ORA LA MIA ADOLESCENZA HA UN TITOLO: DELLE COSE PIÙ BELLE…

Non è consuetudine iniziare a recensire un libro dalla sua copertina, ma io sono uno scout ed amo andare controcorrente.

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Perché merita un commento anche questa prima pagina? Semplicemente per la sua funzionalità ed armonia grafica. Mi spiego meglio: la mano tesa del ragazzo, presumibilmente il giovane Gianluigi, protagonista delle vicende narrate, è come un invito a lasciarsi trasportare nel suo mondo, l’adolescenza, un limbo tra l’età infantile e quella adulta, dominato dalla collezione delle “prime volte” e delle insicurezze sulla propria vita; il tutto accompagnato dalla scelta di colori né troppo accesi né eccessivamente velati.

Il libro non ha una riconducibilità diretta ed esplicita ad un tempo e ad uno spazio individuabili; al contrario, i luoghi che fanno da sfondo alle varie vicende vengono descritti con un’accuratezza tale che pare di leggere un libro di Pirandello.

Tutto ruota intorno al giovane diciassettenne Gianluigi, un ragazzo che come gli altri ha una sua routine data dal liceo e dallo svago sotto le verande del bar o al capolinea del bus e che deve fare i conti con le prime vere amicizie e con la prima cotta della sua vita: Anna Carla.

L’anno scolastico è destinato però a terminare e Gianluigi si reca dagli zii come premio per la promozione. È qui, nel laboratorio dello zio, che il protagonista scopre l’importanza di dedicarsi ad un lavoro e quella di portarlo a termine. A contrapporsi alla figura angelica di Anna Carla, entra in scena la cugina Lia, più grande di Gianluigi e più estroversa.

Con il passare dei giorni il rapporto tra i due cugini si consolida fino al punto in cui Lia riuscirà a mettere in discussione l’amore che Gianluigi prova nei confronti di Anna Carla. La ricerca “Delle cose più belle” condurrà a risultati fallimentari, come nei grandi romanzi dell’estetismo o porterà ad un trionfo? Ricorrenti nel testo sono i mezzi di trasporto, simbolo di un’età che passa come quella dell’adolescenza: il capolinea dei bus gremito di ragazzi e bambini che giocano e quel treno che con i suoi odori, le sue forme ed il suo moto permetteranno al protagonista di elaborare pensieri e fantasie che lo porteranno a rafforzare il proprio carattere.

Leggere “Delle cose più belle” è tuffarsi a piedi pari nei ricordi – o talvolta nelle aspettative – del periodo più bello della vita. Non immedesimarsi nel personaggio è impossibile: la prima lite con un amico, la prima volta su un treno da soli, il primo lavoro e il primo rapporto sessuale, descritto peraltro con una leggerezza tale da renderlo quasi un atto puro.

L’autore ha saputo giocare con la sua penna altalenando i registri di un linguaggio sempre cristallino in cui ogni singola parola è pertinente al contesto con una “convenientia” dantesca. Il ritmo della narrazione accelera e decelera nei punti strategici, conferendo vivacità al testo e rendendone la lettura mai noiosa.

Un libro che consiglio vivamente al fine di rompere quella monotonia che la società moderna impone. Rispolveriamo i nostri ricordi, sogniamo...


SIMONE CESARI

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