
“La Biblioteca Arcivescovile Alagoniana conserva tante opere di ogni genere, ma tra tutte le opere si distingue l’opera monumentale di 54 volumi del Capodieci. Abbiamo scelto linguaggi differenti, destinati a una platea eterogenea per permettere che la conoscenza di questo illustre pensatore fosse alla portata di tutti”. Con queste parole don Helenio Schettini, direttore della Biblioteca, ha inaugurato la prima attività del Festival Capodieci, nello studio del Canonico, gli Antichi monumenti di Siracusa.
La giornata di studi, che ha avuto luogo nel salone San Zosimo di piazza Minerva, ha coinvolto la responsabile del restauro della Sovrintendenza di Siracusa, Claudia Giordano, il docente Paolo Dinaro, la professoressa Loredana Pitruzzello, il professore Fausto Migneco e il compositore Andrea Passanisi.
“Studiare la storia, studiare la nostra storia e in queste giornate la figura di Giuseppe Maria Capodieci significa dare una ragione al nostro passato per rendere giustizia alla nostra memoria – ha affermato l’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto-. È una storia che ci appartiene. È una storia che ci precede, che ci aiuta a capire il presente per preparare realisticamente il nostro futuro in quanto la memoria storica ci dona il senso profondo, vero della nostra identità. E la figura di Capodieci oltre ad essere poliedrica è da un punto di vista storico molto variegato perché si è interessato a diversi aspetti della storia; pertanto, è già significativo e accademico. Grazie ai relatori e ai partecipanti perché insieme contribuirete a compiere questa opera comune di custodia della memoria”.
“Intendiamo sostenere il Festival perché ciò che produce cultura arricchisce il nostro territorio – ha sottolineato il vicepresidente della Confcommercio Vito Laudani -. Impresa cultura a livello nazionale nasce per affermare che la cultura non è una professione per pochi, è una condizione per tutti che completa l'esistenza dell'uomo”.
Ad aprire i lavori del convegno il docente Dinaro ha inquadrato gli aspetti biografici e del contesto storico in cui Capodieci è vissuto. A seguire la professoressa Pitruzzello ha approfondito il canonico come “un uomo eclettico che ha saputo raccontare e annotare i monumenti di Siracusa affiancandoli anche da una mappa dall’alto della città che oggi immagineremmo come un territorio osservato da un drone”. Ringraziando il lavoro svolto dalle restauratrici Giordano ha fatto riferimento a “un lavoro prezioso, svolto meticolosamente e con cura, che ha la firma delle mani che lo hanno portato a termine e che, dopo un lungo lavoro di recupero, ha permesso di svelare una rinnovata vivacità dell’inchiostro e dei colori”.
Il docente Migneco si è soffermato, invece, sugli acquerelli presenti nei volumi Gli Antichi Monumenti di Siracusa. “Ho notato numerose particolarità, come ad esempio l’illustrazione del tempio di Giove che all’epoca di Capodieci doveva presentare per intero le sei colonne e che invece lui raffigura con due. Interessante la didascalia che accompagna le colonne in cui Capodieci annota: qui dove fu inventato l’equinozio”.
A conclusione degli interventi storici e scientifici il compositore Passanisi ha illustrato il processo che lo ha accompagnato nel comporre le musiche dello spettacolo teatrale. “Con molta curiosità ho potuto constatare che la carta che oggi definiremmo da riciclo – ha aggiunto Passanisi – di cui i volumi sono ricchi presenta dei frammenti di notazione musicale. In alcuni si può intravedere una linea di flauto traverso, in altre una più ampia composizione per flauti. Da questa notazione ho preso spunto per elaborare delle musiche, in chiave contemporanea, che saranno eseguite dal vivo dal flautista Giorgio Lo Cirio durante la messinscena”.






