Una pochette di seta per i 2750 anni di Siracusa

Saranno 275, in edizione limitata, le pochette da taschino create dal noto brand internazionale “Ortigia Sicilia” per festeggiare i 2750 anni della fondazione di Siracusa e che verranno vendute in Europa nei vari punti vendita del marchio.

Il fazzoletto, in pura seta, misura 45x45cm e rappresenta al centro i gattopardi e le palme, simboli caratteristici di “Ortigia Sicilia” (che fu fondata nel 2006 dalla signora Sue Townsend), mentre nel bordo è presente il simbolo realizzato per commemorare il 2750esimo anniversario di fondazione dello splendido comune siciliano, così ricco di storia, magia e poesia, che era la sede ideale per Platone per il suo Stato ideale, patria di artisti, filosofi e uomini di scienza, dando tra l’altro i natali ad Archimede.

“Ringraziamo la signora Townsend e tutto lo staff della nota azienda, che già da diversi anni promuove con il proprio brand la nostra Ortigia in tutto il mondo, per aver da subito sposato l’idea di realizzare un’edizione limitata dedicata al nostro anniversario di fondazione e in tal modo avviato una collaborazione con Siracusa che spero possa continuare. Ciò contribuirà ulteriormente alla visibilità internazionale della nostra città in un anno particolarmente significativo - ha affermato il vicesindaco e assessore alla cultura di Siracusa Francesco Italia -  grazie anche al contributo del Comitato promotore “Siracusa 2750”, delle Istituzioni e associazioni culturali e sportive, e della accademia Made Design Rosario Gagliardi, che ha donato il logo utilizzato in tutta la comunicazione istituzionale e, per l'occasione, inserito insieme ad un breve testo celebrativo, nel disegno del fazzoletto”. 

Per la signora Townsend, Ortigia “ha qualcosa di speciale nella sua bellezza, la quale è insolita dal resto della Sicilia. La piazza del Duomo, una delle più belle nel mondo dove si può andare la sera per un aperitivo e vedere i bambini che giocano a calcio circondati dallo splendore barocco, con le maestose colonne dei templi greci e i vicoli che alternano palazzi nobiliari e religiosi, pieni di panni stesi… tutto questo contribuisce allo splendore del posto”. Tutto questo è Siracusa; tutto questo è Ortigia; tutto questo è storia e cultura. Ancora buon compleanno Siracusa!

 

Alessandra Leone

 

I sogni son desideri…

Si sa che le donne solitamente hanno una marcia in più e quando desiderano veramente una cosa, non si fermano davanti a niente. È il caso di una piccola grande donna messinese, che grazie alla forza di volontà, alla caparbietà e al genio creativo e imprenditoriale ha realizzato il suo sogno: quello di creare abiti da sposa, facendola sentire una principessa per il suo giorno più bello. L’azienda Amelia Casablanca è oggi una griffe ormai nota nel mondo, consolidata in decenni di impegno costante, in cui le parole d’ordine sono lusso, ricercatezza e stile. Di certo non saranno mancate le difficoltà durante il lungo cammino, soprattutto nella fase iniziale, ma questo fa parte della vita: se ne esce sempre più forti e con maggiore consapevolezza di se stessi, delle proprie capacità e unicità. Nell’intervista Giovanni Palella ci racconta come lui e i suoi fratelli siano cresciuti con una madre così speciale, in un’atmosfera magica e come abbiano deciso di seguire le stesse orme per far crescere l’azienda. Inoltre ci ha parlato ovviamente degli abiti da sposa, che devono rispecchiare la personalità della donna in questione: largo allora a romanticismo, eleganza, sobrietà, semplicità o fantasia, corpetti, bustier, applicazioni floreali o luccicanti cristalli, pregiati tulle, raso, pizzo e tanto altro. Tutto dipende da ciò che si vuole e da ciò che si è. Perché il giorno del matrimonio deve essere speciale. Indimenticabile.

Gentilissimo, sappiamo che la vostra azienda “Amelia Casablanca”, griffe ormai nota in tutti i continenti e tra le più rinomate nell'ambito della moda sposa, è nata grazie alla caparbietà di sua madre, realizzando il suo sogno di bambina. Come la vedevate lei e i suoi fratelli da piccoli?

Con gli occhi dei bambini, meravigliati ancora oggi a dispetto dell’età, della sua freschezza, delle idee e della sua vivacità creativa non comuni. Ancora oggi ci chiediamo se questo sia un privilegio o una responsabilità, ma noi siamo di parte quindi…

Voi fratelli avete sempre pensato di lavorare nell’azienda di famiglia, dando ciascuno il proprio contributo?

