Il debutto tra gli applausi per l’Edipo a Colono di Kokkos

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Siracusa – Con cinque minuti di applausi finali, l’11 maggio Siracusa saluta entusiasta l’ Edipo a Colono di Yannis Kokkos per questo 54° ciclo di rappresentazioni.

Un ritorno alla classicità:  pochi elementi fanno la scenografia, distinguendo gli ambienti di Tebe e di Atene con rispettivi riferimenti architettonici militari da una parte e una porta dorata e lucente dall’altra. Centralmente volge le spalle un immenso Edipo in pietra. E l’azione si svolge tutta lì, nella narrazione che viene raccontata dai personaggi che prendono la parola. Non ci sono danze, le musiche si riducono ai lamenti/canti a cappella dei cittadini che a Colono vedono consumare la sorte dello straniero Edipo.

La parola è la vera protagonista (la traduzione è di Federico Condello), quella parola densa di significato che parla della dimensione di chi, profugo, lascia il proprio paese cercando riparo altrove, quella parola che ammonisce che bisogna adeguarsi alle leggi della città per non essere più un immigrato, quella parola che svela le sventure e le profezie che lo straniero porta con sé, quella parola che denuncia come spesso il potere prevalga sui legami affettivi. Questa parola rimbalzava da una bocca ad un’altra con leggerezza e profonda emozione, così che guardando gli attori recitare sembrava a tratti di ammirare un quadro, per l’immanenza dei personaggi in ascolto, immobili, intensi nelle loro espressioni, nei loro costumi anni ’60 dai colori scuri e senza distinzioni reciproche. Il verde militare ritorna sul palco con Creonte (uno straordinario Stefano Santospago) e i suoi soldati, che nel tentativo di convincere Edipo a rientrare a Tebe, ne prendono in ostaggio le figlie Antigone e Ismene. Verranno liberate solo grazie all’impegno di Teseo, il solo che accompagnerà Edipo nel luogo in cui la morte lo trarrà a sé, momento questo che verrà raccontato dal messaggero come un fenomeno miracoloso.

Con un cast di altissimo livello, la tragedia si è fatta narrazione in tutte le sue parti, anche quando il bravissimo Fabrizio Falco nei panni di Polinice giunge a Colono per convincere il padre Edipo ad accordargli i suoi favori, a detrimento del fratello Eteocle con il quale si stava scontrando per governare su Tebe. La tensione del dialogo tra i due interlocutori abbandona il richiamo alla gestualità, condensandosi tutta nello slancio delle grida del figlio e nelle parole lente, di rimprovero del padre. Di questo vecchio (bravissimo Massimo De Francovich), non più autonomo, costretto a farsi assistere dalla figlia, risuonano le parole in tutta Colono, ad Atene, a Tebe e tra i boschi, così come in precedenza era avvenuto con il suo nome, riuscendo a rendere piena tutta la scena con il solo potere della sua voce.

 

© Daniela Tralongo

 

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