Sulla riforma della Giustizia pubblichiamo il parere il Cavaliere Paolo D’Orio, avvocato cassazionista e autore di saggi di filosofia del diritto, sulla riforma costituzionale della Giustizia approvata con legge in via definitiva al Senato.
Ma perché a tantissimi magistrati dà così fastidio il sorteggio dei componenti degli organi di loro autogoverno? È implicito che tutti i giudici e tutti i pubblici ministeri siano formati e capaci, per studio di concorso e poi anche d’esperienza, e quindi ritengo ciascuno possa ricoprire le funzioni del Consiglio Superiore della Magistratura e rappresentarlo magistralmente.
La separazione del collegio disciplinare da quello di gestione per i magistrati che ha previsto la nuova legge più garantisce il sacrosanto e mai prescindibile equilibrio talché nessuno scordi che l’Italia è una Repubblica ovvero la più alta forma di potere del popolo senz’altro incompatibile con l’esonero dalle responsabilità per chi amministra la Giustizia.
Fare politica notoriamente non è consentito ai magistrati. Chiunque rivedendo su YouTube le interviste al dottor Luca Palamara già presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati non può non votare SI al referendum di marzo 2026 per la riforma della Giustizia, perché “Se è vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi” come ammoniva Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Non posso dimenticare che lo stesso Giovanni Falcone, ricordato ed osannato da ogni partito della geografia politica (oltre che da ogni italiano perbene!), asseriva buono che il Giudice e il P.M. siano due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera.