Abbiamo sempre pensato che a ogni privilegio corrisponda una responsabilità. Per questo negli anni Giovanni ha affiancato Amelia nella produzione sartoriale, mentre Antonino e Fabio si sono occupati di amministrazione e pubbliche relazioni.

Come nasce un abito da sposa? Cosa c’è dietro queste magiche creazioni?

L’idea, il progetto, che spesso parte da un archetipo che poi diventa prototipo. La ricerca dei materiali di elevatissima qualità e i relativi accostamenti. Vi pare poco?

Da cosa siete ispirati e come consigliate le clienti che vengono a farsi consigliare da voi?

Dal canto nostro cerchiamo di trarre qualche spunto dal nostro “senso psicologico”. Alle clienti è sempre richiesto di rimanere coerenti con il proprio modo di essere, con la propria personalità nel vestire l’abito che corona il sogno della vita di ogni donna. Il resto viene da sé.

Cosa andrà in voga quest’anno? Quali sono le caratteristiche degli abiti del 2017?

Sempre coerenti alle linee che contraddistinguono un abito firmato Amelia Casablanca, anche per il 2017 l’azienda punta sul romanticismo del taglio, impreziosito dall’intramontabile pizzo francese, quest’anno tornato prepotentemente di attualità.

Quanto è complicato creare un brand e farsi strada, partendo dalla Sicilia?

Complicatissimo, ma non impossibile. Purtroppo se c’è l’estro e la fantasia, spesso non ci sono le risorse finanziarie e viceversa. Difficile far coesistere le due caratteristiche. Se questo accade (perché accade!), le affermazioni non tarderanno ad arrivare.

Quali sono i vostri progetti per il futuro ed eventi a cui parteciperete?

Consolidare il nostro posizionamento nel mercato mondiale dell’abito da sposa nel segmento del lusso. Cerchiamo di farlo da qualche decennio, con discreti risultati. Le nostre prossime sfilate saranno Milano e Parigi.

Com’è stata l’esperienza con i ragazzi dell’Accademia di Belle arti di Catania, che quest’anno hanno avuto l’opportunità di tre stage su iniziativa della cattedra di Storia del Costume diretta dalla professoressa Liliana Nigro? stato il primo anno di collaborazione con l’Accademia?

Abbamo trovato un ambiente serio e motivato, con dei ragazzi meravigliosi e con tanta voglia di fare, con grandi prospettive di crescita. La professoressa Liliana Nigro se la conosci ti contagia (E in effetti ce ne siamo resi conto durante l’intervista al nostro giornale.Leggetela su )

Cosa consiglia a chi oggi ha il sogno di creare una propria casa di moda?

Intanto, anche se apparentemente scontato, mai come in questo caso il vecchio adagio popolare consiglia di fare la classica gavetta. È la migliore palestra che rafforza i muscoli e conferisce la giusta tempra. Poi dedizione e tanta voglia di fare. Insomma…. Imparare l’arte!

Alessandra Leone

Un vulcano di idee: Liliana Nigro

Una donna che è un vulcano d’idee, catanese d’adozione e per scelta, creativa, amante della cultura, del suo lavoro, dei suoi ragazzi che difende a spada tratta. Di certo una persona di carattere: questo e molto altro viene in mente quando s’incontra Liliana Nigro, docente di Storia del Costume all’accademia di Belle Arti di Catania, la quale mette amore e passione in tutto ciò che fa. L’abbiamo incontrata alla sedicesima edizione dell’evento “Nessun Dorma”, che come ci ha svelato la prof. Nigro “è una mostra dedita a Sant’ Agata, il mio anelato amore, che mette in luce, tramite gli abiti dei miei ragazzi, la storicità sacra e profana agatina. Il connubio con la nota Maison Casablanca”, continua piena di entusiasmo, “è facilmente spiegabile: Amelia Casablanca e i suoi meravigliosi figli Giovanni, Nino e Fabio hanno subito accolto la mia richiesta di fare da testimonial alla mostra, sostenendo con tre borse di studio in denaro e, cosa ancor più interessante, con tre stage presso il loro atelier, tre dei più meritori artisti, così da unire sartoria e stile ormai riconosciuto nel mondo. Sempre alla ricerca dei ragazzi, tra passato e futuro in nome dalla moda e della cultura”. Secondo voi, cari amici, potevamo farci sfuggire un’intervista alla prof. ssa Nigro? Assolutamente no! Ascoltandola solo per pochi minuti ci ha conquistato e ci ha trasmesso tante emozioni positive.

Gentile Prof.ssa Nigro, titolare della cattedra di Storia del costume presso l’Ente Etneo e vulcanica curatrice di eventi, come e quando nasce la sua passione per rendere più bella la sua Catania?

