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Arabi nel Val di Noto: un webinar ha fatto luce sulla questione

2021-04-12 12:19

Redazione

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Arabi nel Val di Noto: un webinar ha fatto luce sulla questione

Una conferenza al Museo Civico di Noto ha fatto il punto sulle tracce della presenza islamica scoperte nel territorio: sepolture, centri abitati e tanti reperti

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Nei giorni scorsi una conferenza al Museo Civico di Noto ha fatto luce sulle tracce della presenza islamica nel territorio del Val di Noto: sepolture, centri abitati e tanti reperti. Non solo la Palermo Arabo-Normanna, quindi, ma anche altre zone della Sicilia sono state interessate dal passaggio arabo e sono simbolo di quel passaggio.

Uno di questi illustri, anche se poco conosciuti, esempi è appunto la presenza degli arabi nel Val di Noto. Tra le cause di questa "dimenticanza", probabilmente, la resistenza dei Bizantini, per i quali Enna cadde nell’859 e Siracusa nell’878 d.C.. Così come emerso dalla conferenza, la conquista del Val di Noto fu lenta e costellata di assedi e saccheggi nelle campagne. Nonostante questo si instaurò, in quella zona, una comunità florida, così come tramanda il grande poeta Ibn Hamdis di Noto, nato lì nel 1056 (ovvero durante l'ultima fase della dominazione araba nell’Isola), il quale poi morì in esilio a Barcellona.

Lo stesso poeta, cantava infatti della sua patria, la Sicilia, dalla spagna: «Custodisci Iddio una casa a Noto e fluiscano su di lei le rigonfie nuvole! Con nostalgia anelo alla patria, verso cui mi attirano le dimore delle sue belle donne». 

 

La presenza islamica in Val Di Noto – così come confermato dall’archeologo ragusano Lorenzo Guzzardi, direttore del parco archeologico di Leontinoi, durante la conferenza trasmessa via webinar dal Museo Civico di Noto, gestito da Luca Licitra, e dall’associazione Herakles e che ha avuto come moderatrice Sabrina Tavolacci – non è molto conosciuta, anche perché una ricerca archeologica in questa direzione si è sviluppata solo negli ultimi decenni e in precedenza le indagini stratigrafiche erano meno accurate. In questo contesto, molto attesa è la riapertura del Museo Civico Archeologico di Noto, chiuso dopo il terremoto del 1990 e attualmente ospitato nell’ex monastero delle Benedettine. Il nuovo allestimento, curato dall’archeologa Laura Falesi, è già pronto, ma dev’essere ancora definito. Il Museo conterrà una serie di reperti che sono stati scoperti negli scavi che comprendono la zona che va da Noto Antica alla Villa del Tellaro. Qui le tracce della presenza islamica sono diffuse ma spesso nascoste. Le ritroviamo da Enna a Piazza Armerina, da Butera a Siracusa. Nel castello di Enna, ad esempio, gli scavi hanno rivelato i resti di due capanne, con buchi per i pali, probabilmente occupate da militari dell’esercito islamico. A volte gli indizi sono dati dalle strutture viarie, come a Butera dove una zona dell’abitato è caratterizzata da strade strette e caotiche tipiche delle citta arabe, come pure nel quartiere La Graziella ad Ortigia, centro storico di Siracusa. Gli scavi, inoltre, confermano il passaggio arabo con il ritrovamento di ceramiche, monete e sepolture islamiche, come ad esempio quelle ritrovate negli scavi in piazza Duomo e al palazzo dell’Arcivescovado di Siracusa.

 

Mentre a Noto le tracce della presenza araba sono state trovate scavando nella zona del Castello, mettendo in luce una chiesa normanna con sotto strati che vanno dall’epoca ellenistica a quella islamica. A Piazza Armerina, vicino alla Villa del Casale, gli archeologi hanno messo in luce quattro abitazioni con muri in pietrame bene organizzati e ceramiche che datano le case al X-XII secolo; esse contengono due forni, uno dei quali con tracce di cannamele, che fanno ipotizzare la lavorazione della canna da zucchero, introdotta in Sicilia in questo periodo dai musulmani. Certamente gli arabi occuparono anche le numerose abitazioni rupestri esistenti in Val di Noto, da quelle più accessibili di Cava d’Ispica a quelle impervie di Cavagrande del Cassibile, che gli archeologi hanno potuto studiare soltanto con l’aiuto degli speleologi. Non solo, anche in queste zone sono presenti toponimi di origine araba, come ad esempio: Comiso, la cui derivazione dall’arabo da hums "quinta parte", collegata alla parte di terre conquistate diventate proprietà dello stato musulmano; per le abitazioni rupestri, inoltre, è diffuso nella zona il nome ddieri, dall’arabo al diar che significa "casa". 

 

 

©riproduzione riservata 

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Siracusa. Numero di iscrizione 01/10 del 4 gennaio 2010

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