Un viaggio nel tempo al Parco Minerario Floristella e Grottacalda

IlParco Minerario Floristella e Grottacalda, grande museo a cielo aperto, si estende su una vasta area situata sulla confluenza delle superstrade che collegano Enna, Piazza Armerina, Valguarnera Caropepe e Aidone.  Fu proprio questo luogo a ispirare la novella di Luigi Pirandello "Ciaula scopre la luna". Comprendendo delle aree minerarie di zolfo, oggi dismesse, è uno dei più importanti esempi di archeologia industriale del Mezzogiorno, ricco di spunti culturali e naturalistici.

L'estensione complessiva del parco, di 400 ettari (di cui 200 sono corrispondenti al nucleo di Floristella e appartengono alla Regione Siciliana, mentre gli altri 200, che costituiscono il nucleo di Grottacalda, sono di proprietà privata), permette di fare un vero viaggio nel passato, fornendo una vera e propria "stratigrafia" delle diverse epoche e dei sistemi e tecniche d'estrazione e di fusione dello zolfo. Ancora oggi possono essere visti i calcaroni (forni circolari per la fusione e separazione dello zolfo dal materiale inerte, che sono stati utilizzati industrialmente intorno al 1850), i castelletti e gli impianti dei pozzi verticali (utilizzati in epoca recente per la discesa in sotterraneo), i forni Gill (sistema più moderno per la fusione dello zolfo, costruiti verso il 1880) e le discenderie (cunicoli semiverticali utilizzati in epoca preindustriale per raggiungere il giacimento). Su un'altura si erge il Palazzo Pennisi, antica residenza della famiglia proprietaria, che domina il complesso minerario di Floristella, creando, per la sua sontuosità e ricchezza architettonica, un forte contrasto e facendo capire subito al visitatore l'estremo divario sociale dell'epoca.

L'area è raggiungibile dall'autostrada A19 Palermo-Catania, con uscita allo svincolo di Mulinello.

Alessandra Leone

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Dove vai se il maxi-poster non ce l’hai?

“Giovà, alla prossima sorpresa così denunciala”. Così la nota giornalista e opinionista Selvaggia Lucarelli scrive nel suo profilo facebook a un poco sobrio augurio di compleanno: una giovane fidanzata per i 18 anni dell’amato ha avuto l’idea di affittare spazi pubblicitari, sui quali affiggere pomposi manifesti con tanto di foto da tronista per augurargli buon compleanno. Questo succede a Catania. Questo succede nel meridione da un paio d’anni. Usanza valida per gli sposi, per i battesimi, per prime comunioni, per ricorrenze importanti e chi più ne ha più ne metta. Una pratica ormai ampiamente diffusa. Insomma… Dove vai se il maxi-poster non ce l’hai? Spostiamoci per un attimo in una città del nord: vi immaginate in una Milano, lungo la statale, un cartellone del genere? Meglio non pensarci… Qualche tempo fa aveva riscosso scalpore e polemiche il manifesto di sei metri per tre esposto in provincia di Catania, in cui i genitori annunciavano urbi et orbi che il loro bambino sarebbe stato battezzato, scrivendo “Questa creatura meravigliosa è… cosa nostra”. La frase molto discutibile, accanto al piccolo con una coppola storta secondo la più convenzionale iconografia del mafiosa, risultava un inequivocabile “inno alla mafia”. Questi sono soltanto due esempi dell’evoluzione (o involuzione) dello stile siciliano. Da cosa è scaturita questa moda? Forse da un film o da una persona con molta fantasia? C’è bisogno di essere così egocentrici per gridare al mondo la proprio felicità e i propri auguri? Sono passati di moda gli abbracci, un regalo, un bigliettino, un messaggio o gli inviti vecchia maniera? L’unica cosa che ho in mente in questo momento e che direi è solo “AAA cercasi (cerca sì), storie dal gran finale, sperasi (spera sì), comunque vada panta rei and singing in the rain”. Alessandra Leone

