CATANIA - UN VIAGGIO NEL MONDO DELLA BELLEZZA CON DIEGO DALLA PALMA

CATANIA - Tra uno scrosciare di applausi e luminosi sorrisi, il 9 maggio scorso, si è concluso il talk Iqos Beauty Trends, l’evento che ha catalizzato l’attenzione del mondo glamour al Sal di Catania, per approfondire i concetti di fascino, collegati a quello della salute, con uno dei più famosi make – up artist italiani, Diego Dalla Palma, il quale ha messo disposizione del pubblico la propria esperienza.

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Un incontro riservato su invito,  ricco di emozione, promosso da IQOS, il prodotto smoke – free ultimo ritrovato della tecnologia di Philip Morris International. Una serata indimenticabile e molto partecipata. Al centro, l’evoluzione del make – up dagli anni ‘80 fino ad oggi: il suo valore culturale e sociale, la capacità di dettare nuovi trend, l’influenza esercitata sui consumi quotidiani fino l’avvento di nuove soluzioni sempre più green ed eco – friendly.

«Il motivo che mi ha spinto ad accogliere l’invito di IQOS è la convinzione che anche nel mondo della cosmetica l’innovazione sia un tema importante e naturalmente condiviso. Innovare significa accettare la sfida di cambiare e la mia esperienza professionale mi ha portato spesso di fronte alla scelta di nuovi prodotti, a cambiamenti dettati dai beauty trend, all’evoluzione delle tecniche adottate per rendere le donne sempre più belle», afferma Diego Dalla Palma.

In un’atmosfera luccicante e gioiosa il numeroso pubblico, composto da autorità cittadine, professionisti e i migliori esperti del settore beauty, ha avuto il grande privilegio di confrontarsi con il fuori classe nell’ambito della cosmesi internazionale.

Proprio la volontà di trasformazione è alla base della visione di Philip Morris International, che ha deciso di puntare su IQOS, dando il proprio contributo alla costruzione di un futuro senza fumo. 

Dall’invecchiamento della pelle alle macchie sui denti: tra i danni causati dal fumo anche quelli di natura estetica. Partendo dal mero cattivo odore, che può diminuire la gradevolezza della presenza in pubblico, esistono infatti anche altri segnali ben visibili dei danni prodotti dal fumo, come la perdita della lucentezza della pelle o l’ingiallimento di dita e denti, che possono penalizzare l’estetica di una persona. In Italia il fumo interessa più di 11 milioni di persone, poco meno la metà delle quali donne.

Sul palco presentato dal conduttore televisivo e giornalista Salvo La Rosa, anche il dottore Antonio Pacino, Odontoiatra presso la clinica Addendo di Catania, il quale ha affermato: «Nella mia Professione ogni giorno mi confronto con pazienti che hanno problemi generati dal fumo di sigaretta; i danni da fumo sui denti sono considerevoli e spesso molto visibili, indotti principalmente dalla combustione della sigaretta che incide significativamente sia sulla colorazione che sull’igiene orale».

Bellezza e salute, quindi, vanno di pari passo.


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Spisidda Design - Il brand che fa da "ponte" tra Messina e Reggio Calabria

BIOGRAFIA:

Sono Chiara Muzzupappa, una Designer di 27 anni. Sono nata e cresciuta a Reggio Calabria, ma mi sono trasferita a Milano dopo il diploma e qui ho conseguito la laurea in Design alla NABA. Da circa 2 anni ho lanciato il mio brand di moda: Spisidda Design.

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Progetto e realizzo a mano principalmente borse di legno con ricami ed incisioni interamente personalizzabili. La personalizzazione di ogni borsa può riguardare la forma, il disegno, i colori e/o l’incisione. Desidero arricchire lo stile delle mie clienti per farle sentire uniche e preziose grazie a prodotti personali che acquisiscono valore nel tempo.


Quando e come è nata l'idea di dare vita a Spisidda Design?

Spisidda Design è nata durante una serata tra amici nel marzo 2017, quasi come sfida. Mia sorella mi chiese di realizzare un micro ricamo che rappresentasse un gatto. Lei mi conosce bene e sa che sono una ragazza che non si tira mai indietro. Il gatto che realizzai sembrava più un topo, ma da quel momento qualcosa cambiò. Dopo la laurea avevo provato diversi lavori, ma avevo un forte bisogno di esprimere al massimo la mia personalità. Questo espediente mi ha dato la spinta per creare un brand di accessori artigianali per donna. L’idea che sta dietro Spisidda Design è quella di trasmettere due valori: personalizzazione e ereditarietà. Spisidda Design pone il cliente al centro: la borsa non è di valore perché è di marca, ma perché è tua, personalizzata, unica e tramandabile: una borsa che rafforza il suo valore nel tempo.


