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Catania: ETerNA "A vucca l'amma"


  • Teatro Stabile di Catania (map)

> Da sabato 17 luglio a giovedì 8 agosto | Castello Ursino

ETerNA, "a vucca l'amma"


1669. Erutta l’Etna. Per più di 100 giorni il fuoco, lento e inesorabile come solo certi cattivi delle Storia sanno essere, avanza verso Catania. 1669 è un anno eccezionale. Quel fuoco non distrugge soltanto, ma salva e cambia Catania. Niente più sarà come prima. La politica e la religione si posizionano in prima linea perché obiettivo è fermare il fuoco e ricostruire il prima possibile. La Santuzza portata in giro in continuazione, anche più volte al giorno nella speranza o certezza, che è con Lei, solo attraverso Lei, l’unica possibilità di ottenere l’intercezione divina. E Catania cambia (al di là di improbabili slogan politici di oggi, quella volta cambia per davvero). E si fa pure presto (al di là di improbabili promesse e pastoie burocratiche di oggi, quella volta si fa presto per davvero). Si spostano cittadini, si costruiscono quartieri, si chiamano architetti e mastri. Catania si fa bella. Catania cambia, sempre più in alto sopra la lava fredda, sempre più nera. La storia di quei giorni è un esempio di “cose fatte bene”? Di cieca superstizione? Di tragedia finita bene? Non so. Quello che è certo è che raccontarla può essere indispensabile alle donne e agli uomini di oggi, figli risorti di una città (leggi anche nazione) che predica il cambiamento ma poi finisce col gestire dissesti e sconquassi. E questo da 350 anni. Almeno.

In scena un gruppo di attori, anime belle e toccanti, con i quali ho l’onore di lavorare da parecchi anni. Saranno politici e uomini della strada, religiosi e santi, nobili e plebei, stranieri e cittadini uniti in “coro” da un evento che non riconosce ruoli o posizioni. Agiranno in cinque spazi teatrali che prenderanno vita contemporaneamente all’interno della corte di Castello Ursino. Cinque spazi a indicare altrettanti luoghi della città in continua (inter)azione. Alla drammaturgia Luana Rondinelli, uno sguardo forte, sanguigno, una scrittura asciutta e rituale, una donna “siciliana” perfetta per la storia che vogliamo raccontare.