamente. Entrambi trasportano all'interno della propria arte la vita, le esperienze, i ricordi, le sensazioni e le emozioni che albergano nel loro animo. Il profondo attaccamento verso gli anni infantili e della giovinezza, che entrambi gli artisti dimostrano di avere, caratterizza le loro opere dal linguaggio semplice ed intuitivo, quindi di facile comprensione per chi guarda.

Senza dubbio i colori hanno un ruolo centrale, perché Ottavio Missoni di colori e stoffe si occupava nell'azienda creata insieme alla moglie Rosita, e la sua mastria consisteva, appunto, nel saper giocare con le geometrie e i colri, in modo da creare movimento e vita all'interno delle sue trame. Nelle sue stoffe oltre al gioco di luce e colore, vediamo i ricordi dell'infanzia, con i colori della sua terra natia la Dlmazia, il blu del mare, il rosso dei tramonti, il giallo e l'ocra della sabbia e delle rocce. Chagall dal canto suo esprimeva le proprie emozioni con il colore, sempre vivo e vibrante sia nelle acqueforti che nei quadri, che come sappiamo rappresentano la realtà che egli stesso viveva fatta di amore, di religione e poi la guerra, l'esilio, l'America. I colori come sentimenti, come espressione della gioia di vivere, della volontà di superare il dolore, come vediamo in "Les Amoureux sur fond jaune", il dipinto del 1910 protagonista della seconda sala dell'esposizione.

In secondo luogo potremmo dire che questi due uomini sono accomunati sal sogno, perché esso ha un ruolo predominante lungo il corso della loro storia artistica. I quadri di Chagall dipingono una realtà alterata, quasi ovattata, i suoi sono quadri e disegni che potrebbero essere utilizzati come illustrazioni di un libro di fiabe. La dimenzione onirica è evidente all'interno delle sue opere, che trasmettono sempre un certo senso di leggerezza e tranquillità. Per quanto riguarda Missoni i suoi schizzi preparatori e i suoi progetti sembrano quasi i disegni di un bambino che sogna di diventare, un giorno, un grande impreditore tessile, con i suoi colori e le sue forme particolari. Noi sappiamo che quel sogno si è ampiamete realizzato e che i progetti di Ottavio e Rosita sono stati egregiamente portati avanti da tutta la famiglia.

All'interno della mostra sono presenti arazzi e schizzi preparatori, risalenti agli anni '70, realizzati da Ottavio Missoni, oltre tre installazioni di stoffa e di Marc Chagall 100 acqueforti del ciclo "La Bibbia" , la sierie coloratissima di litografie, mai esposta prima, e il quadro proveniente da una collezione privata. La mostra si sposta inoltre nelle strade del centro storico della città di Noto, con un grande gomitolo, delle installazioni visive e un grande vaso decorato in mosaico.

Una mostra interattiva, che fa risaltare due figure artistiche fondamentali del '900, viste da una prospettiva differente, nuova, accattivante. Un'esposizione piccola che regala grandi emozioni, che stimola l'intelletto e la fantasia del visitatore, molto adatta ai bambini e ai più giovani. Sicuramente un'operazione riuscita.

Francesca Brancato

L’arte di Andy Warhol al Castello Ursino

Andy Warhol non vuole abbandonare la Sicilia o forse è viceversa. Dopo la mostra di Noto (Sr) dello scorso anno “Warhol è noto. Il barocco immaginario”, il genio della pop art è tornato in Sicilia, questa volta a Catania con la mostra “Il genio di Andy Warhol a Catania”. 

Inaugurata il 12 marzo di quest’anno, l’esposizione presente al Castello Ursino è visitabile fino al 14 maggio prossimo essendo stata prolungata rispetto ai tempi previsti. 

La mostra è stata curata dalla fondazione Mazzoleni in collaborazione con EF ARTE e presenta più di settanta opere grafiche su carta, polaroid e cimeli appartenuti al maestro tra i quali una lattina della zuppa Campbell’s che ne ispirò la serie – serie presente all’interno della mostra - la bottiglia della Coca Cola, una scatola in cartone della Brillo, le cover realizzate per i Velvet Underground e per i Rolling Stones. Ma non solo. Al centro della sala si trova la chitarra appartenuta e autografata da Michael Jackson con un cappello e una copia del Time del 1934 autografati da Warhol.

Da qui ci si può immergere in un percorso che delinea le fasi di sperimentazione e crescita del pubblicitario in artista. Si trovano le Marilyn Monroe degli anni ’70 e ’80, con le differenti serie “This is not by me” e “Published by Sunday B Morning” (della prima di queste serie, diventate famose e ricercate in tutto il mondo, singolare è l’origine del nome. Il maestro infatti non voleva procedere alla ristampa di una nuova versione dopo la prima dedicata a Marilyn. Essendo i proprietari della stamperia Sunday B Morning amici dello stesso Warhol, lo convinsero a proseguire e applicarono sul retro delle stampe un timbro con la scritta “Fill in your own signature”, vale a dire “metti la tua firma”. A quel punto Andy, dotato di grande intuito per il business, firmò sul retro l’indicazione “This is not by me, Andy Warhol” cioè “non l’ho fatta io, Andy Warhol ”).

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A seguire, il percorso continua con le dieci grafiche della serie Ladies and Gentleman, i volti sconosciuti di anime di bassifondi newyorkesi ritratti tra splendore e solitudine nel 1975 (questa serie fu presentata per la prima volta in Italia a Ferrara, alla presenza dello stesso Warhol che incontrò tra i tanti giornalisti anche Pier Paolo Pasolini).