Spisidda: un termine siciliano per identificare un prodotto che ha molta personalità

Spisidda è legato alla mia infanzia: mia nonna mi ha sempre chiamata “Spisidda” fin da piccola e ancora oggi vengo chiamata così. Si tratta di un termine dialettale messinese che può rappresentare la scintilla, come quelle del fuoco: piccola ma piena di energia. Una “spisidda” racchiude tanta personalità, proprio come i miei ricami.

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Qual è il processo che precede la lavorazione delle borse e di quali materiali si compongono?

Prima della lavorazione viene la fase di progettazione. In generale, trovo ispirazione un po’ da tutto quello che mi circonda: la natura, le persone, le tendenze. Appena ricevo l’ispirazione riporto l’idea su disegno e poi lo lavoro al pc per creare il disegno tecnico. Molto spesso, cosa che adoro, le miei clienti sono protagoniste di questo processo: sono loro a fornirmi, per esempio, gli input per il disegno da ricamare sulla borsa! Infatti offro ad ogni cliente la possibilità di personalizzare la propria borsa: dalla forma, al ricamo, fino all’incisione di nome o iniziali. Oltre alla forma della borsa, progetto ogni singolo forellino che poi ricamo a mano per fare emergere il disegno. I materiali che prediligo sono il filo ed il legno, che mi piace definire “la mia materia“. Oltre ad essere materiali eco-friendly, il legno ed il filo si uniscono in un prodotto sensoriale.


Continui a ispirarti al sud per le tue creazioni?

Certo che si: sono affascinata dai paesaggi, dalle persone e dallo stile di vita del sud. Il meridione è una terra ricca di folklore, che sa sorprendere e che conserva una grande tradizione. Sono una grande estimatrice delle tecniche centennali del ricamo siciliano, come lo sfilato. Ho ripreso la tradizione del ricamo e l’ho applicata su di un materiale insolito quale il legno. Forte è il mio legame con il sud, come evidente nelle borse della nuova collezione Ex Voto dove uso colori accesi e disegni della tradizione.

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Sei nata e cresciuta a Reggio Calabria ma ora vivi a Milano. C'è la volontà di ritornare nella tua città natale?

Nonostante io abbia trascorso solo pochi anni a Milano, è mia convinzione che Milano sia la città più adatta per fare crescere Spisidda Design. Per quanto io ami la mia terra e ne tragga ispirazione, credo che Milano offra maggiori opportunità di crescita. Porto Reggio sempre nel mio cuore con nostalgia e per questo motivo sarei fiera di vedere i miei prodotti esposti in una vetrina in corso Garibaldi, un giorno.

Cosa porti del sud con te?

Prima di tutto il soprannome: Spisidda. Oltre a quello, porto con me i colori, le tradizioni e la storia del sud. Quando penso al sud affiorano nella mia mente i paesaggi, il sole, il mare, le caratteristiche feste popolari, i profumi, così come il lavoro ed il sacrificio. Da persona “del sud” condivido il sacrificio di doversi trasferire per inseguire i propri sogni, l’allontanarsi dagli affetti, il costruirsi un futuro coltivando la propria passione.


Una linea dedicata a ragazze e giovani donne. Quali i progetti in cantiere?

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Le mie ultime due collezioni, la Collezione Circus e la Collezione Ex Voto, sono dedicate tanto a bambine quanto a donne. Devo ancora completare il lancio della terza ed ultima borsa della Collezione Ex Voto (la pubblicherò tra pochi giorni!) ma sto già pensando a ciò che verrà dopo. Oltre al lancio del mio sito e-commerce, Spisidda Design, in questo periodo mi sto dedicando alla sperimentazione di materiali nuovi e forme insolite. Desidero anche instaurare partnership strategiche con negozi fisici a Milano e non solo.


Dove è possibile trovare ed acquistare le tue collezioni?

Le mie collezioni di borse sono disponibili sul sito www.spisiddadesign.com dove è anche attivo un buono sconto del 10% sul primo ordine con il codice GRAZIE10. La consegna è sempre gratuita in tutta Italia. In caso di dubbi o per richiedere la propria borsa personalizzata: mi trovate su Facebook e su Instagram.







