L’amore per Palermo di “Cortile Nostalgia”

Nuovo libro. Nuova città. Palermo.

Le sue vie, i suoi mercati (Ballarò, il Capo), gli odori, il suo dialetto. La sua realtà, i nomi dei suoi abitanti.

In tutto questo i due protagonisti, i giovani Mario e Melina. Giovanissimi oggi, uomo e donna acerbi  che ancora teenagers nella Palermo degli anni ‘60 contraggono il matrimonio, come riscatto, come via di fuga e come unica possibilità di autoaffermazione nel mondo.

La storia di questi due sposi è al centro dell’ultimo romanzo di Giuseppina Torregrossa, “Cortile nostalgia” (Rizzoli). Ed è proprio in questo cortile, originariamente chiamato delle Sette Fate e poi ribattezzato Nostalgia, per la dimensione personale assunta nella mente del giovane, durante la sua permanenza nella città eterna, che prende vita e forma il rapporto tra i due amanti, con la nascita della figlia Maruzza. È la presenza della figlia che costituisce il primo vero legame tra i due, che fino a pochi istanti prima e dopo le nozze erano ancora estranei. E la gamma dei sentimenti si carica di sostanza e si fa azione.  

Questo cortile infatti non è solo animato dalle loro vicende. Altri colori e odori qui prendono forma. Sono quelli della donna che tutti chiamano Mamma Africa, che qualcosa sembra avere in comune con le “sette fate”, durante le prime migrazioni dal Bangladesh, dall’India, dalla Tunisia, dal Marocco che arrivano in Sicilia.  

Con la scrittura asciutta e vivace di Giuseppina Torregrossa, il romanzo manifesta la sua dimensione corale in tutti i suoi 37 capitoli che corrono l’uno dopo l’altro, come le scene di un film.

La lettura non stanca, si poggia su ritmi alterni che entusiasmano chi legge di fronte ad ogni nuova giornata raccontata.

La narrazione non dimentica nessuno, perché il racconto privilegia il bisogno di ciascuno di sentirsi accolto ed essere parte di qualcosa, che si tratti di un affetto o di una comunità o di una città, come la Palermo tanto amata dalla scrittrice.

Consigliamo questo libro a tutti coloro che vogliono abbandonarsi per qualche ora, magari sotto l’ombrellone, ad una lettura snella e coinvolgente che propone una storia curiosa e vivace.

Un libro che conferma ancora una volta lo stile avvincente della dottoressa Torregrossa che anche in questa sua ultima fatica palesa la sua attenzione per il mondo femminile, ‘uccidere una femmina è come estirpare la radice della vita’, confessa il suo protagonista.

 

Daniela Tralongo

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La Ville Lumière di Serena Dandini

Siamo di fronte ad un nuovo viaggio. Anche oggi la città è la Ville Lumière.

Serena Dandini ne scrive ne “Avremo sempre Parigi, passeggiate sentimentali in disordine alfabetico”, (Rizzoli) .

Il libro non è un romanzo. È una proposta di viaggio, uno di quelli che possono essere intrapresi, con libro in mano, per addentrarsi nei meandri della città facendo riferimento alle parole di illustri artisti e scrittori, nonché alle sensazioni personali di cui la stessa autrice ci da notizia. Il tutto viene presentato come una passeggiata vivace: ‘la strada di Montparnasse che una pioniera della Nouvelle Vague ha trasformato in una spiaggia, i bistrot in cui Hamingway e Fitzgerald si confessavano i loro crucci più intimi, i giardini sorti per il capriccio di una regina o l’intuizione di un banchiere filosofo, le nuove vie della streetart’.

E appellandosi proprio a questo bisogno di esplorazione, al significato del viaggio nella sua accezione più genuina e contemporaneamente più rischiosa, il libro è strutturato in capitoli contrassegnati da lettere. Ciascuna lettera è legata a qualcosa che trova riscontro nella cultura parigina, nella sua storia, nella sua geografia o nei personaggi che l’hanno resa celebre.

Così alla voce “D”, si legge della figura dei Dandy, del loro significato autentico, del loro rappresentante massimo Oscar Wilde, degli oggetti e dei costumi che li caratterizzavano; giunti alla “R” invece, tocca a “Rosa Bonheur”, il piccolo ristorante in cima al parco di Buttes-Chaumont che da poco ha aperto una succursale sulla Senna al Port des Invalides.

E tra una fotografia e un’altra, tra un sogno ed un altro – perché è questa la sensazione che si ha leggendo, di visitare quei luoghi, di chiacchierare con quei protagonisti – non mancano le citazioni ad impreziosire la lettura, e gli spazi finali per annotare le sensazioni del proprio viaggio intrapreso.

Adesso a quanti stiano pensando che siamo stati ripetitivi nel voler proporre un altro testo

che ha la capitale francese come protagonista, vi confessiamo che abbiamo pensato di organizzare con questi due volumi (facciamo riferimento a “Quel nome è amore, itinerari di artisti a Parigi”, Luigi La Rosa) un vero e proprio tour, in cui una storia e una città, ciascuna scandagliata per bene, possano condurvi, anche dal proprio divano di casa, a godere di un viaggio sempre attuale.

Con toni freschi, un ritmo veloce, un linguaggio che dialoga attivamente con il lettore, le immagini colorate che fuoriescono come disegni impressi all’istante, consigliamo questo libro a quanti hanno voglia di divertirsi, scoprendo qualcosa in più su una città che “digerisce tutto. Non assimila niente. È questo che le conferisce quell’aria di debolezza dietro cui si cela una capacità di resistenza senza limiti”, Jean Cocteau.

 

Daniela Tralongo

 

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