
Un salto nella storia del passato. Un viaggio, quello rappresentato sabato 12 luglio 2025 al Museo TEMPO di Canicattini Bagni, alla scoperta di “Medichesse e Aromatieri”, nello specifico alla figura di Virdimura (nella foto), la prima donna medico con licenza pubblica nell’isola del XIV secolo, e agli aromatieri, gli antichi speziali canicattinesi, nel contesto della “Licentia Populandi” voluta dal marchese Mario Daniele Bagni.
Occasione per ricostruire questa pagina di storia e di tradizione popolare è stata la presentazione del romanzo “Virdimura”, di Simona Lo Iacono, magistrato e scrittrice siracusana, edito da Guanda, vincitore del Pre-mio Letterario Elio Vittorini 2024, che racconta la vita e la lotta per la libertà di cura e conoscenza della pri-ma medichessa ebrea della Sicilia.
L’appuntamento, inserito nel cartellone degli eventi estivi del 22° Festival del Mediterraneo, presentato da Gabriella Peluso, stagista al Museo TEMPO della Fondazione Archimede, è stato aperto dall’intervento dell’Assessore alla Cultura, Domenico Mignosa, che nel portare i saluti del Sindaco Paolo Amenta e dell’Amministrazione comunale, ha sottolineato l’aspetto poetico del romanzo di Simona Lo Iacono nel raccontare l’avvincente storia di una donna, “Virdimura”, umile, altruista e solidale con gli ultimi e i più fra-gili, che è riuscita a superare ogni resistenza in un periodo storico come quello medioevale non certo favore-vole alle donne in quanto tali, acutizzato per lo più dal voler svolgere una professione come quella medica da sempre riservata agli uomini.
A dialogare con l’autrice, Paolino Uccello, etnologo, guida naturalistica, formatore, esperto ambientale e della biodiversità iblea, nonché Presidente del Museo TEMPO, della Rete Museale Iblei e dell’Ecomuseo degli Iblei.
E Simona Lo Iacono non ha mancato di descrivere e raccontare, con passione, rispetto e grande sensibilità nei confronti di chi, come Virdimura, nome che prende vita dal verde del “lippu”, il muschio, e dalla forza delle mura della città di Catania, sceglie di continuare ad esercitare, in modo ufficiale, l’arte medica del pa-dre Urìa, da cui apprende tutti i segreti, dedicandosi, contrariamente alla prassi dell’epoca, in modo “gratui-to” agli ultimi, ai più fragili, a quelli che stanno ai margini e non trovano l’interesse dei governanti e delle stesse comunità, e che nella cultura dell’epoca (e così per tanti anni ancora) si abbandonavano per non “sop-portarne il peso sociale ed economico”.
Una donna fiera e coraggiosa, che diventa medico e scienziata, quella che la penna di Simona Lo Iacono ci rappresenta, che combatte le superstizioni e le leggi degli uomini per affermare il diritto di tutti a essere cura-ti e delle donne a essere libere.
Una donna nata in un giorno di pioggia e di presagi, cresciuta dal maestro Urìa, suo padre, medico ed ebreo, che conosce i segreti delle spezie e i progressi delle scienze, che parla molte lingue, che sa che da tutto biso-gna imparare: dalla natura, dalla strada, dalla poesia.
A Virdimura insegna a guarire sia i corpi sia le anime, senza distinguere tra musulmani, cristiani o ebrei. E soprattutto le trasmette il segreto più importante: «La medicina non esige bravura. Solo coraggio».
Queste le parole che Virdimura, ormai anziana, ripete alla Commissione di Giudici riunita per decidere se concederle, prima donna della storia, la «licenza per curare». E davanti a loro Virdimura ripercorre, in un racconto vividissimo, tutta la sua vita: la lotta di suo padre contro l'epidemia di tifo che infesta la città, la so-
litudine dopo la sua scomparsa, gli studi instancabili sui libri che le ha lasciato, le donne visitate in segreto e operate di notte, le accuse di stregoneria da cui deve difendersi, nello sfondo dell’Etna ribollente e di una Ca-tania fiammeggiante di vita, commerci, religioni.
Medici, medichesse ed “aromatieri”, i protagonisti dell’appuntamento culturale di sabato al Museo TEMPO, in particolare quest’ultimi, come ha raccontato lo storico e ricercatore Salvatore Petruzzelli, erano figure che conoscevano le spezie e le erbe e si occupavano della cura della salute delle persone, presenti anche nella Canicattini del XVII secolo, ai tempi della “Licentia Populandi”, al servizio del Marchese Mario Daniele Bagni, feudatario dell’antico Borgo, che doveva garantire l’incolumità della salute dei suoi abitanti.
Ed è del 1684, come racconta Petruzzelli, citando la ricerca dello storico Luigi Lombardo riportata nel libro edito nel 2001 dal Gal Val d’Anapo, il primo contratto presso il notaio Jacopo Scannavino di Siracusa, tra il Marchese Bagni e l’aromatario Domenico Gulizia di Siracusa affinché si trasferisca ed eserciti nel nuovo Borgo di Canicattini, con bottega nel centro dell’agglomerato di casupole sorte attorno alla Chiesa di San Ni-cola, nell’attuale centro storico della Canicattini Bagni di oggi.
Figure importanti quelle degli aromatieri, ha sottolineato ancora Salvatore Petruzzelli, “in una terra flagella-ta dalle pestilenze, in cui non vi erano servizi igienici né norme sanitarie e rappresentavano un punto di rife-rimento per medici e malati”.
A dare voce e volto a Virdirama e all’aromatiere, Giselda Gionfriddo e Alessio Tinè.
Un viaggio, dunque, tra passato e presente, tra saperi antichi e narrazione letteraria, che di fatto valorizza le radici storiche e culturali di Canicattini Bagni, città al centro del territorio siracusano e di un vasto patrimo-nio artistico, paesaggistico e delle tradizioni, tra il mare e l’altopiano ibleo.
Ad arricchire, inoltre, l’appuntamento al Museo TEMPO, la Mostra documentaria, con materiali d’archivio e testimonianze iconografiche sul tema degli speziali, della medicina popolare e delle licenze feudali nel ter-ritorio ibleo.