Emilia Rossitto

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Dolce&Gabbana omaggia Siracusa, con una shopping bag per I 2750 anni della città

I festeggiamenti per i 2750 anni della fondazione di Siracusa continuano in grande stile con l’omaggio che Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno fatto alla città. L’annuncio era stato dato sul profilo Instagram di Stefano Gabbana, che manifestava tutto il suo orgoglio italiano.

Per tutto il mese di ottobre, infatti, in tutti gli store europei del famoso brand italiano, sarà possibile ricevere la shopping bag con la frase in italiano e in inglese “Siracusa: 2750 anni di storia da raccontare” sovrapposta ad uno scatto che raffigura uno scorcio di Ortigia e la Chiesa del Santo Spirito (opera del grande architetto Pompeo Picherali) viste dal mare. 

I due stilisti sono molto legati alla città aretusea, come dimostrano gli splendidi lampadari presenti nell’ingresso del Teatro Comunale, che sono stati donati tre anni fa, in occasione di una grande festa organizzata per il lancio di un nuovo profumo D&G. 

Afferma il vicesindaco di Siracusa Francesco Italia: “Un graditissimo omaggio a Siracusa da parte di un brand che dimostra di voler continuare a puntare sull’identità e sulla tradizione italiane. Una nuova, importante occasione di promozione per la nostra splendida città che, grazie anche all’anniversario di fondazione, continua ad essere protagonista confermando il suo grande appeal mediatico”.

Noi non possiamo che essere orgogliosi e contenti di un tale omaggio, all’insegna dello stile italiano, ma soprattutto siciliano.

 

Francesca Brancato

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Una pochette di seta per i 2750 anni di Siracusa

Saranno 275, in edizione limitata, le pochette da taschino create dal noto brand internazionale “Ortigia Sicilia” per festeggiare i 2750 anni della fondazione di Siracusa e che verranno vendute in Europa nei vari punti vendita del marchio.

Il fazzoletto, in pura seta, misura 45x45cm e rappresenta al centro i gattopardi e le palme, simboli caratteristici di “Ortigia Sicilia” (che fu fondata nel 2006 dalla signora Sue Townsend), mentre nel bordo è presente il simbolo realizzato per commemorare il 2750esimo anniversario di fondazione dello splendido comune siciliano, così ricco di storia, magia e poesia, che era la sede ideale per Platone per il suo Stato ideale, patria di artisti, filosofi e uomini di scienza, dando tra l’altro i natali ad Archimede.

“Ringraziamo la signora Townsend e tutto lo staff della nota azienda, che già da diversi anni promuove con il proprio brand la nostra Ortigia in tutto il mondo, per aver da subito sposato l’idea di realizzare un’edizione limitata dedicata al nostro anniversario di fondazione e in tal modo avviato una collaborazione con Siracusa che spero possa continuare. Ciò contribuirà ulteriormente alla visibilità internazionale della nostra città in un anno particolarmente significativo - ha affermato il vicesindaco e assessore alla cultura di Siracusa Francesco Italia -  grazie anche al contributo del Comitato promotore “Siracusa 2750”, delle Istituzioni e associazioni culturali e sportive, e della accademia Made Design Rosario Gagliardi, che ha donato il logo utilizzato in tutta la comunicazione istituzionale e, per l'occasione, inserito insieme ad un breve testo celebrativo, nel disegno del fazzoletto”. 

Per la signora Townsend, Ortigia “ha qualcosa di speciale nella sua bellezza, la quale è insolita dal resto della Sicilia. La piazza del Duomo, una delle più belle nel mondo dove si può andare la sera per un aperitivo e vedere i bambini che giocano a calcio circondati dallo splendore barocco, con le maestose colonne dei templi greci e i vicoli che alternano palazzi nobiliari e religiosi, pieni di panni stesi… tutto questo contribuisce allo splendore del posto”. Tutto questo è Siracusa; tutto questo è Ortigia; tutto questo è storia e cultura. Ancora buon compleanno Siracusa!

 

Alessandra Leone

 

Dove vai se il maxi-poster non ce l’hai?