I sogni son desideri…

Si sa che le donne solitamente hanno una marcia in più e quando desiderano veramente una cosa, non si fermano davanti a niente. È il caso di una piccola grande donna messinese, che grazie alla forza di volontà, alla caparbietà e al genio creativo e imprenditoriale ha realizzato il suo sogno: quello di creare abiti da sposa, facendola sentire una principessa per il suo giorno più bello. L’azienda Amelia Casablanca è oggi una griffe ormai nota nel mondo, consolidata in decenni di impegno costante, in cui le parole d’ordine sono lusso, ricercatezza e stile. Di certo non saranno mancate le difficoltà durante il lungo cammino, soprattutto nella fase iniziale, ma questo fa parte della vita: se ne esce sempre più forti e con maggiore consapevolezza di se stessi, delle proprie capacità e unicità. Nell’intervista Giovanni Palella ci racconta come lui e i suoi fratelli siano cresciuti con una madre così speciale, in un’atmosfera magica e come abbiano deciso di seguire le stesse orme per far crescere l’azienda. Inoltre ci ha parlato ovviamente degli abiti da sposa, che devono rispecchiare la personalità della donna in questione: largo allora a romanticismo, eleganza, sobrietà, semplicità o fantasia, corpetti, bustier, applicazioni floreali o luccicanti cristalli, pregiati tulle, raso, pizzo e tanto altro. Tutto dipende da ciò che si vuole e da ciò che si è. Perché il giorno del matrimonio deve essere speciale. Indimenticabile.

Gentilissimo, sappiamo che la vostra azienda “Amelia Casablanca”, griffe ormai nota in tutti i continenti e tra le più rinomate nell'ambito della moda sposa, è nata grazie alla caparbietà di sua madre, realizzando il suo sogno di bambina. Come la vedevate lei e i suoi fratelli da piccoli?

Con gli occhi dei bambini, meravigliati ancora oggi a dispetto dell’età, della sua freschezza, delle idee e della sua vivacità creativa non comuni. Ancora oggi ci chiediamo se questo sia un privilegio o una responsabilità, ma noi siamo di parte quindi…

Voi fratelli avete sempre pensato di lavorare nell’azienda di famiglia, dando ciascuno il proprio contributo?

Abbiamo sempre pensato che a ogni privilegio corrisponda una responsabilità. Per questo negli anni Giovanni ha affiancato Amelia nella produzione sartoriale, mentre Antonino e Fabio si sono occupati di amministrazione e pubbliche relazioni.

Come nasce un abito da sposa? Cosa c’è dietro queste magiche creazioni?

L’idea, il progetto, che spesso parte da un archetipo che poi diventa prototipo. La ricerca dei materiali di elevatissima qualità e i relativi accostamenti. Vi pare poco?

Da cosa siete ispirati e come consigliate le clienti che vengono a farsi consigliare da voi?

Dal canto nostro cerchiamo di trarre qualche spunto dal nostro “senso psicologico”. Alle clienti è sempre richiesto di rimanere coerenti con il proprio modo di essere, con la propria personalità nel vestire l’abito che corona il sogno della vita di ogni donna. Il resto viene da sé.

Cosa andrà in voga quest’anno? Quali sono le caratteristiche degli abiti del 2017?

Sempre coerenti alle linee che contraddistinguono un abito firmato Amelia Casablanca, anche per il 2017 l’azienda punta sul romanticismo del taglio, impreziosito dall’intramontabile pizzo francese, quest’anno tornato prepotentemente di attualità.

Quanto è complicato creare un brand e farsi strada, partendo dalla Sicilia?

Complicatissimo, ma non impossibile. Purtroppo se c’è l’estro e la fantasia, spesso non ci sono le risorse finanziarie e viceversa. Difficile far coesistere le due caratteristiche. Se questo accade (perché accade!), le affermazioni non tarderanno ad arrivare.

Quali sono i vostri progetti per il futuro ed eventi a cui parteciperete?

Consolidare il nostro posizionamento nel mercato mondiale dell’abito da sposa nel segmento del lusso. Cerchiamo di farlo da qualche decennio, con discreti risultati. Le nostre prossime sfilate saranno Milano e Parigi.

Com’è stata l’esperienza con i ragazzi dell’Accademia di Belle arti di Catania, che quest’anno hanno avuto l’opportunità di tre stage su iniziativa della cattedra di Storia del Costume diretta dalla professoressa Liliana Nigro? stato il primo anno di collaborazione con l’Accademia?

Abbamo trovato un ambiente serio e motivato, con dei ragazzi meravigliosi e con tanta voglia di fare, con grandi prospettive di crescita. La professoressa Liliana Nigro se la conosci ti contagia (E in effetti ce ne siamo resi conto durante l’intervista al nostro giornale.Leggetela su )

Cosa consiglia a chi oggi ha il sogno di creare una propria casa di moda?

Intanto, anche se apparentemente scontato, mai come in questo caso il vecchio adagio popolare consiglia di fare la classica gavetta. È la migliore palestra che rafforza i muscoli e conferisce la giusta tempra. Poi dedizione e tanta voglia di fare. Insomma…. Imparare l’arte!

Alessandra Leone