Non sono catanese. Sono nata a Ragusa, vissuta a Buccheri, ma catanese per scelta. Dai tempi universitari mi innamorai follemente di questa città meravigliosa, della sua e mia Etna, della sua e mia Santuzza e di tutto ciò che gli apparteneva. Sento una similitudine forte, dirompente, a volte fisica senza eguali. Ma a dire il vero non so attribuire una data specifica, anche se lego il tutto quando per la prima volta, circa 20 anni fa, mi trovai in mezzo ai festeggiamenti agatini e, se fino ad allora io e Catania ci piacevamo, lì ci fu il colpo di fulmine, l' amore oltre ogni limite, l' empatia di chi sa di appartenersi e amarsi per sempre. Proprio a Catania decisi di partorire la mia unica figlia, Lorenza, scegliendo così di avere un legame ancora più intenso ed indissolubile. Comprai quindi casa e mi auto nominai “chiu' catanisa dei catanisi”.

Ci racconta qual è stato il suo percorso per arrivare a ricoprire la cattedra di Storia del costume? Deve essere una materia molto affascianante…

Il mio percorso è stato arduo ma deciso. Ci ho sempre creduto ed ho lottato, non cedendo nè a lusinghe nè a compromessi. L’Accademia di Catania dove oggi, con onore ed un po’ di merito, sono titolare di quattro prestigiose cattedre inerenti tutte alla storia del costume e all’ organizzazione di eventi, era la mia accademia da alunna; i miei colleghi di oggi sono stati i miei professori, ma io lo volevo così fortemente, come quando vuoi che dopo la notte arrivi il giorno, e così fu. Mi laureai con 110 lode e diritto di pubblicazione, conseguii l’abilitazione e nel momento che mi chiesero di scegliere la città dove volevo insegnare io non risposi, ma gridai “Catania!”. Sono una docente amata rispettata e che a sua volta adora gli alunni, considerandoli parte della mia famiglia

Come riesce a coinvolgere i suoi ragazzi dell’Accademia nelle sue iniziative? In quale modo riesce a creare questi fantastici e importanti “sposalizi” ? È complicato?

Coinvolgere i miei ragazzi è facile, naturale, istintivo. Propongo loro quello che ogni insegnante dovrebbe fare: li scaravento fuori dalle mura didattiche con mille eventi, li porto nelle passerelle, diamo vita a mostre e kermesse di moda e costume. Gli creo stimoli veri esuli dai libri o dalle convenzioni, gli parlo con il cuore e li guardò con l’anima, li provoco, li accudisco e INSIEME vinciamo.

Che risposta ha da parte dei giovani? Come li vede? Desiderosi di lottare e di rimanere in Sicilia per cercare di migliorarla o preferiscono allontanarsi per cercare fortuna fuori?

La risposta dei miei allievi è magica, forte, decisa. Io amo la mia terra e chiedo loro di lottare per trovare nella nostra Sicilia il loro futuro. Chiedo loro di innamorarsene, di non lasciare alla sonnolenta noia dell’ ignoranza la nostra amata terra. Si parla tanto di crisi,ma la crisi è determinata da uomini privi di interesse; l’inerzia e l’abbandono ci costringono a fuggire. Io da buon guerriero non mollo: sono abituata a lottare per chi amo e per le cose che amo, credo nei miei " figli", che hanno le mie parole nel cuore. I più forti resistono, combattono e vincono come ho vinto io rimanendo per scelta in Sicilia, culla di popoli e culture che l’ hanno resa una delle aeree culturali e sociali più belle

Li vede così “bamboccioni” i suoi alunni oppure pieni di voglia di fare?

Di " bambocci" ne ho conosciuti pochi. Con me c’è una selezione naturale che implica coraggio, grinta e voglia di fare. I miei alunni si affidano a me, mi danno il privilegio di insegnare loro ciò che detengo nella mia testa e nel mio cuore; in ogni attimo passato insieme sviluppano e fortificano i loro sogni e io li spingo a credere, a provarci e a non arrendersi

Quali le prossime iniziative in cantiere?

Iniziative tante e varie: oltre alla moda e all’ arte io ho il piacere di avere la direzione artistica della Big band L HJO Jazz Orchestra. Amo la musica e mi piace cantare, ma oltre il canto fa capolino qualche interessante proposta teatrale… Magari sarà il caso di non scindere nulla: il canto non preclude la moda e il teatro non nega l’ insegnamento. Amo vivere sfrenatamente, trasversalmente, mi agito tra genio e follia e ringraziandovi per la pazienza avuta nell’ascoltarmi mi reintegro nel mio convulso universo meraviglioso.

Alessandra Leone