“Giovà, alla prossima sorpresa così denunciala”. Così la nota giornalista e opinionista Selvaggia Lucarelli scrive nel suo profilo facebook a un poco sobrio augurio di compleanno: una giovane fidanzata per i 18 anni dell’amato ha avuto l’idea di affittare spazi pubblicitari, sui quali affiggere pomposi manifesti con tanto di foto da tronista per augurargli buon compleanno. Questo succede a Catania. Questo succede nel meridione da un paio d’anni. Usanza valida per gli sposi, per i battesimi, per prime comunioni, per ricorrenze importanti e chi più ne ha più ne metta. Una pratica ormai ampiamente diffusa. Insomma… Dove vai se il maxi-poster non ce l’hai? Spostiamoci per un attimo in una città del nord: vi immaginate in una Milano, lungo la statale, un cartellone del genere? Meglio non pensarci… Qualche tempo fa aveva riscosso scalpore e polemiche il manifesto di sei metri per tre esposto in provincia di Catania, in cui i genitori annunciavano urbi et orbi che il loro bambino sarebbe stato battezzato, scrivendo “Questa creatura meravigliosa è… cosa nostra”. La frase molto discutibile, accanto al piccolo con una coppola storta secondo la più convenzionale iconografia del mafiosa, risultava un inequivocabile “inno alla mafia”. Questi sono soltanto due esempi dell’evoluzione (o involuzione) dello stile siciliano. Da cosa è scaturita questa moda? Forse da un film o da una persona con molta fantasia? C’è bisogno di essere così egocentrici per gridare al mondo la proprio felicità e i propri auguri? Sono passati di moda gli abbracci, un regalo, un bigliettino, un messaggio o gli inviti vecchia maniera? L’unica cosa che ho in mente in questo momento e che direi è solo “AAA cercasi (cerca sì), storie dal gran finale, sperasi (spera sì), comunque vada panta rei and singing in the rain”. Alessandra Leone

I sogni son desideri…

Si sa che le donne solitamente hanno una marcia in più e quando desiderano veramente una cosa, non si fermano davanti a niente. È il caso di una piccola grande donna messinese, che grazie alla forza di volontà, alla caparbietà e al genio creativo e imprenditoriale ha realizzato il suo sogno: quello di creare abiti da sposa, facendola sentire una principessa per il suo giorno più bello. L’azienda Amelia Casablanca è oggi una griffe ormai nota nel mondo, consolidata in decenni di impegno costante, in cui le parole d’ordine sono lusso, ricercatezza e stile. Di certo non saranno mancate le difficoltà durante il lungo cammino, soprattutto nella fase iniziale, ma questo fa parte della vita: se ne esce sempre più forti e con maggiore consapevolezza di se stessi, delle proprie capacità e unicità. Nell’intervista Giovanni Palella ci racconta come lui e i suoi fratelli siano cresciuti con una madre così speciale, in un’atmosfera magica e come abbiano deciso di seguire le stesse orme per far crescere l’azienda. Inoltre ci ha parlato ovviamente degli abiti da sposa, che devono rispecchiare la personalità della donna in questione: largo allora a romanticismo, eleganza, sobrietà, semplicità o fantasia, corpetti, bustier, applicazioni floreali o luccicanti cristalli, pregiati tulle, raso, pizzo e tanto altro. Tutto dipende da ciò che si vuole e da ciò che si è. Perché il giorno del matrimonio deve essere speciale. Indimenticabile.

Gentilissimo, sappiamo che la vostra azienda “Amelia Casablanca”, griffe ormai nota in tutti i continenti e tra le più rinomate nell'ambito della moda sposa, è nata grazie alla caparbietà di sua madre, realizzando il suo sogno di bambina. Come la vedevate lei e i suoi fratelli da piccoli?

Con gli occhi dei bambini, meravigliati ancora oggi a dispetto dell’età, della sua freschezza, delle idee e della sua vivacità creativa non comuni. Ancora oggi ci chiediamo se questo sia un privilegio o una responsabilità, ma noi siamo di parte quindi…

Voi fratelli avete sempre pensato di lavorare nell’azienda di famiglia, dando ciascuno il proprio contributo?

Abbiamo sempre pensato che a ogni privilegio corrisponda una responsabilità. Per questo negli anni Giovanni ha affiancato Amelia nella produzione sartoriale, mentre Antonino e Fabio si sono occupati di amministrazione e pubbliche relazioni.

Come nasce un abito da sposa? Cosa c’è dietro queste magiche creazioni?

L’idea, il progetto, che spesso parte da un archetipo che poi diventa prototipo. La ricerca dei materiali di elevatissima qualità e i relativi accostamenti. Vi pare poco?