Da qui si passa alle copertine della rivista Interview, autografate da Wahrol per poi giungere alla sezione dedicata alla polaroid. La fotografia per Warhol fu alla base di molte sue opere, avendone visto la popolarità nella stampa grazie al suo lavoro di grafico e nei suoi diari infatti scrive “ho detto loro che non credevo nell’arte, credevo nella fotografia”.

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Concluso il nostro giro, la mostra si sviluppa su un percorso ricco all’interno di uno spazio ampio e ben distribuito. Tuttavia con amarezza non posso non segnalare alcune critiche, come l’assenza di brochure o la mancanza di audio guide con cui poter ripercorre la storia dell’artista in modo più completo, sebbene sia possibile prenotare delle visite guidate. 

Interessante invece la convezione stipulata con la mostra di Esher che si tiene al Palazzo della Cultura della stessa città: comprando un biglietto per la mostra dell’artista olandese, è infatti prevista una riduzione di prezzo (6 euro intero) per il biglietto di Warhol. 

Tirando le somme, incontrare Andy Warhol è stato davvero un piacere, ma attrezzatevi per godervi fino in fondo l’esperienza!

Daniela Tralongo

“La Porta dei Sacerdoti. I sarcofagi egizi di Deir el-Bahari”: una mostra unica per i 2750 anni di Siracusa

Il 9 Marzo 2017 per la città di Siracusa rimarrà un giorno da non dimenticare, pieno di emozione, entusiasmo e altissima cultura e che potrebbe anche aprire (incrociamo le dita) un capitolo nuovo di scambio con uno dei musei più importanti d’Europa. La mostra “La Porta dei Sacerdoti. I sarcofagi egizi di Deir el-Bahari. Esposizione e restauro in pubblico” è stata inaugurata alla Galleria Civica Montevergini, al centro dell’isola di Ortigia, al cospetto di emeriti studiosi, della stampa e di un numeroso pubblico. Presenti alla conferenza stampa, svoltasi al Palazzo Vermexio e che ha preceduto l’inaugurazione, il Vice Sindaco e Assessore ai Beni e alle politiche culturali Francesco Italia, il Presidente dell’Istituto Europeo del Restauro Teodoro Auricchio, l’egittologo e curatore della mostra Luc Delvaux e, in rappresentanza della Direzione Generale del Musées Royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles, Cecile Evers.

Un paio di notti fa, la squadra di pallanuoto dell’Ortigia ha curato la traslazione dei sarcofagi della mostra da piazza Duomo dal tir proveniente dal Belgio alla galleria Montevergini, a dimostrazione del coinvolgimento a 360° di tutte le risorse umane, culturali, sportive ed economiche della città.

Questa in realtà è la seconda fase della mostra, che ha già riscosso un enorme successo a Ischia e a Bruxelles (circa 150.000 spettatori) e che nella città di Archimede durerà ben 9 mesi. Inserita nel programma di celebrazioni previste per il 2750° anniversario della fondazione di Siracusa, espone il cuore della collezione egizia dei Musées Royaux d’Art et d’Histoire (MRAH) di Bruxelles, o Museo del Cinquantenario, la più grande istituzione scientifica federale belga. Un numero record di pezzi: sei sarcofagi, una mummia, una maschera funeraria e 139 reperti che rendono tale mostra uno degli eventi culturali più importanti del 2017 in Italia. I reperti sono provenienti dal secondo Nascondiglio di Deir el-Bahari (Ba bel-Gasus che significa “La Porta dei Sacerdoti”, da qui il titolo della mostra) e appartenenti a un periodo politicamente travagliato e insicuro, il Terzo Periodo Intermedio, corrispondente al Corpo Sacerdotale di Amon della XXI Dinastia (1070-900 a.c) e delle loro famiglie. Nel 1891, infatti, fu rinvenuta un’immensa tomba collettiva intatta che conteneva appunto sarcofagi dei membri appartenenti al Corpo Sacerdotale di Amon, ma in pochi giorni tale tomba fu completamente svuotata senza alcuna mappatura documentata, senza alcun documento scritto o cartografia di come fosse la tomba. Il Museo Egizio del Cairo decise di offrire gruppi di bare a diversi Stati, tra cui il Belgio. I sarcofagi furono improvvisamente numerati al Museo del Cairo e spediti ed è nel 1894 che i MRAH entrarono in possesso di 10 sarcofagi, “tavole per mummie” e di una notevole quantità di altri oggetti.

Di certo siamo davanti a un evento unico per la città aretusea, anche perché coinvolgerà attivamente i visitatori grazie al modulo laboratoriale-espositivo “Europa” progettato dall’Istituto Europeo del Restauro. Questo permetterà di assistere dal vivo e in diretta a tutte le fasi del restauro, attraverso un tunnel di cristallo lungo 16 metri altamente tecnologico, rendendo partecipe il pubblico nel restauro, professione non seguita dai giovani moderni. Ma sono proprio i giovani che ne devono capire l’importanza e non a caso il team e i collaboratori di Teodoro Auricchio, come tiene più volte a sottolineare, sono proprio tre ragazzi italiani con una formazione di altissimo livello, oltre ad altri provenienti da diverse parti del mondo.

Coinvolta anche la scuola di specializzazione di Archeologia dell’Università di Catania, diventando alcuni dei suoi studenti delle abili guide per spiegare la storia e gli aspetti tecnici di ciascun reperto. Non sono stati dimenticati i più piccoli, ha affermato il prof. Auricchio, con diversi premi per i giovani (questo è in fieri) e naturalmente tante visite guidate per le scuole. Un bel soffio di aria pulita, piena di sogni e di fiducia per la cultura e il miglioramento della nostra società.

Alessandra Leone