Emma Dante e le sue ‘bestie’ di scena: l’estetica (de)costruttiva?

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7 novembre, Teatro Stabile di Catania, sala Verga, finalmente vado a vedere il tanto chiacchierato “Bestie di scena” di Emma Dante, sono curioso all’inverosimile, elettrizzato.

All’ingresso del teatro sento vociferare gli abbonati dello Stabile di Catania. L’ambiente è proprio il classico ambiente del teatro: signore con vistose pellicce, uomini con eleganti cappotti, giovani che ridendo raccontano di essersi fatti prestare l’abbonamento dai suoceri per vedere questo spettacolo, proprio questo.

Entriamo in sala ed il sipario è aperto, ci sono già sul palco diversi attori che fanno il classico training di riscaldamento attoriale pre-spettacolo. Man mano che le persone iniziano ad accomodarsi, l’intensità del training aumenta e iniziano corse a perdifiato e grandi cerchi con tutti che saltellano agilmente ed in sincro. Sembrano uno stormo di uccelli per quanto sono precisi nel muoversi insieme. Le luci in platea calano e l’intensità del training aumenta sempre di più. Le luci in sala si spengono e i quattordici attori sono in scena e saltano e si muovono a ritmi davvero molto alti. Poi accade quello che tutti ci aspettiamo, quello che ha fatto così scalpore, quello che ha fatto aumentare la curiosità di tutti nel vedere questo spettacolo: gli attori ad uno ad uno si spogliano interamente, lasciando cadere dal palco le loro maglie ed i loro intimi matidi di sudore. Fin qui sono affascinato da quello che accade sul palco. L’attore che si dona completamente nudo al pubblico da teoria, diventa pratica, diventa realtà. Questa è l’unica buona sensazione che avrò nel corso di tutta la messa in scena.


Inizia un gioco perverso e sadico, inizia un impero assente che determina le azioni di tutti sul palco, inizia il potere della regia. Dalle quinte o dal tetto vengono lanciati oggetti alla catena. Prima una tanica con poca acqua che le “bestie” bevono per poi sputare ed affogarsi, poi dei mortaretti che fanno saltare per aria uno degli attori, poi una bambola che trasforma una delle attrici in un giocattolo, poi una spada con cui un altro attore gioca a far lo spadaccino. Un secchio, dell’acqua, palloni da basket, carillon, teli, noccioline. Gente che litiga in grammelot, attori che prendono in giro altri attori, chi balla da sola all’accendersi di una luce su di lei, chi scivola con la schiena e quasi finisce fuori dal palco e la regia sempre dall’alto della sua cupola invisibile a pilotare tutto questo. La struggente “Only you” che ogni tanto suona nell’aria. Il Tutto e il Nulla senza troppi raccordi insieme ad un solo fine: disumanizzare l’attore nella sua nudità. 

Tutto è utile per dimostrare che quelli non sono più esseri umani, ma bestioline ammaestrate che reagiscono agli stimoli del regista deus ex-machina di tutto. Nulla che li salvi dal loro non essere più esseri umani, nulla. Mi sarebbe bastato poco, pochissimo a ricordarmi che gli attori sono comunque persone, ma non l’ho avuto. Non abbiamo avuto nulla. 

A metà spettacolo sono già inferocito come un caimano ceco.

“Bestie di scena” è da vedere. È da vedere per combattere con tutte le proprie forze questo genere di concezione della figura dell’attore. Nessuno dimentica mai che un idraulico è una persona, per quale ragione dovremmo dimenticarci che anche un attore lo è?

Tante volte nel corso dello spettacolo sarei voluto andare sotto il palco a dire a queste persone di non dimenticarsi di essere tali. Di ricordarsi i tempi in cui gli attori di teatro erano considerati divi e non animaletti da ammaestrare. Avrei voluto dire a tutti gli attori che non mi sarei mai ricordato nessuno dei loro volti, che nulla dei loro movimenti rimarrà nella mia memoria. Ciò che mi stavano comunicando è la distruzione della figura dell’attore, non la sua sublimazione. Io non ricordo il nome di nessuno di loro e non mi è nemmeno passato per la testa di appuntarmelo, un solo nome ricordo e ricorderò, uno solo: Emma Dante. 

Belle le luci, stupende alcune immagini, ma è estetica, nulla più di questo.

La triste verità è che la Dante rappresenta davvero lo stato attuale del mondo attoriale. Un mondo che si è dimenticato da quali lustri proviene e che è disposto a tutto pur di stare sotto le luci del palcoscenico. Poi possiamo anche riempirci di paroloni e cercare una grande filosofia in tante noccioline che vengono lanciate sul palco e degli attori che si trasformano in scimmie costrette anche a pulire con delle scope tutte quelle noccioline. Possiamo cercare grandi significati, ma la gente rideva di loro, li derideva. Più di una persona ha lasciato la sala prima della fine dello spettacolo, al termine quasi mezza sala non ha nemmeno accennato un applauso.

Magari la mia limitata mente non è riuscita a cogliere degli altri profondissimi significati, ma ribadisco: Bestie di scena è da vedere. 

Da vedere per combattere tutto questo.

 

Massimo Tuccitto