Da cosa siete ispirati e come consigliate le clienti che vengono a farsi consigliare da voi?

Dal canto nostro cerchiamo di trarre qualche spunto dal nostro “senso psicologico”. Alle clienti è sempre richiesto di rimanere coerenti con il proprio modo di essere, con la propria personalità nel vestire l’abito che corona il sogno della vita di ogni donna. Il resto viene da sé.

Cosa andrà in voga quest’anno? Quali sono le caratteristiche degli abiti del 2017?

Sempre coerenti alle linee che contraddistinguono un abito firmato Amelia Casablanca, anche per il 2017 l’azienda punta sul romanticismo del taglio, impreziosito dall’intramontabile pizzo francese, quest’anno tornato prepotentemente di attualità.

Quanto è complicato creare un brand e farsi strada, partendo dalla Sicilia?

Complicatissimo, ma non impossibile. Purtroppo se c’è l’estro e la fantasia, spesso non ci sono le risorse finanziarie e viceversa. Difficile far coesistere le due caratteristiche. Se questo accade (perché accade!), le affermazioni non tarderanno ad arrivare.

Quali sono i vostri progetti per il futuro ed eventi a cui parteciperete?

Consolidare il nostro posizionamento nel mercato mondiale dell’abito da sposa nel segmento del lusso. Cerchiamo di farlo da qualche decennio, con discreti risultati. Le nostre prossime sfilate saranno Milano e Parigi.

Com’è stata l’esperienza con i ragazzi dell’Accademia di Belle arti di Catania, che quest’anno hanno avuto l’opportunità di tre stage su iniziativa della cattedra di Storia del Costume diretta dalla professoressa Liliana Nigro? stato il primo anno di collaborazione con l’Accademia?

Abbamo trovato un ambiente serio e motivato, con dei ragazzi meravigliosi e con tanta voglia di fare, con grandi prospettive di crescita. La professoressa Liliana Nigro se la conosci ti contagia (E in effetti ce ne siamo resi conto durante l’intervista al nostro giornale.Leggetela su )

Cosa consiglia a chi oggi ha il sogno di creare una propria casa di moda?

Intanto, anche se apparentemente scontato, mai come in questo caso il vecchio adagio popolare consiglia di fare la classica gavetta. È la migliore palestra che rafforza i muscoli e conferisce la giusta tempra. Poi dedizione e tanta voglia di fare. Insomma…. Imparare l’arte!

Alessandra Leone

Un vulcano di idee: Liliana Nigro

Una donna che è un vulcano d’idee, catanese d’adozione e per scelta, creativa, amante della cultura, del suo lavoro, dei suoi ragazzi che difende a spada tratta. Di certo una persona di carattere: questo e molto altro viene in mente quando s’incontra Liliana Nigro, docente di Storia del Costume all’accademia di Belle Arti di Catania, la quale mette amore e passione in tutto ciò che fa. L’abbiamo incontrata alla sedicesima edizione dell’evento “Nessun Dorma”, che come ci ha svelato la prof. Nigro “è una mostra dedita a Sant’ Agata, il mio anelato amore, che mette in luce, tramite gli abiti dei miei ragazzi, la storicità sacra e profana agatina. Il connubio con la nota Maison Casablanca”, continua piena di entusiasmo, “è facilmente spiegabile: Amelia Casablanca e i suoi meravigliosi figli Giovanni, Nino e Fabio hanno subito accolto la mia richiesta di fare da testimonial alla mostra, sostenendo con tre borse di studio in denaro e, cosa ancor più interessante, con tre stage presso il loro atelier, tre dei più meritori artisti, così da unire sartoria e stile ormai riconosciuto nel mondo. Sempre alla ricerca dei ragazzi, tra passato e futuro in nome dalla moda e della cultura”. Secondo voi, cari amici, potevamo farci sfuggire un’intervista alla prof. ssa Nigro? Assolutamente no! Ascoltandola solo per pochi minuti ci ha conquistato e ci ha trasmesso tante emozioni positive.

Gentile Prof.ssa Nigro, titolare della cattedra di Storia del costume presso l’Ente Etneo e vulcanica curatrice di eventi, come e quando nasce la sua passione per rendere più bella la sua Catania?

