
Ricorre quest’anno il bicentenario del primo scatto fotografico, realizzato nel 1826 da Joseph Nicéphore Niépce. Per l'occasione, la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Siracusa organizzerà una serie di incontri per raccontare il proprio patrimonio fotografico dal 1872 fino al 2001, anno in cui la tecnica digitale ha interrotto il tradizionale processo di archiviazione analogica, che ha formato nel corso di più di un secolo un ingente patrimonio di negativi, stampe fotografiche e diapositive.
La Soprintendenza e CAMERA (Centro Italiano per la Fotografia di Torino) organizzeranno la prima Summer School residenziale dal titolo: “La Luce custodita”, coordinata dal Soprintendente, dalle Funzionarie del Servizio Archeologico, Bibliografico e Archivistico, dal personale tecnico. Il corso sarà tenuto dalla professoressa Barbara Bergaglio, responsabile degli Archivi di CAMERA, docente dell'Università degli Studi di Torino e coordinatrice scientifica, insieme all’ICCD (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del censimento delle raccolte fotografiche in Italia).
L'appuntamento con la formazione d'eccellenza si propone come un vero e proprio laboratorio didattico formativo in cui la teoria incontrerà la pratica sul campo. Un’esperienza intensiva di cinque giorni per professionisti, archivisti e operatori del settore, un'occasione unica per perfezionare la propria tecnica e sviluppare un proprio linguaggio visivo, che si terrà nella Sala lignea della Biblioteca Paolo Orsi della Soprintendenza, in Piazza Duomo,14. Il percorso didattico si articolerà in 35 ore complessive distribuite su 5 giornate.
L'iniziativa vedrà il patrocinio del Dipartimento e dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana e del Centro Regionale per l'Inventario, la Catalogazione e la Documentazione grafica, fotografica, aerofotogrammetrica, audiovisiva (C.R.I.C.D.).
Nella giornata conclusiva del 26 giugno, la Summer School aprirà le porte alla cittadinanza per una restituzione pubblica del lavoro svolto e in questa occasione, verrà inoltre presentato il progetto del censimento delle raccolte e degli archivi fotografici in Italia, a cui hanno già aderito numerosi enti pubblici siciliani.
Archivio Fotografico delle Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa
La più antica fotografia conservata presso l’Archivio Fotografico della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Siracusa è una veduta della necropoli di Cava d’Ispica, datata 1872. La prima testimonianza di un patrimonio di centinaia di migliaia di documenti fotografici e filmici, prevalentemente di natura archeologica, raccolti nella sede della Soprintendenza ubicata in Piazza Duomo 14, nei locali dell’ex Museo Archeologico Nazionale.
La foto di Cava d'Ispica è una stampa su carta salata attribuita a Francesco Saverio Cavallari (1810-1896), il primo direttore del Museo Archeologico. Uomo dall’intelligenza estremamente versatile, Cavallari comprese subito l’importanza della tecnica fotografica quale supporto imprescindibile per lo studio e la tutela dei monumenti, tanto da chiedere ripetutamente, anche se purtroppo a lungo inascoltato, adeguate attrezzature fotografiche.
Il 26 luglio 1876, il nobile Arezzo della Targia, direttore del Museo Civico, che in seguito diverrà Museo Nazionale Archeologico (diretto da Francesco Saverio Cavallari), adottò il regolamento del Ministero della Istruzione Pubblica per la concessione di riproduzione di monumenti e oggetti. Tuttavia, dai documenti dell’Archivio Storico della Soprintendenza, si evince che il primo acquisto di fotografie e vetri fotografici da fotografi esterni non avvenne prima degli anni '90 dell’Ottocento.
In quegli anni la gran parte della documentazione è fornita da studi fotografici, laboratori e fotografi esterni. Tra i più importanti e noti studi dei quali rimane la documentazione vanno ricordati Edizione Alinari, Stabilimento Anderson, Edizioni Brogi, A. Villani e Figli, Brunner & C, Galifi Crupi, Fotocelere di Torino, Gargiotti e Moneta di Milano e i fotografi Giorgio Sommer, Angelo Maltese, Francesco Tiné.
Solo nel 1891, quando Paolo Orsi (1859-1935) subentra al Cavallari nella direzione del Museo, si organizza il primo vero e proprio Laboratorio e Archivio fotografico, grazie anche al notevole e lodevole contributo all'attività di ripresa e stampa di Rosario Carta (1863-1962) che pur essendo stato assegnato in servizio straordinario come disegnatore, nel 1899, così scrive nella sua autobiografia: «...espletai la mia attività a fini dell’Istituto con vero fervore giovanile. Trovai il Museo che faceva pietà giacché mancavano tutti i rami tecnici vitali ed io dovetti impiantare, oltre che il disegno, l’officina dei restauri e quella fotografica, con pochissimi mezzi, come allora si disponeva, ed in breve tempo, si arrivò in questi due rami alla quasi perfezione».
La costituzione di una prima raccolta di positivi e negativi, rappresentativa di diverse tecniche fotografiche, nasce quindi approssimativamente nel decennio che intercorre tra il 1890 e 1903.
L’attività fotografica istituzionale della Soprintendenza della Sicilia Orientale e della Calabria, intesa come servizio pubblico e conoscenza tecnico-scientifica del patrimonio archeologico, paesaggistico, architettonico e storico-artistico, comprenderà, da quel momento, l’intero ciclo produttivo ossia ripresa, sviluppo, stampa e archiviazione. Tale attività si è svolta ininterrottamente fino ai nostri giorni e costituisce l'ingente patrimonio di circa di 1.000.000 di beni fotografici oggi conservati in Soprintendenza. Ciò è testimoniato non solo dalle monumentali apparecchiature fotografiche del XIX e del primo ventennio del XX secolo, “gelosamente” conservate e oggi patrimonio culturale della Soprintendenza, ma anche dall’imponente Archivio costituito da negativi su lastra di vetro, negativi con supporto in nitrato di cellulosa, acetato di cellulosa e poliestere. Sono attestate tecniche di stampa quali carta salata, cianotipia, platinotipia, albumina, carbone, collodio, gelatina ai sali d’argento d’argento; si segnala inoltre la presenza di una vasta raccolta di positivi in bianco nero su vetro, cibachrome e colore ed anche dei prodotti di procedimenti fotomeccanici.
Di particolare pregio sono i cinque Fondi fotografici rinvenuti a partire dal 2007 a seguito di una serie di ricognizioni all’interno dell’Istituto: Paolo Orsi, Rosario Carta, Orsi - Carta, Giuseppe Cultrera, Luigi Bernabò Brea e Giuseppe e santi Luigi Agnello. I fondi, articolati in serie che comprendono le fotografie relative all’attività istituzionale, costituiscono anche la viva testimonianza della passione, della dedizione, degli interessi dimostrati e coltivati dagli studiosi e dai professionisti di cui portano il nome, tutte figure di alto profilo culturale i cui nomi sono prevalentemente legati alla ricerca archeologica.