Non sono catanese. Sono nata a Ragusa, vissuta a Buccheri, ma catanese per scelta. Dai tempi universitari mi innamorai follemente di questa città meravigliosa, della sua e mia Etna, della sua e mia Santuzza e di tutto ciò che gli apparteneva. Sento una similitudine forte, dirompente, a volte fisica senza eguali. Ma a dire il vero non so attribuire una data specifica, anche se lego il tutto quando per la prima volta, circa 20 anni fa, mi trovai in mezzo ai festeggiamenti agatini e, se fino ad allora io e Catania ci piacevamo, lì ci fu il colpo di fulmine, l' amore oltre ogni limite, l' empatia di chi sa di appartenersi e amarsi per sempre. Proprio a Catania decisi di partorire la mia unica figlia, Lorenza, scegliendo così di avere un legame ancora più intenso ed indissolubile. Comprai quindi casa e mi auto nominai “chiu' catanisa dei catanisi”.

Ci racconta qual è stato il suo percorso per arrivare a ricoprire la cattedra di Storia del costume? Deve essere una materia molto affascianante…

Il mio percorso è stato arduo ma deciso. Ci ho sempre creduto ed ho lottato, non cedendo nè a lusinghe nè a compromessi. L’Accademia di Catania dove oggi, con onore ed un po’ di merito, sono titolare di quattro prestigiose cattedre inerenti tutte alla storia del costume e all’ organizzazione di eventi, era la mia accademia da alunna; i miei colleghi di oggi sono stati i miei professori, ma io lo volevo così fortemente, come quando vuoi che dopo la notte arrivi il giorno, e così fu. Mi laureai con 110 lode e diritto di pubblicazione, conseguii l’abilitazione e nel momento che mi chiesero di scegliere la città dove volevo insegnare io non risposi, ma gridai “Catania!”. Sono una docente amata rispettata e che a sua volta adora gli alunni, considerandoli parte della mia famiglia

Come riesce a coinvolgere i suoi ragazzi dell’Accademia nelle sue iniziative? In quale modo riesce a creare questi fantastici e importanti “sposalizi” ? È complicato?

Coinvolgere i miei ragazzi è facile, naturale, istintivo. Propongo loro quello che ogni insegnante dovrebbe fare: li scaravento fuori dalle mura didattiche con mille eventi, li porto nelle passerelle, diamo vita a mostre e kermesse di moda e costume. Gli creo stimoli veri esuli dai libri o dalle convenzioni, gli parlo con il cuore e li guardò con l’anima, li provoco, li accudisco e INSIEME vinciamo.

Che risposta ha da parte dei giovani? Come li vede? Desiderosi di lottare e di rimanere in Sicilia per cercare di migliorarla o preferiscono allontanarsi per cercare fortuna fuori?

La risposta dei miei allievi è magica, forte, decisa. Io amo la mia terra e chiedo loro di lottare per trovare nella nostra Sicilia il loro futuro. Chiedo loro di innamorarsene, di non lasciare alla sonnolenta noia dell’ ignoranza la nostra amata terra. Si parla tanto di crisi,ma la crisi è determinata da uomini privi di interesse; l’inerzia e l’abbandono ci costringono a fuggire. Io da buon guerriero non mollo: sono abituata a lottare per chi amo e per le cose che amo, credo nei miei " figli", che hanno le mie parole nel cuore. I più forti resistono, combattono e vincono come ho vinto io rimanendo per scelta in Sicilia, culla di popoli e culture che l’ hanno resa una delle aeree culturali e sociali più belle

Li vede così “bamboccioni” i suoi alunni oppure pieni di voglia di fare?

Di " bambocci" ne ho conosciuti pochi. Con me c’è una selezione naturale che implica coraggio, grinta e voglia di fare. I miei alunni si affidano a me, mi danno il privilegio di insegnare loro ciò che detengo nella mia testa e nel mio cuore; in ogni attimo passato insieme sviluppano e fortificano i loro sogni e io li spingo a credere, a provarci e a non arrendersi

Quali le prossime iniziative in cantiere?

Iniziative tante e varie: oltre alla moda e all’ arte io ho il piacere di avere la direzione artistica della Big band L HJO Jazz Orchestra. Amo la musica e mi piace cantare, ma oltre il canto fa capolino qualche interessante proposta teatrale… Magari sarà il caso di non scindere nulla: il canto non preclude la moda e il teatro non nega l’ insegnamento. Amo vivere sfrenatamente, trasversalmente, mi agito tra genio e follia e ringraziandovi per la pazienza avuta nell’ascoltarmi mi reintegro nel mio convulso universo meraviglioso.

Alessandra Leone